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Il dolore è come un petalo di rosa
che si posa sul cuore
non ci si da all’inizio nessun peso
perché neanche emette un rumore.
Ma poi mette giù radici profonde
germoglia in petali e spine
con la carne che è sotto si fonde
e ne intacca qualunque confine.
Piano piano col tempo fiorisce
si fa sempre più verde
mano a mano che il corpo perisce
e lo sguardo nel buio si perde.
E in un secondo ti ritrovi sfiancato
rughe e pena sul viso
neanche più sai di avere scordato
come era il tuo antico sorriso.
Ti guardi allo specchio e non riesci a vedere
In quale punto è annidato
quel male che morde e che strappa le vele
dopo averti in silenzio annegato.
È fatto di figli che non tornano a casa
o di amori perduti
di attacchi imprevisti, di sfida e di resa
di cari e di treni per sempre partiti.
Così all’interno si spegne la luce
i ricordi si fanno distanti
e rimane soltanto una voce
a parlarti di vuoti e rimpianti.
Il dolore è il più cattivo dei mali
perché arriva dal niente
colpisce d’un tratto i soggetti normali
e si porta via il corpo e la mente.
Così non lascia più spazio al colore
e s’allarga ancor più la ferita
l’orizzonte fa nero di suore
quel dolor che si mangia la vita. | 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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