Il Matto e le Plumerie
Lento cammina il matto:
consuma in volti antichi
il suo ciglio ammaliato
che cinge allucinato
ostentamente.
La carta si fa parlare
sul tavolo
levigato dalla polvere:
nulla avrà conseguenza,
spensierata non amerà
la turpe penna
che giace disarmonica
nel buio della sua teca.
Scemo,
ballonzola il capo
sogghignando mostra
i rilevanti dentoni
mentre acerbe note
di musica classica
invadono la quiete
arcaica dell'incubo.
Mentre belle plumerie
invadono il tutto
con deliziose note floreali
fruttate e fragranti
aromi pungenti
amabili e penetranti
rinnovano la gioia dell'essere
il tartaro della dannazione totale
disordina ogni equilibrio
dove il cardine della menzogna
crea un'ansia patogena
Lento cammina il matto:
consuma in volti antichi
il suo ciglio ammaliato
che cinge allucinato
ostentamente.
Talora attribuiamo
effimere considerazioni
a pentimenti insistenti
cosicché il matto
disattento della sua malattia
prese il vecchio coltello dalla madia
e pose fine all'inventario
delle sue lacune
mentre rideva sgraziosamente
sistemava il colletto della camicia
e la luce all'angolo bramava verità
e le note classiche tintinnavano lealtà
e le plumerie spruzzavano olezzi agrumati
e il silenzio osservava elementi neutri
Lento cammina il matto:
consuma in volti antichi
il suo ciglio ammaliato
che cinge allucinato
ostentamente.
©
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L'autore
Giorgio Cazzante
Nel vostro mondo non esisto. Vago nell'eternità di un abisso, il nulla: un abisso utopico dove questa vita è frutto della vostra immaginazione, dove i vostri sogni sono i miei incubi. Riscattato da piccoli miracoli di follia, vivo tra i vostri pensieri, come una ossessionante allucinazione.
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