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Riflessioni
Le 53825 poesie pubblicate sull'argomento 'Riflessioni' Poesie di riflessione |
 | Respiri agli argini del cuore.
E’ stata la strada il tuo sentire .
E tra le infinite emozioni
cantavi le note di attese serene.
Note di nuove danze.
Luna che splendi sui giorni a venire
muovi il tuo dolce sussurro
la lenta cadenza del brano
che
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 | Foglie gialle,
foglie rosse,
autunno sul viale
di una pagina
memore di una lingua
a volte solitaria;
eri tu a
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 | Risento il ruscello
scorrere timido
e a sfogliare il mio ieri
mi perdo.
Sembra sporgersi al cielo
il suo
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 | Nient’altro che la vita
quella che scorre
come un fiume in piena
o un vulcano in eruzione.
Quel parlare
coincitato e fermo. Quel pensiero
ombra della coscienza
di quel fuggire e
poi tornare; perché c’è lo spazio
per il fare. Quei bimbi che
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| è lì
nel buio dell’esistenza
nella appartata desolazione
che disperazioni diverse,
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Lesto nel confine del cielo ora volteggio
e nell’equilibrio suo vo’ a canzonar con motteggio
quel limite ch’è filo a tendere quest’orizzonte
finanche a percepirne il termine suo, a me di fronte.
Confuso nell’indeciso cammino, pian pianino
adagio
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Intrisa di latte e zucchero
è la sua cintura, forte come pietra
calcarea e morbida come alghe
del mar. Nei viottoli
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Ecco, riconosco in me
l’odisseo richiamo.
Prende vigore dallo spirare di venti gagliardi,
dalla spinta verso quel mare da navigare,
dalla voglia di issare la mia bianca vela
e lasciarmi andare verso ignote acque,
come straniera in viaggio
in un
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Magari è solo un’ancora di pace
insonne protensione al circolare
gravida notte spesa nel vivace
lenito àmbito, mai
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 | Cavallo d’acciaio ed uccello di fuoco
nei film che vedevo degli indiani
con l’uomo al galoppo, nel ventre
o in volo tra le nub nel cielo distante
cocuzzoli e marosi valicando.
Ma un fischio od un rombo assordante
è il suono nel muover
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 | Sta in aria di miceli
settica lontananza
di entelechia sgranata
-e non sgomento-
per occhi penzolanti
dov’è la noia che
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Tedio, il brusio di attimi...
rami sconsolati aridi
di foglie cariche d’autunno
coprono le orme dei miei solinghi passi...
Il sole ahimè fiacco, roridi i raggi
a salir per ripidi solstizi di albe chiare
si quieta al capezzale di nembosi
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Il tempo svanisce,
forte invisibile e intatto
con lo stesso abito illude,
ma lui,
unico giudice,
non cambia sentenza.
Sali sul carro
che non sai dove porti,
la stella che segui
concede gioia e dolori
sarà vicino notte su notte
con la
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Riparto da qui
con le nuvole sul bordo
di una stanza
e il cielo che mi inganna
Ricomincio dalle ombre
dalla fioca luce
che le finestre imprigionano
fra una parola e l’altra
Il silenzio
è l’amico che non ho avuto
e conosce bene
le mie rune
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Mi è amico il ramarro, fedele
nell’ozio di sole
sul greppo, che inquieto si torce
a bugna di calce
in cumulo a nervi
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Un dolore sordo che pervade le membra
piccoli sussulti di un respiro defraudato dall’aria.
Come la neve, arriva a ricoprire tutto, anche il tuo cuore.
Non aspettar che fugga, non t’aspettar che scappi
nel tuo sconforto ha messo radici
prigioniero di
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Tornano versi lontani a te dedicati
come antiche serenate
non più cantate.
E ricordo la campagna
inondata dal sole
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Dopo le fatiche di un giorno
mentre a casa ero di ritorno
incontrai un uomo alquanto strano
camminare solo e respirare
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Luoghi impregnati d’amore e di pianto.
Borghi, paesi, città arsi dal sole,
sotto un profondo cielo di cristallo.
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Me ne sto appoggiato
dietro i vetri appannati
di questa finestra
mentre fuori m’accoglie
nello sguardo che fugge
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Nasce una pausa
tra la vita e la sua essenza
stillate pulsioni
o del crepuscolo
i colori
degli occhi ...
profumo d’inverno
nasce un suono
tra un respiro e il suo canto
dono
risvegliato al candore di uno sguardo
o dell’aurora
la fragranza in
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Ancor qualche sasso quarzeo
non più bianco dalla patina
del tempo come ingiallito
memoria di fatiche dure
antiche i sassaioli miei
a rubar pesanti prede lucenti
al fiume e pur lì nella lanca
sfasciato morto un marcio
legno che un tempo forte
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Sognando
incorruttibilità
di mondi
m’attraversa
risata sinistra
sibillina
e sottile,
nel contempo
atroce.
Mi
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Se solo avesse piovuto
avrei potuto dire la mia
e tendere il veleno
delle ultime parole tetre
Oltre le finestre chiuse
quando fuori il vento
soffiava ancora promesse
e qualche gesto funereo
Io non ti guardavo mai
quando coglievi una ad
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Succede che l’autunno mi sorprenda
innamorato del suo canto mesto,
della sera che bussa al cielo presto,
e della notte, madre di leggenda.
Vorrei poter usare i suoi colori,
delle mattine roride e fumanti,
e farne meraviglie per gli amanti
risorti
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Avranno le nostre mani
di che lavorare
di che toccare?
Avranno i nostri occhi
di che guardare
per gioire, sorridere
o per soffrire?
Avranno le parole
la forza per farsi
sentire, per farsi
comprendere, per farsi
capire?
Avranno i nostri
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sostanza
sei di luce e di sangue
le cellule cambiano di continuo e
non sei più lo stesso di prima
-com’ è ogni ciclo in natura
ma eco
insopprimibile in te
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L’origine del desiderio sessuale è una forma distratta
di un altro ben più importante desiderio che c’è in noi
cioè quello di unirsi interiormente a qualcuno
di spezzare la solitudine che siamo
il sesso è breve in confronto al piacere di sentirsi
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Si leva il vento cadon le foglie
a terra come corpi morti poi più
forte di nuovo s’alza il vento
e quelle morte qual vive
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Cosa cambia col tempo?
I solchi segnano il volto
la forma degli occhi,
avrai le mani
un po’ tremolanti
i capelli di un diverso colore...
Lo sguardo
è libro antico
che il tempo ha sgualcito
con pagine ormai usurate.
L’unica cosa
che
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53825 poesie pubblicate sull'argomento Riflessioni.
In questa pagina dal n° 5821 al n° 5850.
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