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Poesia sul tema
Sfiorare l’infinito
Ti muovi
tra stanze spente
che odorano di ferro e respiro ristagnato.
Ogni passo è nodo in gola,
ogni ombra una sutura che tira.
Non c’è eco,
solo il fruscio dei vestiti
che grattano ossa invisibili.
Qualcosa ti segue
tra crepe dove la polvere diventa osso.
La tua mano scivola su pareti umide:
mappe di muffa e vene si aprono,
il mondo si contorce sotto le dita.
Il tempo cola denso,
si raggruma in pozze tiepide
tra giorni mai abitati.
Cammini come un’ombra,
senza peso ma con scheletri interiori,
senza voce ma con scosse che pulsano.
In quel buio fermenta la vita,
una ferita che respira da sola,
un desiderio che incrina e piega le cose.
Non c’è fuga:
sei già dentro te stessa
eppure sospesa,
tra fessure dove il mondo si deforma,
tra pareti che imitano il tuo battito.
Rimani.
Tra ciò che sei
e ciò che ti osserva.
Un’ombra che prende carne,
un silenzio che pesa.
Cammini tra organi di città morte,
lasciando dietro
un segno inciso nell’aria
di chi ha sfiorato l’infinito
senza possederlo. | 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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