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♦ Raffaele48 | |
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Le 32815 poesie in esclusiva dell'argomento "Introspezione"
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Voi che il suono delle foglie cadere udite
non sentite
il pianto di cera
che scende e cola
un'eco d'amore
di ritorno dal cuore
Nel bianco
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 | Grida nel silenzio
una voce
dal nulla scaturita
grande più del sole.
Nasce nel silenzio
e s’intrufola leggera
nei meandri della mente,
ma poi giace.
Sulle soglie del pensiero
attende muta
d’esser ritrovata,
d’esser sentita
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| Parigi, tu, dai sogni t’allontani,
ora che avanza il tempo buio, nero,
adesso che i ricordi son lontani
da ciò che d’avvenire era foriero.
Parigi, tu, dei sogni, t’allontani
or che, senza riguardo, sei bersaglio
di guerriglieri stolti,
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| il volto una maschera nel buio
come un profilo d'angelo
le ali un ramo di pino
e nella bruma nascosta al mondo
l'anima persa nel blu più profondo
abisso di un lago montano
la tua mano scaldata dal fiato
allungata nel vento artigliava
il
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 | Ti ho persa quando
eri mia.
Fiati di vento
ondulano pensieri.
Cercano la riflessione
con gli occhi
della notte
nei ricchi silenzi
che raccolgono riverberi.
...Segnano un volto
ascoltano i palpiti
della vita.
In questa
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Sottile è il confine
tra il vissuto
il vivere e la sorte
Ogni momento rubato alla morte
è pari
all’abbraccio del mare e il cielo
suggestivo
affascinante
incantevole
...pur sempre illusorio
La linea del confine
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 | Sento
infiniti pensieri
parole senza ieri
camminare al vento
sono foglie perse
colori di attimi intensi
sguardi di versi
pagine di me.
E son giorni
guardati nel cassetto
rinchiusi nell'aria
a ricercar magia
sentire del dolore
poesia
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| sento la notte nell'aria
respira del mondo
la vita accarezza le spalle
del tempo che gira
le tasche piene di vento
raccolto con mani tremanti
i guanti di pelle usurata
si vedono le mani
il gelo attanaglia la gola
sul capo la lana
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Accerchiato da tanti così grandi
assorbo malvolentieri sproloqui
e presto muro questi astanti
con calce di silenzi
pretendendo il contemplare pace...
si fa strada sempre quel momento
dove visitar colline afone di gioia
accarezzando
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Scivolano silenziosi
come fiocchi di neve
su petali di rose.
Solcano volti stanchi
e delusi.
Intense notti
e giornate vuote
di anime solitarie
e cuori incandescenti.
Come papilli di un
vulcano imbronciato
riempiono l'aria
e le lunghe
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Ho paura sai
anch’io conosco la foglia; poiché sono
quale sono: monologo poetico d’ogni sera,
sul davanzale, in solitaria.
Mentalmente parlo alla luna
nascosta su rami spettrali di pioppi dolenti
argentandone l’ombre, sinistre e belle.
Resisto
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satura l'aria s'adombra
riflesso cangiante di un sole
invernale
profilo
defila all'orizzonte
dove lo spazio si perde
misteri irrisolti
la mente
lieve brezza carezza
pallide spalle
linea d'ombra inasprisce
la luce
ed è rabbia che
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Vanità sopita tra spire di strette
ed anguste vie di trascorsi ormai lontani.
Nell'ebbrezza di falsi sospiri passati,
impregnati di odori avariati, come pareti,
trapelano muffe di macchie d'oblio rinate.
Agognano d'esser spolverate,
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Quando il buio
ha il colore della paura
la luce della neve
tra rami sospesi di torpore
si consuma
tra la quiete e il silenzio
nulla rimane...
se non il vuoto assorbito
dal mio cuore
immoto
mentre china sull'anima
cancello i
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Vaghe somiglianze,
un’inclinazione naturale
all’allure
e come un vestito super attillato
mi è cucito addosso
un destino da sweet dark lady.
-Ma Lana Turner
aveva gli occhi chiari-
replico io
con ingenuità smaliziata.
Essi, cinefili
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Volerò,
volerò come un'aquila reale
sui monti innevati,
su foreste incantate
su oceani increspati dal vento,
volerò,
si volerò
perché voglio vivere
si,
vivere
Una pantera sarò
quando
ci
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Perché
ti ostini a spezzare
armonie di quadri
con frasi ormai vuote?
Perché
continui a forzare
stentati grumi
di malinconia diffusa
in sillabe fiacche?
È uno sforzo
che scrosta e graffia
i pensieri tuoi soli
che
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Guarderò la solitudine dei colli
e la pioggia caduta sui nudi rami
che goccia negli occhi vòlti al cielo
di un giorno d'inverno,
e la neve ammucchiata sul sentiero
di sassi, e il cancello di Sant'Anna,
gelato, che protegge la pace
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Uccellino furbo.
Ave sconnessa dalla saliva.
Il sorriso esplode focoso.
Le perle nei denti s’aprono,
come fossero due occhi blu.
Ancora ti pulsano le vene.
La perpetua bocca sorride,
viola e delta,
sulla complicazione dei nervi.
Le spalle
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Al di là del cuore c'è un serpente strisciante
che famelico si annida negli anfratti più angusti
del muscolo pulsante
e lui morente impreca e implora la Natura benigna e non Benevola
No! non voglio vivere di sensazioni
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Pressate sceneggiature come nubi
strisciano, sanguinanti
docili sorrisi di madri in trincea
serpi tra le carezze immaginate
come polverisenza
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E tiro l’acqua,
e accendo il fuoco.
E vado a capo.
Il pensiero si inietta, liquido
anestesia, dall’orecchio al nervo,
la paralisi del gelo e del bruciore,
il morbo che stringe collo, gola
e il capo si china, indietro.
E soffio sulle
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Trema l’anima stasera
come l’ombra sul muro:
smania e muove figure,
l’una di fianco all’altra
senza più poesia.
Un caldo strano avvolge, tuttavia ho freddo
mentre parliamo d’ipotetici giorni,
prosa d’aforismi buffi delle mani:
assestate ai
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Ebbra d'amore,
dipingeva fogli
ornati di luna, sole e stelle,
sognando
di librarsi in volo
tra graniti
ombreggiati
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raccolgo tempesta
in questo oceano di velluto
cremisi della tua bocca
asciutta
gocce di acido puro
inceneriscono centimetri di pelle
dove stille di dolore
trafiggono il petto
gelo dell'anima l'indifferenza
che acquieta il dubbio
pagine da
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Sai che non mi piacciono
i fiori appassiti,
sarà il ricordo delle stagioni
che muoiono presto
Sarà che il giorno
diviene sera prima che il sole
completi il suo cammino
fra i semi che piangono
Una rugiada pallida
appena accennata
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Che ti posi come neve
ed io montagna, ti reggo
ogni fardello glaciale
ad impigliarmi la lingua
contro ruvide stalattiti,
ed il tuo etereo laccio
sciolgo.
Ch'addobbi i miei spigoli
e le mie grotte.
E seppure scali il cielo
come tempo
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Non ho controllo
s'inventa l'ore il tempo
gioco, simile al poema antico
al suono futile di due ali e poi
il disfacimento delle righe
nel dissenso mio
la ribellione dei gesti silenziosi
nel morir piano e dolcemente
dentro un sol pensiero,
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Come l’autunno cado dal ramo
e l’ascesa è lieve nel cuore
del languore che non reca stupore
al mio planar smorto e insano.
Non bramo giardini d’ erba fresca,
neppure le stelle poco bandite
abbandonate da coppie lascive
nelle pause senza resa né
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sprazzi di cielo azzurro mare
dove nidificano le aquile
si tocca il sole
e nel riflesso di due occhi
galleggiano nuvole
qualcosa da ricordare
rimane sempre
quando lo sguardo si perde
sul finire del giorno
e i gabbiani stridono
fanno baccano
la
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 | Ogni giorno una spinta in più,
per allontanarmi,
un richiamo in più per zittirmi
e farmi sentire in colpa.
Quale colpa non l’ho capito,
o forse si,
ma più che colpa intralcio,
scomoda ... sgradita presenza.
Ecco i
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32815 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 11581 al n° 11610.
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