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Gli ultimi 5 iscritti: Anna Maria Antonietta Sarra - Davide Dell’Atti - Lunar library - TonyLake Sito - Patrizia1973
♦ Luigi Ederle | |
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Le 89345 poesie dei soci sostenitori |
Il cielo s’incrina di luce primordiale
e prima ancora che
la terra ricordi il suo nome
un brivido incide il silenzio.
È un filo di suono
una goccia di vetro che cade nel buio.
Non cantano per la primavera
non cantano per possedere l’aria
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Amare è scagliare il cuore oltre la nebbia
non come un sasso che affonda nel fango
ma come un dardo di luce che fende la notte,
sfidando l’oscurità a farsi mattino.
Siamo vele che hanno sete di burrasca,
stanche di marcire in un porto
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Sulla riva
iniziò l’incontro
e sulle coste frastagliate
adagiarono le loro giornate
La storia narra
di due anime perdute
perse tra i demoni
di acque agitate
opere a lungo perpetuate
Sole
tra scogli affilati
a rimembrar immobili
violenze
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Disegno con le labbra
i tuoi contorni
ascoltando il ritmo caldo
del tuo corpo nudo
mentre la notte
ci avvolge piano
ed arde il desiderio
di fuoco lento.
Ti cerco ovunque,
fremito che scorre
lungo la schiena
e smarrisce la
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La sera
è il mio velo nero
la notte
il mio sudario scuro
ed io indosso
dolori e respiri di gelo
anche d’estate
quando tace
il cuore pieno di sassi.
La luna
è la mia luce votiva
le nubi
il mio lenzuolo funebre
e io vago nel vento
che
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Esplose col sorger del sole brillante
in un mirabile unisono canto,
annunciando il nuovo giorno nascente.
Intrepido il limpido suono viaggiò
vivificato dall’aria salubre
del fresco mattino sotto il sole lucente.
Lontano si propagò l’evento
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Di mattutino il lago s’abbruma,
dai dolci declivi si muovon le genti,
che porgono il saluto al novello dì,
nel cammino di nostra via
Par dipinto il cielo
di nubi leggere e fluttuanti,
sono aleggianti onde
che baciano il lago
Sommessa e cheta
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Nasci d’aria e di rosa
eppure il mondo ti chiede
il peso della pietra.
Porti sul volto la colpa d’essere luce
quella grazia che gli occhi ottusi
scambiano per un invito
un libro aperto da sfogliare a meta’
e poi richiudere al buio.
Dovrai farti
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Il cuore non è un muscolo di pietra ferma
ma un motore che canta solo sotto sforzo,
simile a un aquilone che sfida la tempesta
perché sa che il vero pericolo è restare a terra.
Rischiare è spalancare le finestre all’improvviso,
lasciare che
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Sotto l’infinita volta celeste
son atomo deciso a salir la Vetta,
dico al Signor ciò che il cuor mi detta,
mentre il cielo d’azzurro si veste.
Di lodi e preci ho piene le ceste,
cerco nella Sua Parola la Via Retta
e ciò che l’anima mia si
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Ti bisbiglierò
l’indicibile
nella follia della mente
perché il desiderio
non attende il momento.
Ti scriverò
rime bagnate
di labbra
per dirti che sei mio soltanto
nell’altare eterno della pelle
dove il paradiso
s’apre tra le
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Ci hanno insegnato l’arte del freno
la geometria dei passi misurati
come se la vita fosse
un cristallo fragilissimo
da non esporre mai al vento.
Ci dicevano di asciugare
la pioggia dagli occhi
prima ancora che bagnasse la terra
di soffocare
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Viva la terra quando è bella sporca
e la combini peggio di una porca
con monti e fiumi tutti plasticati
che sembrano rifiuti premarcati.
Viva la terra lurida e cenciosa
che sembra il velo nero di una sposa
con tutte le sconcezze sull’altare
tra
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Senza il Tuo Amore
sarei nel deserto
delle sabbie bruciate,
nell’abisso angoscioso
degli insetti urticanti,
vagherei nelle
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A sussultar s’insidia
la tragedia
a finir va la vita
su quella sedia
Violato è il tuo destino
nella fragilità annaspa
tedioso declino
Anche se
preferisci morire
alza la testa...
devi prima perire
Non sono le ruote
a bloccare la mente
ma la
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Accanto ad una fonte d’acqua pura
noi c’incontrammo un giorno a primavera,
quando beltà splendea e giovinezza.
Attraversammo il caldo e la frescura,
l’aurora ed il crepuscolo la sera,
e la notte tra un bacio e una carezza.
Ed or siam qui col
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È un salto nel vuoto, un brivido sottile,
un dardo che trafigge il petto ignudo;
non è fortezza, non possiede scudo
chi apre il cuore al soffio dell’aprile.
Siamo aquiloni appesi a un filo d’oro,
tesi nel vento tra l’azzurro e il fango,
balliamo
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Oh atavico disarmo da sensuali mani
Oh iperbole sottesa d’urla silenti
Soffoco di forme
Effimero paradiso volo di te
Eterno
Rilutto ragioni d’altri
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Tra le ombre del mondo
ed il suo rumore
costruiremo un nido di luce
custodendo questo fervore
fino a far fiorire primavera.
Ti darò sguardi caldi,
gesti d’amore e sete di quiete,
mentre il futuro scorre veloce
e la gente coltiva la sua
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In ceppi il cuor dell’umano mondo
nelle spire agguerrite di ambiguità e doppiezza,
che tutto trascinan nell’abisso più fondo,
dove obliate son autenticità e schiettezza.
Nelle dure menti le braci si alimentano,
e ardon creando dissidi e tormenti
e
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Se in Priapo mi perdo
e pur l’Aretino trovo degno
ed anco de Sade mi prende
in voglia e tutti l’altri mi s’invogliano
Allor cerco venia
in Petrarca, Dante e tutti questi,
ché di canto lor poetar era
fra le gentildonne
Dippoi in Teocrito,
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Il tempo non fa rumore quando passa
lascia solo una polvere sottile
sui davanzali delle case
che abbiamo abitato
sui nomi che non pronunciamo più
per la fretta di afferrare l’inutile.
I ricordi sono vetri
smussati dal mare: diventati pietra
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Tolgo le redini al cielo
e divelgo le le ansie
del mondo stretto
ai miei segni di tenebra
sempre in conflitto di luce.
Aggiungo un respiro
uno dei pochi segnali
di una vita che trasuda buio
all’ombra della cenere
volata via con i miei
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D’antica memoria,
s’attestano i soffi letali di vita
e in fiochi specchi di luce
nei ricordi, affiorano
dove la brama crea castelli
di futura rimembranza.
Anime sole, tenendosi per mano
vanno incontro al tempo
sfociando nel lontano
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Certe estati da un fondo di inerzia
trapiantate dove la
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C’è un ramo che cresce storto
dentro l’albero di famiglia.
Non è colpa del sole,
ma di un’ombra che ha scavato
quando la corteccia era ancora
pelle di pesca e latte.
Mio padre non potava,
guardava altrove mentre il parassita
beveva il
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Il cranio mio infestato dalle ortiche
rivolge verso se la sua iattura...
elabora filosofie nemiche
forgiate da una perfida fattura...
fatico e sudo ostaggio di me stesso
torchiando il mio voler d’ essere vivo...
matura il proseguir del mio
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 | Nel fumo denso
del suo pensiero,
il poeta rammenda
le parole dell’anima
come il sarto cuce
l’abito del proprio
destino: se il sarto
veste il
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Una costellazione di timori
dal celato fondo dell’inconscio sale
in sembianze di fantasma reale,
al viver dell’animo fa subir i fragori.
La Divina Fiamma degli umani fervori
vivida arde come fuoco centrale,
si erge a serrar ai baratri il
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Resti smembrati
schiusi nell’ interrogazione
dell’iride.
Mutato silenzio
lurida essenza
d’estirpata voce.
L’innesto
è incubo in
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In questa pagina dal n° 421 al n° 450.
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