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Le 89351 poesie dei soci sostenitori |
È un raggio che trafigge il vetro scuro,
un’eco che risveglia antichi mari,
fiorisce tra le crepe d’ogni muro
e accende negli sguardi i suoi fanali.
È seta che s’annoda alla ferita,
un ponte teso sopra l’infinito,
misura la vertigine della
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Difficile rimanere lontano da chi ti ha dato i natali
quei piccoli pezzi di vita
come panìco hanno lasciato il segno
via non abbattiamoci torneranno giorni di un tempo
il volere è potere e poi sono lì a due passi
basta saperli cogliere
già senti
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Mi sorge da Est di questi ameni colli
la luminosa chioma dell’aurora
nell’incanto della luce evanescente,
come virgulto del giorno nascente.
L’ovattato blu con l’indaco
mi regalano sensazioni di riposo,
e lo sfumar del felpato rosa
mi evoca
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Fugge cadente il tramonto
su d’una luna crescente,
bagliori di luce s’assestano
su d’una via spenta
Un torpore mi piglia
nel mio cammino,
un infimo destino
a volte stantio s’appressa
Eppur qui resto
e inquieto pur mi vanto,
acceso d’una
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Tento di sentire
le ombre andare via
e resto di sale
mentre ogni cosa
sembra parlarmi
di cose già morte
in un altro tempo
troppo lontano da noi.
Tento di svanire
prima che il buio
mi porti via con sé
come un trofeo
innalzato per
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S’inerpia lento il cammino
verso la cima del monte
dove l’aria è più fresca
e la luce dona un fioco riverbero
laggiù, dove la valle
poi prende vita.
Tosta è la salita, mentre la rugiada
del mattino bagna i miei passi
e i fiori ai lati del
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Rinasce il tempo e il varco si disserra
ove la mente è fragile e stanca
ciò che fu vivo non svanisce in terra
ma torna all’ombra che la luce imbianca.
Cerca memoria la fessura ascosa
il punto debole ove il colpo affonda
e l’onda del passato, mai
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Notte
adagiata alla finestra
Luna
nel riflesso si fa tonda
E le stelle
su tacchi sottili
...come amanti...
a danzar su note voluttuose
Sul talamo
cenere sensuale tra le mani
Non v’è cordone alcuno
solo passione
in stille sparse nella stanza
E
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Libera... mente scrivo ed è un impiastro
anche se metto a letto il capomastro
e la mia mente donna e indifferente
si attarda a riscoprire il dolce niente.
Libera... mente a caccia di parole
le stano dalla testa alle mie suole
ed anche se mi tocca
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Sei giardino acceso nella sera,
dove il vento impara il tuo nome,
ed io, come foglia leggera,
mi perdo nel ritmo del tuo cuore.
Sei fiume che rompe ogni silenzio,
scivolando tra i miei pensieri
e io riva, tremante e in consenso,
mi offro al tuo
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Mi avvertivan, da bambina,
di non contar le stelle del cielo,
ma io sempre una dopo l’altra le quantificavo.
Le calcolavo ed esaminavo
e poi riprendevo a valutare,
anche se gli altri mi ammonivano.
Gli adulti stessi timore s’incutevamo
nello
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Sfumano parole
in questo silenzio
che mi trafigge
a creare l’illusione
di un arcobaleno
svestito di colori.
Ho bevuto dai tuoi occhi
la voce smarrita
di quest’anima
scomposta di cristalli.
Ho perso me stessa
nelle tue mani
che ho
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 | S’alza, andante, il vibrato d’un violino
come un flash del tuo ricordo cristallino,
un adagio per la notte informe
che risveglia la solitudine che dorme.
E non mi schiodo dalla melodia
che si lamenta ed anche no,
è febbre malinconica, però
non
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| Il sangue non dimentica il disegno
compone stanze dentro la memoria
mentre il grembo si fa sacro alleato
di una invisibile, carnale storia.
Nelle quaranta settimane d’ombra
mentre il respiro impara il suo cammino
un popolo di stelle
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Cade la pioggia e morde la scogliera,
mentre il mio corpo cerca il tuo calore;
non è più notte e non è più stasera,
ma un solo istante privo di rumore.
Corre il torrente e spacca la montagna,
vortice d’ambra che non sa fermarsi;
la tua
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Acqua che canta
sul bordo del giorno,
mi chiama lieve.
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Il salice inclina l’ombra
sul mio respiro.
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Tutto si muove
in un battito di vita
senza spiegazione.
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E io mi perdo
dentro l’acqua chiara
che non trattiene.
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TANKAKNAT IV -
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andando avanti
tra le strade brulle
ho incontrato ostacoli
e nel ricordo ho colpito forte
bussando agli angoli nascosti
soffiando in vicoli chiusi
piangendo in notti buie e silenziose
ho plasmato il dolore,
ad ogni rifiuto ho piegato la schiena,
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È Generazione dell’Amore
l’uomo che la parola di Dio
come mirabile Grazia accoglie
e la rende Vita nella contingenza.
È colui che si rende acqua e pane
per nutrire il cuore delle genti
e d’amore dissetarne l’arsura.
È generazione
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S’Eros è sol di fantasia
par d’esser sempiterno in lutto,
ché mai si ravvede frutto
e sol si dice “E così sia!”
Ma il tal detto è sol rifugio,
ché morbo arrapa e cor dole
e cerca invano pertugio
tant’è sì forte dolor che duole
Rifuggir da
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Vivere è questa fessura nella pietra
il barbaglio che inceppa l’algoritmo del tempo
l’istante in cui il pensiero si disfa
sull’ultimo riverbero della luce che inclina.
Non v’è altro varco per saggiare la tempra
del metallo consunto dal fiato
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Il papa che giurava
che Dio le comandava
i principi e gli eredi
rimasti in tanti a piedi
repubbliche e sovrani
con vuote mille mani
volettero impalmare
la croce con l’altare
mentre che il mondo islamico
faceva il companatico.
Goffredo il pio
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È da tempo che aspetto
quel vento che mi smuoverà
dal solito posto
qui, dove lieve ora soffia
con la forza del destino,
è davvero tempo che aspetto...
Ora che la luce diffonde i miei contorni
in questo buio ch’è mia prigione
attendo quella
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Il cielo sbiadisce in un grigio d’aprile,
mentre il silenzio si fa ragnatela;
la tua parola è un approdo sottile
che al largo del mio petto alza la vela.
Siamo due rive che il fiume allontana,
specchi di polvere in stanze deserte;
la tua
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 | Bastano poche parole affilate,
scintille di pura provocazione,
e le anime più dolci, trasformate,
smarriscono la propria vocazione.
Così l’angelo muta il suo riflesso,
diventando il peggiore dei demoni in terra,
moltiplicando l’eco dello
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| Sarà il mio ultimo respiro
a cullarti fra le ombre
le timide risposte
del mio cuore stanco
e le gemme perdute
dei nostri ricordi
dipinte sulle nuvole
di un cielo ignaro
delle nostre follie d’amore.
Sarà il mio ultimo sguardo
a spegnere la
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Cerco nel cielo la sua via,
mentre la sera si accende e arde,
lì sul colle il suo chiarore
e lei silenziosa
pian m’appare.
S’innalza all’Apogeo dal monte
tra rosee nubi a strati,
illumina il cielo di lei innamorato,
mentre la nebbia confusa
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La polvere del tempo
va sperdendosi e consuma
anche l’ultimo velo all’orizzonte
che intravedo lontano o qui di fronte
se il pensiero, inquieto, si frantuma.
La polvere del tempo
mi fa percepire l’alito ed il sentore
dei giorni di bambagia, che
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Cammino gravata da un manto invisibile
un nemico silenzioso che chiamo valore.
Mi indebolisce il dardo, il gesto imperfetto
il misfatto del simile che stringe sul petto
e spendo i giorni, le ore migliori
coltivando l’offesa, prigioniera ed
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T‘o faccio come vuole il grande Eduardo
coi titoli di coda e col codazzo
di gente ‘mpresuttata alla bisogna.
E ti spernacchio scusa del ritardo
senza provare arraggiaria o imbarazzo.
Fa bene al cuore all’anima e alla rogna.
Se non lo senti questo
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E’ buio pesto
mani a sfiorarsi
nell’anfiteatro dell’anima
L’oscurità tra le lenzuola
avviluppa i sensi
coinvolgendo cuore e amore
...amore e cuore...
Il senno
intrappolato nella rete
di uno strazio consumato
Nessuna luce
dispersa tra le
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In questa pagina dal n° 631 al n° 660.
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