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♦ Mario Bugli ♦ Pierfrancesco Roberti | |
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Le 8054 poesie in esclusiva dell'argomento "Sociale"
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Nella piazza preparata
ha inizio la sfilata:
ecco Mister Pantalone
con un grande Panettone.
Si avvicina Pulcinella
danzator di tarantella,
che di sole lui si vanta
e di fame ne ha tanta.
Gianduia da Torino
porta, insieme ad Arlecchino,
di
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 | Purganti sciamani
praticano distacchi,
occultano approvazione.
Alchimia a spirale
è mistero identificato
lo scontro culturale.
Ad ammorbidire il giudizio
buonismo a perdere
duplicato da antico peccato.
Tossina velenosa
è
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| Il cane non si discute,
per il suo padrone
la vita potrebbe dare:
ma è ... facile addomesticare!
Il gatto è indipendente
non accetta imposizioni,
anche lui potrebbe dare:
ma è ... solo per non sottostare!
C'è chi
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| Una folla di fiocchi corre dal cielo
nel silenzio assordante lieve lieve
Avvolge la terra con il suo velo
e mette il cappello alla piccola pieve
Lascia l’impronta sulla finestra
il piccolo uccello e la grande cornacchia
Sorride dal vetro la
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 | Si schiudono i fiori
e si aprono le mani
Non han sesso, non han età
e nemmeno nazionalità.
Vuote son queste mani ...
uno sguardo verso il futuro
ed un rimpianto al passato.
Mani tese ...
aperte e poi chiuse,
chiuse e poi
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 | L’erba era verde in quel paese,
conservava la rugiada fino al mattino,
il profumo invitava la mente a
frugare in sentieri da calpestare!
Il tonfo era forte giù alla valle
pei grossi fusti d’alberi segati.
I noccioleti rigogliosi ai
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Non lasciamoli soli,
grinzosi limoni
spremuti dal tempo,
isolati dal mondo,
affogati
nell’aria stantia
di stanze ricolme
d’antichi ricordi,
tra muri ingialliti
da sbiadita memoria
e ormai privi di sogni.
Non lasciamoli soli,
postulanti
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 | Rigato il tuo volto
da lacrime che non dicono
quando i silenzi hanno fame.
Le tue mani son piaghe
e i denti mordono
per forza di vivere.
Burrascoso il tuo mare
com'è duro
l'impatto dell'onda,
un nerbo che sferza ed umilia.
Il
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 | Non conosco stagioni ormai
si sfalda il tempo
più ai ripari non si corre
Sventola la falsità
distesa gioiosa sull’arcobaleno
perdono voglia di chiedere
Urla il vento urla potente
disperato è il suo grido
troppo silenzio
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| Suona il rababa sulle onde
suona e incanta
mentre i bambini danzano sulle onde
danzano e ridono.
Scivola una madre
sulla sabbia del fondale
sorride al suo bambino
Mediterraneo cantaci ancora.
Pesci che nuotano
tra le mani degli ultimi
pesci
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Non lasciamoli soli
parcheggiati
in quegl’ invisibili
labirinti omertosi,
rinchiusi in silenzi
mai espressi,
castrati d’abbracci,
purgati d’ascolti,
abbandonati innocenti,
alla fredda tutela
di schermi mai spenti,
solitari
e occupati
in
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Assurdità della vita ingrata
agli occhi del miserando,
su una panchina disteso,
dentro sé paventa la follia del mondo.
Fuori vede solo accanimento
del vessatorio sistema contro il povero,
debole bersaglio di una catena
di cui
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 | Non c'è luce a ricoprir l'azione
dove tutto alla rinfusa ammassi,
senza ordine o giusta organizzazione
ora annaspi incerto e sei in alto mare.
Tu uomo ripensalo il tuo futuro
il Po in secca a Gennaio non è poco,
polveri sottili
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| Occhi spenti
fissi e mani veloci
nella penombra di un bar.
Luci soffuse
odore di alcool
e tintinnio di monete.
L'uomo di pietra stregato
padre di famiglia normale
di quelle che piacciono ai preti
e ai santi dell'enclave della
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Fresco il mattino della vita
quando l’amore, la speranza
mai trova riposo
ed il pensiero è moto perpetuo
Giorno dopo giorno
come onda s’infrange
fino a smorzare il guizzo del dardo
Svanisce la tempra del diamante
un rovo imbriglia la
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 | Nomi scritti sul marmo,
tante date, e pochi quegli anni.
C’è nell'aria l’amaro,
il vuoto presente e passato
di un oggi senza l’essenza
di quelle giovani vite!
Sospiri portati dal vento,
con gli ultimi teneri abbracci!
Ma il mondo
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| il pagliaccio canta la sua canzone
e pensa che si può fare
pensa che può dare se stesso
per la sua melodia
un filo senza memoria
un corpo da tessere
ad ogni crollo di tensione
lo beffeggia senza ansia
e timore di quello
che la
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| Frenesia di dita su tasti
di ghiaccio
a ricercare vita virtuale
tampone al vuoto dell'anima.
Un soffio di labbra
una carezza di voce
lo sguardo sul
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Quella sera d’Ottobre
procedeva normale
rilassato in poltrona
sfogliavo il giornale
mentre immagini varie
prive ancor di colore
scorrevano grigie
su di un televisore
La Valle del Piave,
da sempre un incanto,
le sue cime brillanti
che mi
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Binari di morte
vite spezzate dalla Xenofobia, all’alba della follia
che scorreva lungo le strade
attraversando il vento.
Cuori abbattuti
con violenza e terrore
come teneri arbusti
al passaggio d’un ciclone.
Voci senza età come nenie di
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Un urlo che s'ode
nel tempo sconfinato,
odor di purezza
nel fuoco dal male appiccato
che brucia ancora
il mondo e la coscienza...
Osa la mano scriver due versi
per voi spiriti profanati
da demoni terreni.
A raccontar le vostre pene
la
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Oltre il filo spinato
uomini
tolti della loro dignità
allineati, tremanti ed impauriti,
resi al silenzio e alla fame
da demoni assassini.
Oltre il filo spinato
numeri
marcati sulla pelle,
pigiami a righe
e sul petto le stelle.
Oltre
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Quel tempo che non ha confini
al momento giusto, sempre torna,
chiave magica della vita
non sono le parole, ancor oggi,
a ogni ora, destano un mistero,
tra di loro, assiso la strada cercherò,
vivrò ritto e in bilico sulle
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Shoah tempo di genocidio
quando si distrussero di Ebrei
intere famiglie
anziani, giovani
uomini, donne, piccini,
triste evento che generò
nei cuori della gente
amarezza, sofferenza e odio.
L 'olocausto, però, non si ebbe
solo in
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ricordo i tuoi occhi rubati nel bianco della neve
polvere di ossa schiacciate d'un sole cadente
frastuono d'un esercito nudo di ombre di stelle
piccoli figli che marciate d'un buio di gravide ciminiere
cadaveri ambulanti di storie distrutte d'un
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Sono stata ad Auschwitz stanotte.
Fantasmi d'ombre mi venivano incontro
a svelare drammi passati,
fardelli di vite in dissolvimento.
Le loro angosce a emblema di croce
mi trapassavano l'anima irruenti
come lama acuminata.
Deserta
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Odora l’aria e profuma di terra,
è quasi l’alba,
lontana c’è sempre rumore di guerra.
Un passo e non piove più,
un altro e nulla più.
Uno, due, tre, mentre ci contano
posso vedere
oltre la nebbia solo alberi
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Gai pensieri riposano
mentre le stelle giocano
i lustri, un tugurio
di suoni si cela nella via.
Il mare culla quell'onda
sospesa dall'ignuda sponda
che accende focolaio
lontano che perfida
coscienza l'han portato in
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A doppio filo disegnarono i confini
seminando destini sul crinale del vento
sbocciaron paure con occhi e due gambe
ed ali spezzate nel centro dell’anima.
Vagarono proni in un sospiro di passi
schiacciati dal peso dell’odio inumano
stridii
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era freddo
gli alberi fitti e alti
come soldati nella boscaglia
parevano nascondersi
all'urlo della mitraglia
il suolo duro il nero fogliame
le scarpe rotte la bianca neve
senza nome
il battito di un cuore
un numero sul braccio
era freddo
la
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Cartoline d’un tempo richiamano lo sterminio
dal fumo nella caligine sbiadite dall’orrore
lento viaggiava sui binari appesantito dal dolore
al passo di ferrate ruote stridenti... il genocidio
S'issa in cielo il vapore, lo sbuffante getto,
lo
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8054 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 1981 al n° 2010.
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