A mio figlio
Guizzo frizzante di ingegno illumina il tuo sguardo, indomito puledro la tua corsa vado seguendo. Bello mi appari e
Guizzo frizzante di ingegno illumina il tuo sguardo, indomito puledro la tua corsa vado seguendo. Bello mi appari e
In ogni istante, in ogni attimo di tempo mi vedrai correre di baci disiosa, di tenerezze avida e mai paga eterna
Affondando gli artigli nella carne dilaniando ogni scampolo di anima ottundendo sentimento e ragione uragano
Ah, il tuo riso per primo ricordo, donna, caldo che scoppiava e di brio contagioso, i tuoi motti di spirito, di
Allegri soldatini alle intemperie fieri e dritti sul mio veron le multicolori ali spiegate, festosi ciclamini dalle
Amaca suadente, dolce e fresca è la notte, che del giorno la calura stempera e allontana. Dalle dormienti genti
Struggente mi perseguiti nelle mie notti insonni. Profondo ed inappagabile esali dal pozzo dell’ anima; infido mi
Cullami onda, onda cullami sapiente, a chi accogli pace adduci e pace conferisci, lava suadente dell’alma il ronzio
Dei miei versi il valore non conosco, né troppo me ne cale, in vero. Lascio ai dotti disquisizion forbite,
Del profondo le voci in pelago vibranti si rincorron, sussurrano a volte ribollendo, semplice verbo ora, nel sonno
Deliziosamente l’alba imbellettate mille assordanti cinguettii di uccelli. Levante ormai di luce è rischiarato, si
Atri ululati di feroci zanne riecheggian nella notte coi miei passi. Sol mia compagna una pesante spada trascino, che
Di amare per amare ora son stanca, troppe frustate son giunte sul mio viso. Amore che santifica, caro prezzo vuole,
Di tua beltade ogni ora io mi beo e godo figlio dalle tante inaspettate meraviglie. Sei bello si, ai miei materni
Esplodono furenti a chiedere ragione, occhio di rosso tingendo e armando mano. In segreto covano a macerare lo spirito,
Fanciullo sentire è tenerezza, soffuso e morbido bacio degli dei. Cristallino lago dalle suadenti acque, che a
Da primigenie piaghe, celate negli abissi dell’anima, dagli antichissimi sentieri cosparsi di rovi insanguinati, che,
Frangonsi e si rincorrono minute e crespe onde sui grigi e smussi rotolanti sassi scivolando, che alla vista balzan per
Parole, un fluttuare di parole vacue, suadenti ed imploranti, vi piacque propinarmi. Eravate affamato,
L’eterno canto di Sirene incatenate permea il meriggio afoso e lo stordisce. Stretto un sentiero di aspri e duri
Ineffabil gabbiano le muliebri nari vai sfiorando. La tua danza di amore, di zagara e vulcano, stordisce ognuna e,
Invadente ed intrusa le nostre vite impastavi, arraffare cercando anche di noi il possesso. Due bambine eravamo dalla
Isola di Tiberio il tuo strapiombo miro ed urla di gabbiani che si incrocian in volo, riarse grige scogliere e
Lontano in un angolo del tempo, c’è una valle in cui regnan solo i baci, non fatue ed intruse parole, ma baci, baci,
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