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Le 70149 poesie con accompagnamento multimediale
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 | Intreccio le reti dei miei naufragi
mentre ritorno nelle parole di vecchie strade.
E mi lascio fotografare il viso per non contrastare
la rivelazione finale della mia solitudine.
Io ho scelto di non avere volti nuovi.
Di rimanere distante dalle linee
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 | Voglio qualcosa di buono
come il pane appena sfornato
come granelli di zucchero semolato.
Voglio respirare ottimismo come frutta candita
come il caramello che sporca le dita.
Pretendo la martorana e la crema di caffè
biscotti e pasticcini
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 | Sono così distante adesso
posteggiata lungo le fonti del silenzio
fiorita e vecchia tra i perimetri del tempo.
Bianca, sotto i palmi delle mani
piedi a terra, voce al cielo terso.
Abituata all’oro di campagna
il verde sconfinato al di là dei fossi,
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un giorno io ti sentirò
ci sono rumori che spezzano il silenzio
rimanendogli soltanto accanto
un giorno tu mi ascolterai
in una piccola preghiera
come una musica che illumina
grandi battiti
un giorno tu mi guarderai
saranno occhi che vedono
oltre
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 | Torna il canto oltre la collina
che più non respira
il profumo del mare.
Resta uno sguardo: il ricordo di ieri
che ancor si abbraccia
al tramonto sui prati
Danzano i colori
ora
tra le parole dei semi lanciati
in questa valle
che
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Le mattine più tristi
erano quelle dopo la pioggia
quando qualcosa finiva
nella luce dei giorni
Qualche profumo svaniva
portato via
da un vento lieve
incurante dei sogni
C’erano alcune sedie vuote
oltre i miei passi
e nessuno
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S’effonde
nell’aria
un voluttuoso sospiro.
Così
la terra bruciata dal sole
accoglie la vita
che dal cielo discende.
Come un campo
abbandonato e riarso
pregusto
dei sogni
il precipitare leggero.
Al mio richiamo
candide nuvole
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Ogni volta che i miei passi tornano indietro
accartocciata nel fango geme una foglia
e un guizzo di luce scompare tra le nubi
Cade una stilla dal cielo e dai miei occhi
scivola e si perde - tra i ginocchi si perde -
e non trova la pozza... tremula
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 | Mai ‘l pensiero corse così veloce
come una foglia persa al giorno, tremante
povera al tatto, fragile al corpo avvolto,
lasciò al vento la sua strada, e tacque
al verso di colei che s’affrettava, dimenticando
i voli aggiunti in anfratti di
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Nuvole nere si urtano
dal vento sospinte
nascondono il sole
oscurano il cielo.
Qua e là lembi d'azzurro
sempre più radi.
Un lampo rosseggia
guizza- abbaglia.
Un tuono deflagra
tristi presagi azzarda.
Simile ad un granello
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Affusolate mani lentamente sfogliano l’antico libro
pagine imbevute d’inchiostro, scolorite dal tempo
sfuggono le parole, di una vera storia
alla fioca luce che adombra e cela
Occhi scorrono su righe d’un racconto
capitoli d’esistenza sviscerati
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 | Un fiore vidi
Ignorasti il
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C’erano poche possibilità
di poter leggere
il desiderio su quelle labbra
che avevano ingannato
Il tramonto
ed altri segni di cielo
con le nuvole in conflitto
fra il buio e l’eterno
Pochi segnali da eludere
verso la fine del regno
con la
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Triste atmosfera
su dolci dinamiche
sul palcoscenico
accompagnano il volo dell'autunno
un pugno di foglie
sull'attesa scompiglia
cornici aguzze
guizzanti come pesci scivolano
son secche
frusciano strisciano
son farfalle senza
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Nessun passo guardingo
il bosco è incantato
Color d'autunno, di primavera
sognar di viver abbinato
Frustata d'azzurro
Guizza l'anima
al semplice stormir di foglie
Lacera il petto
il giovane profumo
Sale, sinuosa
nel silenzio
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Non so che cosa sia
quel falò che si posa tra le spighe
è d’oro nel sorriso.
Immagino il coraggio
il qua e là di una preghiera.
Fiamme rosse, clandestine
ondeggiano infernali feconde verso me.
Intiepidita dalla sera
l’aria canta la sua nenia.
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 | Il sole accecante
aria afosa e umida
terra che ride nel vederti
occhi che spaziano nel verde assolato
mi guardo le mani e prego
chiedo alla natura scusa
la bacio inginocchiata
la mente si rilassa
la mia voce muta parla al cuore
le mani gentili
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un cielo che scorre
una nuvola che scappa
uno sguardo che la insegue
un blu così profondo
che ogni pensiero ci naufraga
cosa hanno oggi i miei
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Talvolta
nell'ombra
che avvolge e protegge
vorrei sprofondare
perdere l'identità
che inesorabilmente
mi ascrive
nel registro delle anime.
Strappare
i sigilli dal cuore
scagliare
lontano da me
l'ammaestramento di secoli
e la
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Dolce friabile
zuccheroso mandorlato
va tuffato nel vin santo
morbidoso
profumato di finocchietto
l'autunno freddo fa riscaldar
foglie secche neve bianca
Natale busserà presto alla porta
mele rosse ghiande e bacche
l'abete verde
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Tredici lune avevo pregato
prima di maledire il giorno
e lasciare la marea nera
alle sue spire di gatta morta
Veli di seta stretti al cuore
con un nodo di primula
colta nei mattini di nebbia
per non destare il male
E nessuna voglia di
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Non devo sbarazzarmi di cose ingombranti
o inutili o in disuso, noiose opprimenti...
Ed è doloroso ogni volta vedere che parti
per luoghi per mani per occhi che tu non conosci
Con garbo e poche parole da te m’accomiato
sospesa io resto al tuo nome
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Il mare sonnacchioso
si sveglia stordito
da un tempestoso insieme
di pensieri
prima...
si dispiegava azzurro
con occhi sbarazzini
più forte delle nuvole
Abbandonato ai capricci del cielo
sfibrato da fitta gragnola
piange tra onda e
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| Julie |
03/03/2013 22:52 | 2524|  |
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Ci siamo rincorsi
nascondendoci dietro a ombre nere di solitudine;
ci siamo feriti, piegati e rialzati,
per scrivere parole storte d'ipocrita malinconia.
Adoravamo la brezza che le colline accarezzava,
le braccia aperte per fermarla, solo un
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| Pagu |
25/07/2017 12:42 | 1569 |
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Ho gettato tra le fiamme la semantica del nulla
che nutriva la mia ombra sul sentiero bianco e spoglio
dove l’occhio si disperde, mentre il bardo si trastulla
fino al cuore del tramonto che fa luce sull’imbroglio.
Ed allora resta nudo, il sovrano
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 | Tutto quello che ho veduto
sta chiuso in una scatola di cartone.
Piccola, che non intasa neanche
i ricordi
ma nel vuoto c’è l’immenso che ho dovuto
immaginare
stretto stretto in bauli d’attesa.
Strani origami terracquei
cielo e mare
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L’aria non mi fa paura
prendo la rincorsa
e chiudo gli occhi
tu non passerai di qui
Perché c’è la mia vita
oltre quelle foglie
e non avrò più ombre
da ingannare dopo
Non nuvole di vento
né timide carezze
da
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Un cielo sopra di noi
scotta quel sole
sul chiaro Settembre
nei campi il grano è già stato raccolto
e i cuori palpitano
con le farfalle che svolazzano
sul mare degli aeroplani
il vento placò le sue burrasche
sulle
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Andare come per espiare colpe
Numerando i giorni già trascorsi
Con la calura di luglio che annienta
Ho coscienza d’un tempo che a me pare
Eterno ed è breve rimembrato d’inverno
La tua lontananza pare quasi un bene
Amore ... ironizzo come per
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 | Quante lacrime nel calice pieno di assenze,
ma le mie onde- mai- cercarono ripiego
nel movimento estraneo.
Perché volli contaminarmi solo delle mie acque.
Lavai l’inferno solo con l'ombra di me stessa
e mi rigenerai- per lunghissimi anni-
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