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Le 70144 poesie con accompagnamento multimediale
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 | Vivi quando vivi
e ti presenti
nell’attimo che sei.
Io ti so sbagliare, ma se sorridi
ti so presenza nella tua assenza.
Vivi quando vivo
io ti
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Quando noi alla sera
aspettavamo la luna
per non ritornare mai
a casa prima di notte
E giocavamo col vento
con il suo alito scuro
che accarezzava il cielo
fino al gelo del mattino
Quando poi all’alba
sentivamo poche stelle
sussurrare
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Lontana e ferma
come un grido di gabbiano
che si perde tra le rocce
ma rimane dritto e in piedi
sopravvivendo alle parole
che mi colano in petto
randagia
come solo una rosa
senza orma e radici
tra i campi di grano –innevati,
sa
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Sento freddo
nelle cripte vuote dei tuoi occhi
avvolte dall’edera...
rabbrividisco
al tuo insensibile tocco,
mentre crudeli spine di rosa
crescono in mezzo allo spazio vuoto
del mio petto, riempiendolo
e sono geloso
quando gli angeli
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il cielo grigio
nei ricordi sorride d’azzurro
gli alberi chinati
pregano all’estate
(fiore che non si vede la speranza)
il cuore ascolta la pioggia
(voci del nulla
come fari nella nebbia)
anche un battito di ciglia fa rumore
chi chiama
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Ispirami oh Athena
epica di patria antica,
anche con mental fatica
narrar i vorrei con ardor!
La mia città greca di Akragas,
non ebbe un grande come Pericle
ma ebbe un grande come Empedocle
ora gli Agrigentini possiamo ricordar!
Cantami
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 | Come le mele,
acerbe o stagionate
con la buccia liscia
vestite di luce.
Emozioni.
Fragole pungenti,
delizie dello
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| Sui campi
rattrappiti dal gelo
di infiniti riflessi
riluceva la luna.
Come frammenti
d’Eterno
dal cielo caduti
di un agognato ritorno
indicavan la via:
sinuosa linea
che traversando
della fredda Notte l’oblio
oltre il Tempo
magicamente
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Semplice morte
inseguita tante volte
ed evitata
fra le pieghe del destino
Infelice sorte
simile ad un vento
nero prima di un temporale
con le nuvole del cielo
Vive di grigio
dopo la pioggia acida
appena caduta
a corrodere la
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 | Pioggia sorda attraversa le ossa,
l’acqua in cui sono cresciuta
che ha reso immutabile il dolore.
Parole senza lettere
giorni senza ordine di tempo
vie senza nomi.
Una lunga strada senza canto.
Non so leggere fino in fondo la mia
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 | Muovi nell’aria che viene
senso ed assenso del camminare.
volgere lento fra i passi ed il segno
di speranze fugaci
in vasi di argilla fra estasi e voli.
Francobolli di rarefatte nostalgie.
Ponte che attraversa immagini mute
di giorni avvenire sul
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Tra le notti a sospirar in silenzio
nel buio incede, a spasso il cuore
insonne sulla sponda d’un caldo letto
tra aneli, voglie di cupidigie, amori.
Una valigia di sogni in cammino
la voce tremula a dipingere mura
di stanza colorata con rosa
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Me so rincitrullito a mette da parte
le cose vecchie che te ripossono servì
poi siccome er cervello va a dormì
nun m’aricordo e ne ricompro artre.
Me so addannato a ingurgità le medicine
che li dottori te vonno fa pià
è mejo fatte un par de
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 | Ancora io son qui
nel bene e nel male
nonostante tutto
ogni ora di ogni giorno.
Nel nuovo anno
uguale a sempre
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Esco di casa e un gelido gorgheggio
è sulle ciglia, l’ascolto, s’annida;
nella visuale del nuovo posteggio
ove in un veicolo un pargolo grida.
La mamma e una bimba son lì a quietare,
ma il verso s’allunga, ormai è una sirena;
il padre par dir:
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Dicono che non esiste il tempo passato né il futuro
Unico metro è il nostro che gli diamo celere il passo e lento
Eppure muove uguale e testimone è quel quadrante al muro
Ma preferiamo credere ad un ritmo che muti col pulsare del cuore
Irrefrenabile
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Sonnecchia rassegnato
un po’ stanco, un po’ appagato
fustigato dall’onde e dai marosi
cullato dal rumore delle barche
infastidito alla pioggia
e ai venti ...
premiato con tramonti mozzafiato
albe dall’avvenir radioso
e meravigliosi
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Se uomini liberi
realmente
fossimo
naturale sarebbe
in Lui
riconoscersi
in se
riconoscerLo.
Ma lunghi secoli
d’ammaestramento ed oblio
come macigni
sulla nostra anima
pesano.
La trista progenie
dei figli dell’Uomo
noi
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Vivo,
e quieto
soggiace amore
nel mio cuore.
Vivide tempeste
lo attraversano,
il passo
è malfermo, ma, se io
entro di me,
mi ascolto, sento
che fu
un
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Adesso che la notte soffre di quella luce che non c’è
Adesso che la notte piange sentendo il mare stringersi addosso
Adesso che la notte ha un cuore che pulsa sul corpo nudo della luna
Specchio che si specchia su di me
Adesso che la notte si mette in
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Vana speranza
di mille secoli bui
crudele lusinga
dell’ultima ora del Mondo.
Baluardo
di ogni
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Non è casa
se penso ora
alla tua distanza
non è mai sera
se il buio porta solo
una pallida atmosfera.
Nuvole intrecciano
velati pensieri al sole
e mi resti nell’ombra
dove cresce per te
il mio vagare.
Tu sommergi
senza mai farmi
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Contemplo
oltre l’esistenza
quello spirito libero
ma tanto sperato
imprigionato in un corpo
oramai vecchiardo
e consumato.
Quel vezzo negato
e poco assaporato
per un rimpianto
oggi avverato.
Ogni lacrima
rovesciata nel tempo,
fermata e mai
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 | I biscotti pan di zenzero
hanno, ogni anno,
un sapore diverso:
un tono
di musica calda,
che canta
dal camino,
insieme
ai colori
dell’inverno.
Nel rosso ramato
dell’impasto,
posso sentire
i tuoi capelli
posarsi
sulla mia
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 | Mentre sulla vetta degli anni
il sole piange nella gelida notte
onirico è lo spazio di occhi assennati
che dolci ricordi come incanto riesumano
a deliziare un senile presente
D’acerba vita si colorano le immagini
fino ad espandersi nell’azzurro
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Come una luce sul fondo di uno specchio
nero su cui i passi e i cammini
scivolano, un cielo di terra
da cui non c’è fiore che germoglia.
Come una stella che ha del suo stesso nascere
il timore, l’insicurezza di un pianeta
che respira e stenta,
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 | Così piccola viveva i giorni
dipingendo di azzurro tutti i quartieri malati.
Invece di giocare a nascondino nella piazza del paese,
preferiva prima stendere il bucato e poi disegnare,
con le dita, i sogni in volo .
C’era un pianto affannoso nella
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 | Era
un passo leggero,
quello del fauno,
nel bosco.
Fiocchi di neve
coprivan l’erba
d’intorno.
-Cerco
un cristallo
di neve
purissima-
disse il fauno
ad una bambina
che passava,
tra la neve
del Bosco Incantato.
-Ecco
la Luce per gli
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C’è un albero spoglio in fondo a quella stanza...
il profumo di un vecchio Natale,
un camino sporco di ricordi
e specchi opachi, che non riflettono più sorrisi.
La luce taglia l’aria di un odore d’altri tempi,
uno stagnarsi di immagini che si
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 | Figure morte
affondano inermi
nel mare,
e cristalli vitrei
gocciano madidi,
spirando
su letti gemmati
di sabbia;
lontana,
all’orizzonte,
la forma accennata
di due braccia,
scolpite
da glauche lune
e stelle
di malinconie bizantine.
La
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