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♦ omissam ♦ Pierfrancesco Roberti | |
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Luglio 2026 |
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Le 23881 poesie in esclusiva dell'argomento "Impressioni"
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Non avevi colori
a sussurrare primavere
ma il corso dei venti
imprigionati tra le radici antiche
Il volo lento
sull'andare d'un tramonto,
passaggio di pochi mesi brevi
abbandonati alle valli
Non più gelo a celare
i rami spogli
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Trema la voce,
attende tra le stanze.
Silenzio nasce
tra i rami ghiacciati
sfiorati dalla neve.
Brucia il dubbio;
faville maledette
bucano il cielo.
Sfioriscono le stelle
nello sguardo velato.
Mentre nevica,
ricade il sipario.
Ombre
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 | Profondo vedo s’affaccia
anima imperscrutabile d’apparenze.
D’infinito amare, cattura,
l’intenso del blu, dominante,
pensieri e di me.
Ed eccomi, audace, a reinventarmi,
nell’attimi c’affiorano d’eloquenza.
Abissi immensi s’aprono,
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mento discordie
se è solo pioggia nera
di strade vuote (D)
Io sono il Re delle strade vuote,
la pioggia che scivola lentamente
sulla terra in cerca di un silenzio,
il buio dell'alba lieve come il mare
Io sono i passi del mattino
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La voce lancia i giusti segni
sulla platea che canta
la sua felicità
Le mani sorridenti
battono da sole
Senza la spinta del rito
Le parole non hanno più
l’abito d’occasione
Sono semplici gesti
di buona volontà
Nell’aria
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La stanza
ha pavimenti di marmo nero
affama – oro, rosso antico opaco
non più d’una brocca;
dalla bocca ebbene non ha fiato
non hanno fiato gli scuri
i lumi spenti
le tende tirate sino a terra
il baldacchino in vele avorio;
sulla
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Sfuggi
non parli
è passato così poco tempo.
Cerchi luce
respiro dentro te
c'è dolore
sei già sola.
Cerchi invano sorrisi
al tepore del sole
a lenire sofferenze
crisi che stremano l'anima tua.
Nelle tue mani
trovi
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il nero inverno
tesse nuvole scure
sulle morte albe (D)
Sei tornato per odiare il mondo
o forse per segnare il lembo delle sere
con il vento che ferisce e che divide
le ombre dalle loro promesse antiche
Solo un nero fiato pieno di
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Camminavo, vicino al soffice mare,
il mattino uniforme nell’aria
adagiava le sue spume d’argento,
il petto mormorava di brezza.
Poi, all’improvviso, lo sguardo,
in un cristallo di sale marino
saltava sulle turgide labbra
con le molle preziose del
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Osservo burattinai
manovrare i fili del male
per l'altrui essere turbare,
cuori e menti deturpare,
luce e respiro soffocare,
anime estirpare,
vedo così ombre camminare e sostare.
Arguisco quanto sia facile
l'inclinazione al
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 | Danza la pioggia nel vento
sembra proprio impazzita.
Tuoni e fulmini fanno rumore
come musica entrano in testa.
Stride il cuore stasera
che la luna non c'è,
qualche ora di viaggio
puoi trovarla di la,
fatti solo coraggio
può
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| E' il piede che commuove
-infantile-
sulla veste del marmo.
E' il corpo piccolo
da parer tornare
sul volto di lei
ammalato di rassegnazione.
E sono le caviglie
a sembrare troppo sottili
dentro le braccia
sui vestiti morbidi seccati al
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 | Braci faville,
tra cenere di spine e croci,
risvegliano il tempo caliginoso,
preda dell'innegabile plumbeo,
dell'alba addormentata nell'illune.
Lame di barbagli,
bisbigli di lucori disordinati,
sulla soglia dell'anima,
infrangono il
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 | Genova la tua bocca
è uno specchio grigio
che inghiotte, in gola vorace
ogni sussulto di marea.
La vedi dal mare, distesa
sperse case accatastate come legna
una sopra l'altra, sparse.
Genova difesa da densi muri
noncurante, senza
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 | I giorni si succedono ai giorni
senza tregua
la vita incalza il destino
che aspetta
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 | salvame salvame
salvame mio amor
dalla cupidigia che incombe
sull'animo mio
regresso alla luce
che mi colpì
nei lidi di marzo
funestati
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Si compone l'alba
nell'avvampare del cielo
lungo banchine desolate.
Un refolo randagio
dissemina promesse d'incanto
affidategli da terre lontane.
Al largo le ancore
artigliano la fortuna
sbarazzandosi d'infinite scie di
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Tetti scarlatti... Azzurro il cielo!
Dai logori camini, qua e là, rotoli di fumo.
Di fronte, nell'oro dei gigli appesi a un balcone,
un viso di bimbo: mi guarda...
Usci socchiusi intorno... un'ombra ogni tanto;
ogni poco, nel silenzio,
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Esistono più dei, secondo me,
e quelli che parlarono ai profeti
di religioni sono i più indiscreti,
che siano essi Dio, Allah, Jahvé
(pretendono che solo una persona
propaghi poi quel credo ai confratelli,
minacciano i castighi e gli
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cencioso infinito
sputo d'un ombra
pietà di silenzi
purissimo sudario
bevuto d'una carne
flagellata di dolore
tragedia impotente
impazzita
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 | Tiri alla fune di sorrisi,
sgarbugliati da smorfie,
corrugano frammenti d'amore.
Brindisi in fluite di arcobaleno,
poggiano scaduti
sul vassoio di buio stallo.
Buco nero granitico
il cuore,
e nello stomaco dell'anima,
una emulsione
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 | Inconsueto il nostro ritrovarsi
Fa cazzotti
In faccia ad ogni ragione
Mi stringo fra le braccia
Le palpebre chiuse
Lo scuro m'ospita
Mentre lo spirito
Sarcastico
Non è attento
Il fato d'essere consumato
Frantuma le nostre
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Smuove il pensiero
Le acque chete
Del mio quiete vivere
Invade il mio spazio
-E gira, come una trottola-
S’intrufola nel solito rancio quotidiano
Si discosta altezzosamente
Dal senso irreale del tempo a mezz'aria
-L’Anima è
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 | chiedo il silenzio
nella purezza di essere libera
nelle vesti bianche
leggiadre come note musicali
che volano dall'ombra della luce
alla solarità di empie emozioni
candore nel porti davanti all'amore
come agnelli al macello
cantando le
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Rumori e ricordi che ascolti
si mescolan dentro la sera,
un treno che fischia sommesso
il pianto ed il canto del mare
che urge alla riva che fonde,
un sasso che rotola a valle
caduto ai piedi del monte.
V’è un murmure lieve di
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Prodromi
d'una solenne perfidia
mi colgono con aria di sfida
m'inseguono tenaci
dipanando la sorte
per vie contorte
Si disperde
il mio presente
in combinazioni confuse
sfumature distanti
e note stridenti
suonate dal vento
Oltre dubbi e
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Il frastuono di parole
senza melodia
il vento debole
che accarezza la sera
l’indefinito senso
che avvolge i pensieri
la mano che tocca
il freddo abbraccio di un sorriso
l’orizzonte che spiana se stesso
all’incedere di uno sguardo
le
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 | Aghi di pino bagnati sulla via
e uccelli all'orizzonte,
un vago odore
di mimose nell'aria.
Leggera è l'ombra nel paese
di piccole case, terso quel cielo.
Il sole dipinge la terra,
la chiesa, i monti e la torre
e sale la luce tenue
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 | Oltre la materia,
Il suono convesso
disarciona ragione
e benevolenza
Ruggisce anime estinte,
ombre in corde tese recise
Dall'urlo infinito dissimulato,
steli genuflessi in movimento
e dell'universo, l'impostura
Mentre,
Il mondo noto
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| EnzoL |
13/03/2013 19:19 | 2019 |
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 | Mi tengo nel corpo del tempo
appena dentro al miracolo d'esserci nel follemondo
e la tengo bruciata sulla lingua la parola
quella fiamma tra i denti
denti affilati
che mordono tutto
infilano le derive
questa manìa di scriversi nei
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| Il treno scorre
come il tempo, scorre
non teme
l’uomo – fugge e resta – buca
chiese
cattedrali di santi, dai tanti nomi.
La sposa prega, prega la sposa.
Il campanile – un pugno alzato.
Stupra, questa ferraglia che geme
la montagna
il
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23881 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 12151 al n° 12180.
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