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Fiabe 11 ottobre 2012 · lettura 3 min · 1253 letture

La primavera del botticelli

Vincenzo Adragna 7 poesie pubblicate
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Flora tu sei l’immagine, l’incarnazione stessa della stagione aulica la primavera in festa danzi tu mentre semini nel ninfeo fior - giardino dove la stessa Venere ne esercita il dominio. Flutta la veste candida dai mille fior tatuata Flora tu sei rinascita sorgente immacolata il capo ei fiori adornano quei fiori da giardino dove Cupido esercita l’amore più dolce e fino. Figlia sei tu di Cloris ninfa delle sorgente che il senno fece perdere Zefiro dio dei venti questi brutale e discolo gonfiandosi le gote soffia gli arbusti e rampici cercando quella foce. Cerca lei invano a eludere l’estro suo spasimante ma dopo cede al fascino di quell’estroso amante poi dall’amplesso viscido del vento della sera la primavera germina sensuale e più serena Veglia e dirige Venere al centro della scena quasi a voler nascondere la sua beltà suprema sotto la bianca tunica e il drappo rosso intanto cela e nasconde agli uomini le forme del suo incanto, certo ch’io lo confesso tal veste a lei è inusuale lei che ha ammaliato gli uomini col corpo suo immortale. Mentre Cupido discolo gioca tendendo l’arco volando sopra Venere sua madre al dolce incanto. Giochi di danza e viole corpi sinuosi al vero tre donne astrali danzano beltà d’amor sincero danza sensuale e mistica trascende all’armonia dei fiori più molteplici di quella verde via. Tàlia, Aglaià ed Euflòsine le grazie al dolce canto alzan le mani e incrociano a sé le dita intanto. Musica dolce metrica la primavera in fiore la grazie a sé raggiungono la luce ed il colore. Un po’ distratto ai margini il dio dei ladri intanto gioca a cacciar le nuvole col caduceo strumento quasi che si trovasse fuori da un tempo e luogo incerto lui e ha raggiungere le grazie al dolce moto. Ermes Mercurio libero d’Olimpo messaggero fa che la luce filtri su quel giardino nero poiché le ombre filtrano sotto quegli aranceti la luce poi imprigionano e in essa i giorni lieti. Nel bosco sacro a Venere, sotto quegli aranceti dove la luce filtra tra i rami un po’ incoscesi nove figure danzano su un prato che riflette il movimento aulico delle figure eccelse. Gioia e letizia portano le sacre Grazie al canto Flora fiorisce gli animi di cuori spenti al canto mentre risorge Venere nel nostro cuore spento poiché per noi il domani non ha più il firmamento
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L'autore
Vincenzo Adragna

Appassionato della storia locale del suo paese soprattutto delle figura della bellissima Laide e di Laura Lanza baronessa di Carini, Vincenzo Adragna, nasce a Carini il 10 Aprile 1965, diplomato in Ragioneria esercita però la professione di Operatore Socio Sanitario, sia in Veneto dove aveva lavorato per quasi 8 anni c

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