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Gli ultimi 5 iscritti: TonyLake Sito - Patrizia1973 - Donato Caione - Benedetto - albero95
♦ rita damonte | |
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Luglio 2026 |
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Le 70144 poesie con accompagnamento multimediale
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Pioggia
che tamburelli sui vetri
mentre si adombrano i pensieri.
Si oscura il cielo
fasci di luce
a trafiggere le nubi.
I tuoni
in lontananza
riecheggiano nella stanza.
Le strade si spopolano
chi torna nelle case
chi alla ricerca di un
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Sei morta a novembre
mentre fuori la pioggia
ricamava gocce di luna
sulla terra assetata
Ti sei addormentata
nel buio dell’autunno
quella stagione breve
che cambia i colori
E spegne la gioia
dei frutti maturi
i germogli di nuvola
ricolmi
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Nella notte nutrita dal silenzio
in me ho visto pezzi d’anima
aspettare che tu mi venissi incontro.
Pur nella mancanza di te
ho vagato a cuore scoperto
desiderando di respirare l’amore.
Ho fatto scorta di battiti
e ho accettato anche l’ombra
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Vorrei viverti ancora
come i nostri sguardi che si sono
saziati tra loro migliaia di volte.
Quando potevamo essere
ovunque,
seppure non saremmo mai stati altrove.
...e l’amore ci rendeva vulnerabili
per non lasciarci andare,
alle
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Silenziosa sei fuggita
lontano da qui giù
per non tornare più!
Fino in fondo
hai conservato il segreto
di un grande dolore
che ferito aveva tanto
il tuo cuore.
A cento passi fra le nuvole
le parole piangono
dentro
trepida e mi circonda
il
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Non restano che quelle, le ultime parole ferme
per istanti eterni e di cui odi i rintocchi
nel silenzio di notte o l’eco ritorna immutabile
mentre siedi ad una mensa - la stessa - ora vuota
Le parole che girano in un vortice d’aria
e di emozioni
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Sulle nuvole intrise di lacrime e pioggia
tra le dita malferme e la cruna dell’ago
c’è soltanto un pensiero che il viso non sfoggia
a rincorrere il volo con un pezzo di spago.
Ogni rivolo inerme è una spina nel cielo
che ora sanguina al passo di un
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 | Corpi alteri e premorti
parole blasfeme e stonate
da gorghi di voce inghiottiti
pronunciate e incastonate
tendono l’orecchio al vento
e albeggia un sole a cui mento
voci cariche d’ideali
suoni e appigli del cuore
dissolti poi come sali
melodia
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 | Stasera ho bisogno di te,
di mani per carezze
su occhi stanchi
che ti cercano sempre.
Il cielo buio fa da sfondo
a milioni di luci
che illuminano un grande presepe.
Sul mare brillano lampare
ed io penso a quei fari
che si accendono in me
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Amo le tue labbra
quando perdono il contorno
pennellate d’immenso
che oscillano sfumando
l’onda della mia bocca.
Osservo quel brivido di smeraldo
sfociare dal tuo sguardo
per ancorarsi
ad una pagliuzza dorata
che apre un sorriso
dagli
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Tornavi ogni volta
a pretendere rovine
dal cielo già imbrunito
della tarda estate
In attesa di sogni
e di altre nuvole stanche
da accarezzare al buio
fra le mura di casa
O in altri luoghi
che non fossero mai
diversi dal nulla
che circondava
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Non arrivo alla pergola
Quell’odore che sfiora le narici
non toccherà l’ambita riva delle mani
Anche la luce piega s’incapriccia
riempie sfere fuggevoli allo sguardo
cerco riflessi perduti dentro specchi
d’acqua non più in fermento
anche i
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Fu il sole a varcare la sera
vide la luna appesa a un giardino
Sentì cadere la pioggia
s’illuminò di vetro il suo viso
L’aurora bussò al
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Accarezzami
con le spighe di metallo
del buio che verrà
e del vento fra i campi
di luce brunita dal cosmo
Trame di petrolio nel cielo
diretto verso orizzonti
di stagioni perdute
come l’inverno
che deve arrivare e morire
Tante parole da
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Sto ancora dormendo sui lati
pensosa al mio tedio normale
dove tutto poi corre e s’insegue
chiudo gli occhi e rispetto i boati.
Non son tipo da correre incontro
mi rifletto nella calma che viene
in silenzio costruisco altalene
dove volo per
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C’è una nicchia di sconforto, al di là del cielo spento
dove il sole non risorge, la luna è una sventura
ed il battito del cuore sembra essere più lento
dello sguardo intimorito da una rigida censura.
Soffia il vento silenzioso sulla vetta dei
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Allo specchio
profili smarriti
navigano pensieri
appena nati
sospiri muti
nell’ombra silente
di una magica notte
raccontano
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Non avevo un nome
da spendere
quando i mattini
erano troppo lunghi
Le sere molto brevi
per arroventare
il ferro sulle ombre
e svanire un ricordo
Che non faceva male
nemmeno
riaprendo ferite
deserte al silenzio
Non potevo temere
gli anni
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Una musica sileziosa
accompagna
i passi
e sommesse parole
i ricordi.
Stille salate
solcano il viso
senza impaccio
lungo viali di mille colori fioriti
in dimora di Eterno riposo.
Porto il cuore
dove
epigrafi scolpite
lasciano l’amaro
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 | Frotte di piccoli uccelli
si levan dai lecci
puntini di pece
spariscono poi
nel paesaggio
che si chiude su noi.
Spruzzi di foglie accartocciate
libera il vento
profumato di resina
e di stipa
sul ciglio della strada
che s’avvalla e poi
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E’ nella tela sfatta dell’immenso
che vanno a morire i miei tramonti,
in questa nube di pianeti e fiato
sull’abito taciturno della notte.
Se solo sapessi dove hanno radici i tuoi respiri
ti raggiungerei arrampicandomi al cielo.
Ci sono troppi
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Insieme in questa stanza
non vedo altra luce che la danza liquefatta
di quella gemma su cera.
Povero mio cielo,
senti il vuoto senza luna nel
caldo cuore polpa di stelle.
Mi sciolgo nello specchio
pitturando la faccia da pallido giglio.
Per
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Talvolta diciamo l’anima ci duole
come tra le mani tenessimo brandelli
di quella vela bianca sporcata da procelle
strappata al nostro mare portata alla deriva
come potessimo sondare lo spessore
di quel dolore che preme e non sappiamo dove
Poiché
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Si posano labbra
dove il desiderio sussulta...
di miele la tua bocca
attende tremanti sospiri
sfiorando il turgore caldo
di petali umidi
sbocciati tra le dita.
Ho fiati di stelle
nella fantasia in corsa
sfiancata
sulla curva del
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Tra le righe del silenzio c’è una nota agonizzante
che dimentica l’inciso prima dell’esecuzione
e l’immagine sbiadita di un anziano musicante
in ginocchio sulla soglia di una languida emozione.
Solo polvere e rimpianto sulle corde
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s’impigliano le foglie alle grate dei miei sogni
gironzolano stanche tra le feritoie della sera
e si smarriscono per gioco o semplicemente
per abitudine di libertà
così ti ho scritto ma non sapevo se il cielo fosse in ascolto
così ti ho scritto
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La sera mi toglie la pelle
entra nei pori
lascia le stelle al cielo
e non ho voglia di morire
Di nostalgia per le albe
o di altro sole che non sia
quello dell’inverno
ancora da venire
La notte mi spezza il respiro
con la prima nebbia
gelida
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 | Non esiste più la vecchia immagine
riflessa allo specchio. Quella che
controllava tutti i segni sulla porta
e scriveva i sogni come incisioni sul passo.
C’è solo il finale di angeli feriti
e di stagioni che non esistono.
Non c’è più passato.
C’è
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E ti fermerai,
nel tempo che ti porta per mano,
ai confini dell’anima
e della verità dei giorni.
E ti chiederai chi sei,
come sei arrivata lì,
oltre il visibile e l’immaginario,
il realizzabile e l’impossibile.
E comprenderai il perché
delle
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