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Le 38038 poesie in esclusiva dell'argomento "Riflessioni"
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Oggi
guardo il mio corpo
di come ero
tra foto e ricordi
e... penso.
Negli occhi, un'altra vita
ferite sulla pelle
ferite sul cuore
restano.
Insieme a lacrime
a perché che trafiggono l'anima
Ma il pensiero cammina
io, continuo a
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Fu l'aurora delle notti polari
a dedicarmi il canto
che disegnò il sorriso
sul mio volto.
Fu quel risveglio lucente
il principio della vita
per ogni creatura
figlia di una pallida luna.
In quegli abbagli intensi
ogni pena brucia
e ogni
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lo sento sempre nella pelle
il cambiamento
arriva all'improvviso,
in pochi attimi tutto cambia
m'assale la malinconia
i pensieri si fanno strani
e rannicchiata all'angolo
aspetto
sento il peso dei miei anni
stritolarmi il cuore
la
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 | Primo ed ultimo.
Previa complice aritmia,
d'un rossore nell'intimo
che vernicia di presenza,
ogni scorcio di sussulto invisibile.
Primo ed ultimo.
L'intaglio in una rosa di sale,
di miele liquido,
amalgama l'esibizione,
della tua
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Sei come una lacrima
di pioggia
che nel mar fra calme onde
cade e scompare
laddove tutto nel buio si confonde
invisibile...
Sei come una goccia
di brina
che si asciuga al crescer
della mattina
e nel calor del sole
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- Le tombe dei vivi e le tombe dei morti -
Forse, in un sentiero fragile
si disperde e trama
giorno, che mai vissuto
sole, che mai sorse
La voce è rauca, e non ripara
la parola, dal non senso
dal fiore muto, dall'estate
e poi il
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Non è nebbia di stagione
a far nella stanza da padrone
non disturba occhio e vista
seducente la salute guasta.
Salgono spire dalla bionda
qual'è il fascino che abbonda
nel fumo che l'aria impregna
e forme assuefanti disegna.
Uomo
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In questo mio vagabondare
tra secchi di rifiuti
e armi nucleari
sono finito in un telegiornale
a guardare come l'uomo
sei il peggior animale.
La baronessa dei sette peccati
si preoccupa dei suoi soldi dannati
mentre un potente capo di
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Lasciatemi ancora in braccio ai sogni,
non importa l’età che mi divora,
è un dejà vu la luce dell’aurora
se il lampo non fa si che io trasogni
mentre il giorno di nuovo si colora .
Speso l’ultimo soldo di allegria,
spente le
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Candele di carta
bruciano la carne del tempo
consumando velocemente
la cera della vita.
Mostra i denti
la lingua dell'ironia
nell'annerire le cicatrici
inferte dalla lama del veleno.
Uccise dal segno convenzionale
di una croce senza
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Foglie di vetro
sull’asfalto
tracce in frantumi
d’un padre impietoso
arriccia l’aria
un disagio infantile
d’esser perduto
tra fili d’erba.
Più in là
lungo limiti taciuti
il verde
visita il mormorio
dell’onda
parla d’un
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 | riaffiorano i ricordi
e il mare ostinato
a riannodare
il loro lamento
abbandonata
come un molo
quando la gioia festante
dell'arrivo
se n'è andata
e resta solo l'acqua
sentina di naufraghe domande
a sbattere
monotona
le
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Se pur di tempesta m'è foriero il tempo
da lungi
un vagito
un nuovo sapore m'inebria
magicamente confonde il sapore amaro dei giorni
degli attimi trascorsi in balia del falso potere della mente
che impavida mesce
promesse
sogni
e crude
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Tieni a mente che la neve è bianca
scende, copre: nessun rumore.
Considera il potere nel mutar paesaggi,
comportamenti influenti su natura, umori tenebrosi
sbiadendo lieve, la dissomiglianza.
Silenziosa forza
che lava le indecenze;
violando
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non vedo oltretutto nessuna condizione per discuterne:
è che la mia fantasia, vedi, non porta compromessi e capita di spingersi
più in là senza misura
(un piede che alluna ed una voce al centro dell'occhio a salutare)
fossi un
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chiudo gli occhi un istante
lo schermo riflette
una lampo di troppo
il senso di pace m'avvolge
oscurando la luce
chiudo gli occhi e riposo
che sonno stasera
non riesco a tenere il ritmo
la notte si prende anche
l'ultimo sforzo non
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E ad un tratto
scoprirti libero di librarti nel cielo
come aquilone fra le nuvole
come le nuvole.
Vedere l'orizzonte
oltrepassarlo
con una visione sciolta
fresca e mattutina.
Cogliere ciò che ci piace
senza disturbare le altrui
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 | Eccellono i peggiori
feccia nera del mondo
con arguta dovizia
di convenevoli oltraggiosi e sdolcinati baciari
rinsaldano giuramenti di fedele amicizia
calibrando i discorsi
dosando le parole
con un pizzico di verve insaporita
sorseggiano
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Un triste vecchietto,
con trepidazione,
rovista i ricordi,
da uno scatolone.
E ritrova le biglie,
suoi antichi balocchi,
col cuore tremante,
ed il pianto negli occhi.
Poi dolcemente,
le tien nelle mani,
come a raccoglier,
quegli anni
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 | Sfera pallida d'odio e di terrore
sovrasti terre già bruciate
e dall'occhio nel ciclone imprechi verso l'alto
supponendo d'esser il più temerario...
ma sei solo il riflesso
di chi resta invischiato in quell'odio ormai
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| Non aver la pretesa
di dar alla tua penna
l'elegante tocco del cigno,
l'aulico volo
del trapezista del circo
o la forbita accademia
dei frequentatori del Parnaso,
ma dà al tuo lavoro
il sudore dell'officina del fabbro,
la fatica del
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| Mavec |
15/01/2015 18:23| 695 |
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| Ho imparato da te
Taccio
Chè il silenzio
Non ha peso
Cade nel vuoto
E non ha suono
Vola in alto
E non fa domande
Ho imparato da te
Non penso
Ti scrivo lettere
Di pura fantasia
E forse solo per diletto
Lascio i ricordi a
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 | Sazia di sogni,
brontola l'anima,
nel vuoto di realtà.
Riverbero surrogato
nel deserto che spazia,
sottomesso al quotidiano
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| Ci sarà ancora un senso
prima dell’accorgermi
che tutto sia solo follia?
Nell’assurdo del mio tempo
cerco una ragione
per darmene risposta
Chiede forse di esistere
un Dio se nel suo nome
le atrocità si compiono?
Nulla è sacro se
a
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Ci faremo del male
lo so, lo so bene
ma come potrebbe essere
diverso
se le nostre parole
fuggono,
dalla stessa prigione
dallo stesso libro chiuso
dalla stessa luce
che carcera la notte?
Suoni, che da lontano
estendono, la dimensione
atroce,
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 | Cercare e non trovare
la bellezza interiore
uno sguardo felice,
non trovi
creatura che non sa definire
il sole.
Luce presente nel quotidiano
correre per apprezzare
quel calore che illumina il mondo,
ombra tinteggiata
della Luna che
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| Nel silenzio del mio esistere
guardo il susseguirsi degli attimi,
legittimi figli di antiche paure nascoste.
Volgono a me, inerme nel mio essere,
colorando la cella con l'arroganza
di chi conosce il vissuto e il da vivere,
lasciando l'acre
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Quando l'anima fugge
e resta solo la cenere
il vuoto intorno a noi ci fa paura.
Nella sua morsa
il panico soffoca la mente
lasciandoci storditi
come naufraghi
rigettati a riva
da compassionevoli flutti
liberiamo le nostre anime
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Ascendo
non ho contatti con il mondo
e questa terra vola
con il vento dell'inverno
Gelo
e sulla pelle solo un velo
di qualche morte rara
vissuta come maledizione
Da tradire
e poi baciare con distacco
quasi fosse un corpo
intimidito da
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Un filtro, se mai dovessi sentirmi come, mi sentirei
su frequenze di gonne – a fiori rossi – e pori.
Urlammo con Ginsberg: ricordi, S. i salti
nelle doppie primavere e i pigmenti degli istanti?
-i riti e noi i ritmi e noi i cinque minuti e
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Lia |
14/01/2015 21:37 | 1990 |
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Cosa il cielo sa dirmi è nel colore
che rutila nei bordi della sera,
all’ orizzonte dove ogni chimera
riverbera speranze di un amore.
Ti incontro quando passa la bufera,
del giorno che mi ha dato falsi indizi
di presuntuosi accenti e di
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38038 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 12871 al n° 12900.
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