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Le 73854 poesie pubblicate dagli autori del Club Scrivere
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Ma io ti amo ancora
e questo silenzio
che dura da secoli
fa tremare la luce
lungo le strade
e le stelle nel cielo
anche di sera
quando il sole muore.
Ma io ti penso ancora
mentre dormo
e la notte soffre
la nostalgia delle lune
e se
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Tu mi aspetti al crepuscolo
ma io non ho ali
ho solo due occhi e tre tarli
per assecondare i colori del suono.
Tu mi dici di ascoltare
la melodia delle nuvole
ed io accovacciato alla luna
sento soltanto il rimbombo di Dio.
Tu che mi colpisci
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 | Rumoreggiante fiume in piena
limita la ragione...
straripante di parole
impedisce di pensare
conoscere
ribellarsi alle visioni
che impregnano la mente.
Pesante da lassù
a monte...
scorre a coprire i miei indugi
un vecchio sogno
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| Cammino sopra
un tappeto di stelle,
veleggio nell’assoluto
sferzato dal vento,
sopra un cielo ricamato
di nuvole.
Si
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| Verso l’oscurire
due volte erta
l’imminente notte
frammenta volontà e coscienza.
Ma ho pennello e
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| Quel canto del gallo nel mattino
e l’acqua quasi gelida del catino
poi l’uovo sbattuto col marsala
un canestro una fetta di torta
e un panino il giardino delle
suore l’asilo una bella compagnia
lì d’uva americana un pergolato
e la zuppa o la
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 | Sbarrai le porte alla morte
e sbriciolai la vita.
Il baricentro si spostò
e sbagliai la via
senza nessun permesso.
Incomparabili frammenti
scorollati dal livore
e legati alle paure,
mi dissero amore e cedetti,
fu redenzione e giorno dopo
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| parole lacere
su brandelli di un tempo andato
tempeste che vestono nudo un silenzio
il cuore chiama nel vento
e nessuno che
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| L’amore è quel fiocco che mai
dovremmo avere il pensiero di sciogliere
sarebbe come rinnegarlo
seppur ci abbia fatto tremare
con quei suoi battiti
che il cuore ancora oggi ricorda
un vero tormento quando
facciamo di tutto
onde riportarlo in
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Non fu solo quel peccato
del "raccolto della mela"
in quell’albero dannato
Eva vide quel che c’era:
un serpente preparato
più potente del Signore...
ma quel dì fu castigato
ogn’umano al dolore.
Anche l’era più moderna
si propone
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In quel transiente d’uragani pregno
gioco e perdo.
Sedimenti e salnitri spazzati.
Pur colgo degli attimi
respiri e spiri.
Per torpori
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Tu mi parli ancora
dalle ombre
che scendono lente
sui miei occhi stanchi
Tu mi senti ancora
dove la terra fredda
ha lasciato un seme
nero come la notte
e niente può cambiare
niente può crescere
in questo gelo
che chiamo amore
Tu muori
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Non so che altro dire o cosa fare
con questa compromessa situazione
che rende uccello alato il dio caprone
appena lo incontriamo sull’altare
di questa storia stramba da narrare
con la voce del vento e del campione
nel calcolar la giusta
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I si che ho detto
li archivio come fantasie.
Sono un buio stellato
acceso da silenzi
un volo di rondini
fuori rotta, in cui
l’illusione d’abbondanza
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A mani tese e cuore aperto,
come reliquie andammo ad
osannar ed innalzar stemmi e valori.
Ad unir vita un percorso
di sorrisi ed anime cordiali ma,
ci perdemmo fra steppe incolte e
boscaglie divergenti,
codarde incongruenze e
petali caduti a
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Sguardo
taglio d’avorio
sentore di zagara
e bocca che mi esplode
di fichi e melagrana,
e ammaestri
il sorriso.
e liete impertinenze
di una lingua che scalda.
Potresti
cedere alle lusinghe
alla fiera protervia
di un sedere
e tenue
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Sempre più impellente quel bisogno di certezze
il vero senso della vita che sovente scappa di mano
non è un chiedere tanto
ma soltanto quel che basta onde vivere in santa pace
senza pensieri che talvolta diventano autentico dramma
cercare di
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Sorge l’antica Lupiae tra due mari
con chiese e con palazzi senza pari,
nel bel Salento orgoglio e patrimonio
tra l’adriatico mare e quello ionio.
Magnifico vestito ha il suo barocco
di fregi variopinti inghirlandato,
con merletti dal
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Una volta anch’io
ti ho regalato
delle rose rosse
scure come il cielo
di sera quando
il tramonto sa già
che la tenebra
sarà lunga e densa
come i nostri baci
dati per amore
e anche per tremare
il cuore nel buio.
Una volta anch’io
ho
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E se ti agiti
affoghi
Melma limacciosa
t’affonda
al tuo voler passare il guado
Lucido la mente
e con arguta dolcezza muovo l’ andare
Giunta oltre
mi liscio
mi strizzo mi ripulisco ciò che rimane d’un anima bucata
ma sterile ancora d’ infime
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La Rosa si sfogliò ed il vento sui petali soffiò,
con lievezza li sfiorò ed il volo ne impartì.
Eran petali color rosa,
ammaliante fragranza profumata.
Non sapemmo ove caddero quei petali,
ma, nella brughiera volteggiarono,
ed il vento inseguendoli
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Seducente come l’incavo
fra due parole non dette.
Allora scarto l’indice
avviluppato al fondo
dell’ordinato e
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Me li ricordo seppure sian passati circa
settantanni quei giovani di quel tempo
eran Giacosa Marc’Aurelio Pietro Crespi
quelle vie di periferia di Milano guidava
uno delle San Carlo patatine il camioncino
il secondo biondiccio il triciclo giallo
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Che peccato non poter condividere tutto quanto
bello o brutto che sia lascia sempre amaro in bocca
il sole che risplende la luna che illumina
vero magico bouquet ove eclissarsi
estirpando emozioni
aiutano ad allontanare quegli sgambetti
che la
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Cielo.
Lo guardi.
Lo preghi.
Ti giri verso il mare.
Ascolti la luna
poi raccogli vento.
Silenzi.
Racconti il tempo.
Scruti l’Eterno.
Piangi.
Ti giri
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Con martirio e sofferenza...
con furore e con violenza...
disgraziata penitenza
sottomessa alla degenza
d’un supplizio scellerato...
nel castigo e nel tormento
sventurato e sciagurato...
travagliato patimento
zeppo d’una dannazione
d’abominio
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 | Cosi
fini con il mettere le ultime carte dentro la borsa.
Aveva compreso le rime alla libertà.
Pochi impensabili gesti
di chi cammina oltre il sentiero.
Felice di darsi un colore
dopo.
E’ poi che vedi il ricamo.
Vide.
Era la strada dei
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| Domande
su domande.
Giorni angusti
di vetro e di sale.
Ripensamenti.
Giochi di luce
e nero di pece.
Camminano gli occhi.
Solo.
Parla il silenzio.
Circospetto.
Fuori piove
dentro c’è la neve.
L’orrido freddo
disegna
la necessità
di volare.
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Dentro bagni chimici
l’hanno violentata
tenerissima età
a terra martoriata!
Nei cimiteri dormito
sentendosi più al sicuro
bimbi d’un campo incenerito
profughi dal cielo oscuro.
Senz’acqua e igiene
"Moria" campo infernale
liberi schiavi scevre
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Non avevo voglia
di salire le scale
e di sentirti piangere
come quando
Facevamo l’amore
e tu versavi lacrime
di un colore scuro
come il cielo d’inverno
Non potevo sentire
i tuoi silenzi nascere
nel buio di una stanza
e poi andarmene
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Io con lo sguardo perso
in quell’azzurro,
attendo l’alba
tra il fruscio
di foglie trepidanti,
scosse dal vento
dell’ultima grandine.
Oscura la notte
appena trascorsa,
tra pensieri scoscesi e sbilenchi.
Non attende più il mio ritorno,
l’antica
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73854 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 14041 al n° 14070.
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