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♦ Pierfrancesco Roberti | |
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Le 8061 poesie in esclusiva dell'argomento "Sociale"
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L'alba si riflette sul mare.
Nella testa
immagini già viste
litigano con i sogni
la speranza con la sofferenza.
Il perché
della metastatizzazione di cellule cancerose
lascia sterili teoremi
per costruire fortezze
e rinchiudervi
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Una volta c'erano fieri i Liberali
ora spariti persino dagli annali
dicevano non votare Comunista
per la fame perderai la vista
Imperava la democrazia Cristiana
e quanti raccomandati figli di p... a
poi passò la mano ai Socialisti
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aria irrespirabile
filtri al carbone attivo
nasce un altro bimbo disabile
nocciolo radioattivo
i potenti della terra hanno apparecchiato
in tavola il pranzo è servito
si è troppo abusato
tutto questo a cosa è servito
un
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Serpeggia nel fogliame
il dir stonato
di chi nulla ha da proferire
se non il disaccordo del giudizio popolare
al dubbio
potrai dare
conferma o
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Cosa succede?
Il porto rosso
si accende
d'un tratto.
Un grave schiaffo
ferisce
il gigante malato.
Ma lui
non getta
la spugna,
un grande segreto
nasconde.
Boom.
E tutto finì.
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L'ANARCHICO
Tutta la vita in attesa d'un invasore
che desse dignità alla Patria,
sognai anche la rivoluzione
che mettesse in fuga manager della Sanità
super pagati per bancarotta
Carbone di stella frantumata dai sogni
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Zombie
nel regno d'ombre
su trono cupidigia
a contare tintinnii e fruscii,
raschi ravvivanti
all'anima letargica
e mani senza volti
a passarsi litografie filigrana
infinita scena agli occhi
labirinti mentali
sproni a cumuli
esacerbati a
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 | Rincorri le strade
insegui l'acqua
giri intorno alle fabbriche
arrivi preoccupati
finalmente nella sala
sei tu l'oratore
fresco il sangue
di ieri
la perdita umana
del sogno
ma
Giovanni sei
nei nostri cuori
Sempre uno di noi.
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Ahimè, quanti ipocriti sguardi
soggiornano, nell'ottusità che ingurgita
l'ignoranza di echi, senza ritorno,
orfani di crudeli silenzi
insigni dell'uomo, che picchia uomo
con daghe, ammaliate di parole
a caccia di ogni utile
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Vecchie tenaglie arrugginite
sdentate e in archi di luce al morso
è ora di mollare chiodi d'oro
ormai promontori il groppone delle vacche
Despoti alla concia da iene a conigli
scappano palpitanti in salita
sgomenti a zig zag alle
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Petali sfatti questi giorni
nella ricerca dei miei ieri
e la rincorsa dei domani.
Nell'incertezza del vento
voleranno gli anni
mute lancette senza tempo.
Forse un giorno
dimenticherò
chi sono
ma oggi voglio vivere
nel presente di
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mi piego ad allacciar le stringhe
rischio
sei sempre attento ai miei errori
vischio
sono un uccello da voliera
acquista piuttosto una bella passerotta
spedisci il tutto al destinatario
e non sprecare il tuo talento
per poi farti
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Quelli che dicono che non sei ciò che vuoi
mi lasciano scosso
ma sanno cosa sono
io che sono mezza via
fra obesità e anoressia
tu che mi scivoli adosso come un masso
e non trovo empatia
con tutte le persone, io non provo
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 | Sul volto glabro brillano le lacrime
reliquie quiete d'un duro saluto
che porge l'aspro e che punge più bruto
l'anima smorta di mamma e papà.
Sfuma la nebbia all'albore, in Abruzzo
c'è un nuovo sogno di vita
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Le foglie di Beslan sono fatte di sangue
e fiori di carta accesa dalla polvere
e dalla urla allungate delle madri
che non si danno pace
e mentono fra i morti.
Piccoli volti, occhi sbarrati
mani impastate tra le croci
anime tremanti e sepolte
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La vendetta mi fu sempre negata
da quelli che perdonano
e prendono punti su pelli indigenti
ogni dolore un gettone da spendere agi
occulto d'altrui soffocati disagi
Sia iena feroce alla preda,
fulminea alle spalle, il dolore truce
secco
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 | Flette flessuosa
l'aurifera spiga
inzuppata d'odio
come flette il tuo capo
dal troppo peso
coronato d'infamia
ribolle in te
l'insana energia
moltiplicazione d'avido prurito
mentre scali monti di carta
per ergerti senza
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| EnzoL |
20/05/2011 03:20 | 2428 |
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| La polvere del mio cuore
è sparsa
in tutto questo freddo campo...
tra le grida silenziose
di uomini sazi della propria umiltà
e tra un triste e vuoto sguardo
di chi un tempo era detto bambino,
ora tutto è un ricordo
fatto di
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Dapprima
molecola di ogni pozzanghera
mare, acquitrino
stagno, lago, bacino
poi
molecola, lieve
di ogni nuvola
e poi pioggia, o neve
ed ogni goccia
liquida o fiocco
verso ogni fiume
sotto ogni ponte
dentro ogni falda
poi ad ogni
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Fondamenta di cartapesta
scorie radioattive
la terra urla la protesta
se queste son le prospettive
il nostro pianeta, troppe volte preso a calci
poi ci meravigliamo
resteranno solo stralci
ma cosa pretendiamo
prendi ad esempio una centrale
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Sento parlare di democrazia
ormai sintomo di pazzia
rendiamo conto ad un padrone
come zerbini davanti ad un portone
politici tutti uguali
e noi perdiamo gli ideali
c'è chi dice ci vorrebbe una rivolta
sarebbe bello dare una
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 | Non chiamarmi clandestino
Chiamami negro, nero, neger
Arabo, marocchino, filippino
Non chiamarmi clandestino
Non esiste la parola nel mio paese
Non chiamo così il mio vicino
Non chiamarmi clandestino
Chiamami vu cumpra, vu mangià,
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| Come uno stormo di allodole
soggiogato
nel mirino d'un fucile,
quella pattuglia di pensionati
(che dalle nove
per il corso muove)
pian piano s'assottiglia.
Oggi l'ultimo superstite
poggiato al tremolante bastone
(sopravvissuto
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Il bello o brutto elettorale
che vale sempre e ovunque
allo scrutinio si va a legare.
Allora vedrai dalle facce
fatta la tara alle parole
chi davvero è vincitore.
Tutti parlano dell'elettore
indotto forse a bocciare
per un qualche
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Uniamoci rivoluzionari,
combattiamo per riconsegnare la libertà alla nostra gente,
liberiamo il nostro destino dal tiranno,
liberiamo le nostre ali e voliamo lontano,
oltre il confine del cuore,
sognando una notte diversa e
un nuovo
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 | Coriandoli infuocati scendono dal cielo
nelle tue vene il sangue si congela
tremante leggi il tuo vangelo
a lume di candela
lo scoppio di una bomba
gli occhi di un bambino
si chiude un'altra tomba
un fratello ucciso da Caino
coriandoli
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| Era il mese di maggio
con la mia vespa piaggio
andai a vedere una partita di Baggio
finì male e rischiai un linciaggio
ma poi sotto l'ombra d'un faggio
mangiai pane, frutta e formaggio
accanto a un asino che divorava foraggio
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| Cuore malinconico
voglioso di ribellione,
di dimenticare gli oppressori
e tornare a vivere libero come un'aquila.
Cuore distrutto dalla dittatura,
cuore che non va più otre il mare
e seppellisce il paradiso
nella fossa
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La verità si afferma da sola
non ha bisogno di padroni
Verità come lente
che illumini la via
dietro sbarre ossidate
leggere piuma al vento
Verità pesanti
come il cemento
nascoste nei diamanti
morti tra le mani
di corpi
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 | Sono quel soldato
dal volto indefinibile
partito ormai
da troppo tempo
fra abbracci d'amore
inni patriottici
e distillati di morale.
Sono quel soldato
che saluta dalla nave
che divora giorni
in mari sconosciuti
che scrive lettere
in
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C' è un disgusto generale
nel diritto a esercitare,
ché le cose mai non cambian;
"questo o quel?"
"Bella domanda!"
Chi ha il Potere non riforma,
ché ci perde in qualche sponda.
Qualche forza
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8061 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 5551 al n° 5580.
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