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Le 89348 poesie dei soci sostenitori |
Scrosci di pioggia cadono
sullo specchio del lago.
Violenti.
Insistenti.
Con il loro ritmo
creano un’armonia di suoni:
gli strumenti, il maestro,
al mio guardare, sono assenti.
Non alla mia mente.
Gli occhi fissi sull’altra sponda,
seguono i
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 | L’aria esplode d’uva d’ori raggiata
profumi incastrano menti serate di rosso
sinfonie di silenzi d’occhi dove sei
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| Cammina su rive ancora da scoprire
tra i riflessi di uno specchio in frantumi
che oggi cerca un disegno più limpido.
L’anima in viaggio è un gergo nuovo
imparato a mezza voce
una valigia di fumo e di promesse
pronta sulla banchina
di un tempo che
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| Dimmi del perché
io ora, sia qui
che ci faccio qui
raccontami il perché
non me ne dovrei
fare una ragione
Come può essere
importante per me
se nemmeno so
il perché son qui,
dimmi ora se puoi
fammi capire il perché
Amavo l’orizzonte
o
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Isola
sospesa nell’oceano
Distesa
su friabile renoso
Aspira
in ancestrale mare
la radiosa solitude
Letizia
spersa nell’alveo dello spirito
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Nel ventre della notte la paura
striscia silente come un’ombra cieca,
ha mani fredde e voce senza cura,
ti sfiora l’anima e mai si spezza.
È un lupo antico chiuso nella pelle,
che ulula dentro al buio dei pensieri
e spegne a poco a poco le
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Visioni d’estate
nel labirinto d’alghe
asfissianti
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Ricordi?
Mano, nella mano
camminavamo insieme su quel sentiero
che portava al vecchio casolare.
Il cielo ci vestiva d’azzurro
un azzurro così intenso da sembrare dipinto
con essenza di fiordalisi.
Sdrucciolavano i sassi al nostro passaggio
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Sentimenti lontani privi d’intensità, in ricordi di
sciatti dolori privi di vanità. Anima persa attende
d’esser ritrovata in luce nascosta ed agognata .
Anima che vuol volare per carpire attimi lontani
ormai andati in aura d’ energia pura,
veste
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Non cercarmi nelle boccette di profumo
delle signore di città
o nei palazzi dei baroni
dove il tempo marcisce
nel lusso e nell’oro.
La mia ricchezza è un’altra fiamma
un sorso di filu ‘e ferru
tenuto in fondo alla gola
un amuleto di pietra
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Nel giardino dei giullari
si gioca e si danza
tra fiori e umori
Algida è l’anima
che sa ridere e gioire
unico scoglio per non impazzire
E’ il loro intelletto
a renderli veri
è il loro inconscio
a renderli seri
E l’espressione quella vera
rimane
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Notte che vieni notte che vai
tu che combatti col niente e col mai
prova a impuntare il mio tempo sdrucito
sopra il suo taglio dai mettici un dito.
Notte silente notte pastura
prendi e addolciscimi questa avventura
che con la vita continua a
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Inutile inseguire terre estranee,
tra fumi d’oro o rotte di smeraldo;
le voci sono vene, sono liane,
che stringono nel petto un nodo caldo.
Non serve un verso fragile e rotondo
che vesta il mondo di seta e di miele;
il canto vero scava nel
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Cade la memoria
su sentieri ocra
del pensiero.
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Un vecchio sogna lontano
prima della sua soglia.
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Foglie vuote
scricchiolano sotto i passi
del vissuto.
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E nel suo silenzio
la sera si dissolve
come cenere.
.
TANKAKNAT III -
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Fingo di non sapere
che il prezzo
di queste ombre
potrebbe essere il cielo
o il sorriso
sacrificato per sempre
a un’altra luna
coperta da un velo
troppo nero per la luce.
Temo di non sentire
le carezze scorrere
perché la pelle
è vecchia
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Cuore in fermento
agita a fiamma i suoi antri,
si scuote e salta
e nel petto si ribalta.
Cuor che per amor
vive tormento,
cuore penante
che dentro si ripiega
e si strugge,
lontano lo sguardo fissa
e senza posa scruta
e la via
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Sono girasole ancorato nel vento
col collo teso a strappare la luce
anche quando il buio
trasforma in velo
l’oro del mio intento.
Sono l’aspro calice della carne
che regge la vampa dell’arsura
so che ogni ferina cura
muta il sangue in linfa
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È bastato un attimo
in cui tutto è cambiato
e ora piove su di noi,
la grigia nuvola ha coperto
l’azzurro del cielo, e su di noi
il buio ha gettato la sua gelida ombra
Eppure poco fa faceva caldo
e il sole dall’alto ci sorrideva,
invece piove,
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Non scavare la terra dei vicini
per cercare l’oro che ti preme il petto.
Spesso mendichiamo briciole di luce
alle finestre altrui,
mentre un incendio muto
divora le stanze del nostro abbandono.
La poesia non è un ricamo di seta,
un inchino
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Lacrime mute
di riflessi urbani
in vetrine di sguardi
metalliche apparizioni
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Quando sfiorito amor
dalle tue braccia fugge,
non lo rincorrer più d’un passo.
Amor che infinito ama,
libertà sapiente dona
e nell’amar profondo,
amor perdona.
Dal tuo petto lungi,
vari responsi colui inseguirà
nell’arduo
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Che febbrile prigione hai fabbricato
creatura ferita e senza amore
che guardi il mondo splendere fatato
e ne ricevi solo una ferita al cuore?
Tu sogni la corona di un vicario
l’oro che brilla sulla pelle altrui
ma resti come un bimbo
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Non serve andare al largo tra le sponde
cercando un verso che l’anima ristori,
se il canto già tra i muscoli si nasconde
e scava solchi ai nostri vecchi errori.
Le frasi ornate, fatte di velluto,
sono soltanto maschere di gesso;
la rima
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Il sole aumenta
il gorgheggiare delle cicale
Sorseggia l’aria
la brezza del mattino
Nuvola nella nuvola
a disegnare ignara
un tempo scandito
da luce e buio!
La fine
non sempre appare
Ricordi
nella fugacità di una foglia
Non cade a
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Ho scavato di pietra
radici profonde d’anima
nel fango sordido
di
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 | Non ho mai amato questa stanza,
questa vita stretta che indosso,
una gabbia di sbarre e distanza
in cui sono chiuso e da cui fuggir non posso.
Tu sei lì fuori, specchio del mio inverno,
e soffri nel vedermi prigioniero.
Il tuo dolore si unisce al
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Nera la notte scese sulla terra,
senza rumore, come pelle che sfiora,
venne da lui dal fondo delle ombre
con una luna nascosta nel cuore.
Donna- Notte, regina del silenzio,
disse all’uomo: «È giunto il tuo momento.
Lascia la strada, lascia il tuo
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Preziosa fontanina che emani frescura
lungo la strada sei genuina avventura,
dei tuoi zampilli dall’arsura ognun si disseta,
pregiato è il tuo liquor più della seta.
Limpida sgorga la tua acqua pura,
la tua goccia rompe la roccia più dura.
In te
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I tagli delle persiane roventi nelle ore tarde del mattino, accendono la tua schiena nuda, distesa
dopo l’amore
L’odore del tabacco penetra tra le lenzuola
Mi tieni sul petto e non ho vergogna
nessuna
Chiaro il tuo dire, oppioide il tuo sorriso
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E chesta porta nun me da’ curaggio
e resta chiusa ‘nfaccia a chiocca e core
ca sbatte forte e fa tantu rummore
speranno ca s’arape nu passaggio.
E chesta porta sape sulo ‘e freva
‘e uocchie annascunnute aret’ ’o muro
e tu ca nun me pienze e nun me
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In questa pagina dal n° 511 al n° 540.
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