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Le 37981 poesie in esclusiva dell'argomento "Riflessioni"
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Chiuse le ali,
il volo diventò caduta,
osservò le stelle,
non sorrise;
L’amore finì
con un sapore amaro,
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E tutto finisce, così senza fare rumore
nei lenti passi su di un davanzale
affacciato su ciò che resta di un amore sofferto
trascurato e smembrato dalla mancata condivisione
di un cammino nato e cresciuto fra le pagine
di un diario bambino, pieno
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Amare senza riserve,
così come sei,
onda che si rintana
nel’alveo di un sogno.
Ali di gabbiano che si stendono al cielo,
docili al vento,
nel risuono del mare.
Sento la tua voce inasprirsi
al richiamo di un verso
echeggiante il ritorno del
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ora piovere è il bene
occupare uno spazio dove
qualcuno accoglie la parola
e fuori o dentro è lo stesso tremare
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Gocce come lacrime scorrono veloci
sul capo, sul viso, fin dentro l’anima
Freddo e rigido il mio corpo trema
e s’affretta sulla via
seguendo il tremolante scintillio
A casa subito vorrei tornare
al dolce calor del focolare
e di più a quello
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Che rimane
dentro i pugni e nel cuore
da ruminare verbi
e sintassi di vita
per rigiocare
abusati aforismi.
Ora intingo il pennino
nei tramonti sul mare
o nelle fosche aurore
di vite sempre uguali
ma diversi gli accenti
varranno a
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Cosa fare dei loro sorrisi
che dire a quei brulichii di prati
al gioco della campana
disegnato di bianco lungo l’asfalto del tempo?
Con quanta astuzia ancora
inganneremo i sogni, l’allegria l’essenza
imbottita da un sonno sprezzante.
Noi.
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Tempo trascorso
a intrecciare fili
senza nessun ago,
nel silenzio dei suoi pensieri,
pensando a lontani giorni
ai desideri inevasi
e ciò che li circonda;
Tra meandri
di un monte tra fiori
che nessuno coglie,
in cerca d’oblio
trova la
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Filastrocca di una vita mai limitata
tra albe e tramonti spesso beata,
nella calura le carezze di spighe dorate
sfiorano le labbra di scosse anelate.
In nessun tempo e luogo ci siamo cercati
niente occhi e mani la strada seguiva i fiati,
il
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Sarà che il cielo tiepido a Novembre
è come una carezza inaspettata,
ma questo autunno è un gemito d’annata
che richiama memorie, luci ed ombre.
Sarà l’ età che volge al vespertino
languore denso d’immagini care,
ma la stagione è voce delle
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Interminabili giorni di silenzi
pensieri roventi piroettano
in giochi acrobatici decisi
ad annullare il tempo fermo
dove le attese si vestono di nuova speranza
un limbo che ci esalta poi al culmine
l’euforia si placa scivolando verso altra meta
i
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Cosi necessario il vento
quando smuove il mondo
quando sbatte sui pendii
e si alza verso il cielo
e scuote l’alma, le stantie vele
ci sveglia all’improvviso, il vento
s’infila tra i granai, e le sponde
spazza il cielo e le nostre vite
quasi un
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Gridan tutti all’accoglienza:
tende la mano il mendico lì
solo sotto la battente pioggia,
nel vicolo d’una armonica
il lento suono a terra un cappello
tre stracci uno smunto cagnolino,
gira più volte su se stesso lesto
l’acrobata di strada di
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Nell’età della ragione
cosa cambia?
Farai scelte
giuste o sbagliate,
ma diventa proibito
il comando più grande:
“Crescete, moltiplicatevi
e riempite
la faccia della terra”
il dono d’amare
è qualcosa
di cui vergognarsi
a ottanta anni
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Quando cercheremo la luna
sarà troppo presto
per arrenderci al buio
e chiuderemo tutto di fuori
Resteremo da soli
quando le ombre avvolgono
ogni cosa
che non sia perdono
Quando arriverà il mattino
sarà troppo tardi
per avere dalla luce
le
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I passi sui ciottoli bianchi stridono
lungo i sentieri tra le piante in fila
creando sbuffi nei grigi radi vapori
fumenti di forme tra curve sinuose
e l’uomo cinto nelle scie delle specie
rassegna all’arte i suoi umidi voti
che come vette di
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E’ tardi lo so
ma questo lenzuolo invita a coricarsi
con parole che tracciano il selciato
non facile trattenersi
spintoni si fanno avanti
in un combattimento inusuale
partita vinta vogliono avere
perché conoscono la loro rivale
accontentarli
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Salgono fumi bianchi come il sale
nella campagna rorida, al mattino,
il respiro dei morti è più vicino
nell’ autunno: la fine di ogni viale.
Un canto suona come una preghiera,
ma il silenzio è più largo e dà il segnale
di un altro giorno che si
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 | Perché mai non dovrei scrivere
di te
perché mai non dovrei raccontare
questa mia vita
Cosa disturba la flemmatica perpetua,
forse un innocuo getto
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| Frasche ammucchiate bruciano.
La fiamma s’innalza scintillante.
Anticipa il sole nascente.
Braccianti e studenti
allungano le mani gelate
a cercare calore
prima di iniziare
la raccolta delle olive.
Sul fuoco in una padella di olio
friggono olive
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E’ un punto saldo pur se provvisorio
Nel divenire delle cose è certezza
sostanza che se non fosse...
non subirebbe metamorfosi
Fissa che ha ragione d’essere
in un gioco di variabili
E’ osservatorio trampolino ricovero
Stabiliti i confini
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Li chiamano matti
perché sono gente di montagna
perché sono fatti a modo loro
e se non vivi con loro non li capisci.
Belumat gente di Belluno
che la gente di fuori non sa
non sa dove è Belluno
ma Cortina si
quella la conoscono tutti.
Sono
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Luna illumini i nidi
ascoltando
il cinguettio
come ninne nanne,
accarezzi
l’erba, le pietre
dai occhi alla notte,
le mani sono le onde,
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Gente bigotta...
falsa, ipocrita,
non vedono,
non leggono
oltre il muro
del loro costrutto.
Vendono verbo
dipinti di sorrisi,
ma le loro giare
sono vuote.
Dipingono facciate,
accendono lumini,
ma la luce è spenta
nelle loro lanterne,
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L’ attimo
privo di nome,
è illusione
paura, muraglia
da cui non potrai
prendere il volo.
Guardandoti intorno
penserai:
dove è il confine?
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una preghiera per i ragazzi dimenticati
di una guerra che non gli apparteneva
e non capivano
-
Mille, duemila croci hanno piantato
su quei campi.
prima c’era l’erba,
il biondeggiare del grano baciato dal sole,
il profumo dei papaveri,
il
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Ti devi sbrigare le ore passano veloci
a tempo non farai a smaltire
quanto ancora arde sul fuoco
lezioni di vita dovrebbero poter contare
su quanto adesso frigge senza mano esperta
occasioni di rinnovo non mancheranno
la tua scelta sarà
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C’è una luce che mai si spegnerà
e ci irradia di fulgida speranza
pur se sembra buia la stanza
della vita ove regna sofferenza.
Ogni giorno nasce un fiore,
un bimbo, una stella, un Amore ...
e in un tempo senza tempo
prima o poi
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Giorni da riscrivere,
come sale del mare alla deriva.
Ricomincio a nutrirmi del sole
appena rinato.
Lontano s’intravede la breccia angusta
sul far d’inasprite corse,
lungo il pendio scosceso.
Sul crinale che sovrasta il mio tempo,
accarezzo il
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Scandisce il tempo
insieme al battito del cuore
questa indeterminatezza
che sovrasta ogni respiro
che resta sospeso
come foglie al vento
nei mattini d’autunno
di giorni che si rincorrono
lasciando spazio
soltanto ai dubbi
che come nebbia
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È rimasta solo
un po’ di polvere dietro alla porta
e se solleverai il tappeto
potremo nascondere le rovine
Di queste mattine inutili
durate troppo poco
per piangere qualche nuvola
o anche solo per parlare
Delle nostre carezze
finite per
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37981 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 4771 al n° 4800.
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