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Le 8054 poesie in esclusiva dell'argomento "Sociale"
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 | Esclusa emarginata rifiutata
come una mela marcia nel cortile
di questa vita decantata e vile
dal tempo e dal dolore temperata.
Esclusa rifiutata emarginata
lungo il cammino come un utensile
di questa porca società civile
dove la faccia è cotta e
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| È chiuso nella solitudine della sua casa,
non più pensiero esce dalla mente
restano tutti lì dimorati a iosa
e nessuno più lo avvicina personalmente.
Viene a mancar l’esigenza di socialità,
relazionarsi diventa difficile e inopportuno,
non sa
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| C’è polvere arsa
su terra bruciata
la miccia è scoppiata.
C’è acqua gelata
sopra quel viso
sepolto il sorriso.
C’è incudine e martello
chi cerca un futuro
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 | Uomo a metà
oppure scarafaggio
forse no sbaglio
un punto nero in faccia
tutta una storia
madida di muffa
mentre che il cuore spoglio
non si tuffa.
Uomo negato
certo emarginato
passaggio alla frontiera
della vita
cade la pioggia
sopra il
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 | Pieghe sanguinano sotto le stelle,
nuvole piangenti avvolgono
stanche membra,
gelo d’inverno congela lamento
che nessuno ode
oltre il lampione dell’esistenza.
E’ l’emarginato!
Occhi che non lasciano il cielo
unto di lacrime per amori
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| Ho immerso gli occhi down
d’una bambina
nel tramonto d’autunno
in excelsis col canto d’un angelo
che m’ha preso per mano
ad abbracciare
sorriso
e tenerezza
in faccia all’ironia
di inzaccherati viali
e di sciupati istanti di carezze e di
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| Il marito aveva l’amante,
lei era di disturbo,
la portò fra le donne pazze
con cento malfatte inventate
lontana dalle piccola figlia,
dall’anziana madre,
dalle amiche, dal paesello,
dalla sua gente
pochi anni passarono
e la piccola si
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 | Piccola e nera come da programma
venivo in mezzo agli altri messa a parte
contavo la mia rabbia e il tagliacarte
mi nascondeva l’anima e la fiamma
con la sua essenza amore della mamma
tra i miei fratelli vedova in disparte
figlia del tempo perso e
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Saresti tu quel filo torto in fondo
quella bruttura umana inascoltata
con gli occhi che si affannano a capire
se è meglio fare finta o andare a spasso
con una vita a balzi in faccia a cento
costretto dal bisogno del momento
a dare spazio al cavolo
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Ora che i dadi sono tratti e le sette meraviglie degli abissi neri
sono scesi nei germinosi vivai della terza figliolanza, ora
noi parleremo tra i sicuri covi del tetto più alto, nei saloni d’Eternia
dove la sinergetica massa dei mali che là
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Impopolare la santità
assai piacevole la volgarità
la tecnologia è padrona
figliare è da cafona.
I dubbi una necessità
allarmati senza sincerità
giovani zombi come Giona
emaciati in luoghi fuori zona.
Società in cerca di neri
non perdono
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Partimmo in trecentosessanta tutti ammassati
da lontano guardando sembravamo abbracciati
una lunga crociera sul "filo" di speranza guardando al futuro
un battesimo d’acqua salata... scavalcando quel muro.
L’orizzonte sembrava l’America... visto dal
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 | Come soffio di vento
giro a cuor contento,
del passato non mi pento.
sul mio viso piaghe
del tempo per un
disfacimento lento.
Mi sveglio e guardo attorno
tutt’attorno un gran vuoto,
con l’angoscia che mi prende
nel vedere la gente,
che guarda
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| Tesoro dell’umanità è l’infanzia,
oro per un futuro radioso.
Gli adulti devono essere la loro garanzia
e non aver comportamento odioso.
Eppure sempre più spesso accade
che vittime di abusi e di violenza
pargoli feriti da parole che son come
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| Numero, numero tondo delle deportazioni e delle mancanze
Della morte terrificante con gli occhi di fuori e la lingua fusa al palato
La morte maledetta nel miraggio di un’alba rugiada
Strisciante in un fosso per essere celato allo squilibrato sistema
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| quanti volti devastati da tumori tormento di veleni
strade su strade di rifiuti bruciati in silenzio
non c’è più poesia nelle serrande chiuse per i fumi
oh sole nascosto tra le nuvole impregnate di fuoco
diario di famiglie massacrate dal veleno
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| I fragorosi marchingegni risolsero in melodie celestiali di cadenze, in cromatismi cangianti di colore continuamente col moto subitaneo della brezza e la scena fenomenale fu spalancato abisso di inaudita bellezza: miliardi di gioie s’avvitavano per il
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 | Quando cala la notte
e le stelle entrano in gioco,
luci vicine e lontane
trapuntano il blu notturno
d’argentati pensieri.
Colori accendono trìpode di pace
e telamone in cammino,
mentre, l’aere sventola al mondo
sguardi di popoli solcati
da
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Siamo migranti, anime che brulicano
sotto lo stesso cielo, spinti dal vento
sradicati da una vita emozionale
quando si semina dolore.
Popoli dalle albe incerte
convulsi, dentro una vita
che non ci appartiene
siamo spiriti che non disdegnano
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La musica delle foglie gialle
non fa rumore quando piove
non accarezza il suolo, cade.
Cade senza tonfi, nel fango
nel tanfo di un letto senza piume
sulla terra melmosa
dove i tacchi affondano,
sul tetto esiguo di un ombrello,
le gocce appese
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Colonne di solitudini che viaggiano nelle scarpe rotte di fatica
storie di volti tormentati del pianto di un dolore antico
numeri e numeri di perduta umanità che affondano nella sabbia assolata della tragedia
sudario quotidiano di parole salate dal
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ho un rospo- invettiva
mi sta lì
lo raccolgo in un foglio
intanto lascio gridino le pietre
per la bellezza deturpata e
il suo esse- o-esse
per i figli del progresso dio- boomerang
dai chiusi orizzonti e una vita
di passi perduti
per l’uomo e
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Sono pezzi di cristallo questi pensieri
frammentati ricordi di un tempo passato
dove uomini decisero che per anime diverse
era il momento di soffrire e morire...
Distrussero vetrine e luoghi di culto
così, senza nessun sussulto del cuore
il tutto
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Tre volte salve a te o novo nero!
Quidquid delira re son novi rei
nella suburramega
L’incendio riverbevole di già rutilanti mappe, pergamene combuste sgorgono nei planimetrati
Ordunque sia gran persecutorio, ordunque sue passioni edittoriali:
E’
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segni indecifrabili
lasciano lungo il percorso
come orme sulla sabbia
è stato un miraggio
la terra promessa
negli occhi pezzi di cielo
a dire
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Esprimono un trattenuto dolore
quei rassegnati volti,
quei loro occhi ancora non spenti
che perforano la notte.
Uomini
forse inconsapevolmente caduti
cui non viene concesso di rialzarsi.
Nel rientro di due mura,
accanto a queste colonne che,
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Ite ite ite a Rafael, l’angelo con l’ali di zucchero filato celeste e bianco,
d’oro rilucente (cui è magnanimitade sperata dalle torme vincenti:
si riversa e sgombrella in dendi e dendi festinaiuoli d’esotiche libaggioni
e divi e divi e terre: l’ala
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 | Sfiduciata esplorazione
declina cittadinanza umana,
l’accoglienza pendula
all’apparenza scaltra.
Panneggiano esistenze
in involucro sistematico.
Tutto o niente
nel viaggio disperato.
Compassione per pudore
appanna la timida vista
ma del
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 | Pianto di dolore s’innalza dal mare,
onda di pensieri affoga nel turbinio
di vento e tempesta,
si dilegua nel silenzio l’azzurro infinito,
mentre acque lambiscono
caduche ombre.
Barche d’anime fanno anse,
inarcate attraversano il tranquillo
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| stato d’ incantesimo
inventarsi un cielo
delirio che
sanguina luce
l’ anima travestita
a farsi
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Sussurra ancora il soffio mattutino
una carezza di brina su un fiore dell’ultimo prato
l’odor di naftalina nei cassetti insieme ai fiori secchi
fotografia in bianco e nero.
Valica al galoppo più veloce della luce la tecnologia
cemento armato e
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8054 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 901 al n° 930.
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