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♦ Mario Bugli | |
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Apprensione
celata in offuscata trepidazione
Amigdala allarma la mente
scalda la pressione
Adrenalina incalza
aumenta la tensione
Emozione primaria
a respirar attingi
senza più aria
Minaccia percepita
nell’immaginario assopita
Oscilla tra
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 | Hablan los ojos,
tras ráfagas silentes
disparan tirria.
.
SENRYŪ XXIII
.
Parlano
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Si placa il vento e l’ansia si dilegua,
mentre l’aurora sveste ogni rancore;
non serve spada a chi nel petto insegua
il battito fraterno del valore.
Il cuore è nudo, un campo senza mura,
che accoglie il seme d’ogni pelle e voce;
la terra è madre e
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Tu che gemini cogiti impropri
Immemore di rispettoso audire
Prego d’afflati che memento riscopri
Oh avello d’amore d’effimero potere
Dismetti il rostro concupiscente
Addottrina il volere d’impavida arte
Aliena il carro di logo impenitente
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Parlami dolcemente
non chiedere
al cielo se c’è
un’altra vita
dopo questa.
Non voglio sapere
se avrò risposte
e preferisco
svanire in una nube
che torturarmi al buio.
Parlami con amore
consola il veleno
con le labbra rosse
e con il
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amara
la notte dei tempi,
per la galassia. che
muore da sola là
nel buco nero
creato dall’alba
e dalla luce che verrà,
voleva un canto,
cantato da una donna
e dal suo uomo,
gioielli del Creato
che vivono là
sulle piazze
della storia tutta,
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Un’intesa stimarono i nostri cuori,
che fossero nell’intimo leali e sinceri,
non ambigui accordi e dolori,
ma attese vivide e progetti veritieri.
Legati nel cuore in un unico respiro,
sulla riva incantata del mare,
ogni promessa era un dolce
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Il neon taglia la stanza
con una luce fredda,
mentre le sedie di plastica
stringono corpi stanchi.
Non ci sono ore
sul quadrante della parete
ma solo un tempo lungo
pesante come piombo
che si misura nei respiri
interrotti di chi aspetta.
I
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Nell’ inferno
del sistema
la terra
cavità tetra
di sogni ammuffiti
delirante
parole sconnesse
d’amore.
Un riflesso muto
sanguinante
di piombo.
Emarginate ceneri
nel disgusto
di una linea asimmetrica
chirurgia
del
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 | Spunta ‘o sole e coce ‘ncopp’a pelle,
l’aria è foca e nun se po’ respirà,
pure ‘o mare, ca s’allonga ‘mmiezza ‘o largo,
te regala un’ora ‘e sospire.
Addor’e sale pure dinto ‘e vicoli,
musica d’ammore, alleramente,
vocche rosse, risate d’e
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| Al beccheggiar d’un vecchio barcone,
memore di lotte marine,
si staglia la luna,
riflesso ondulato all’increspar d’onde
Nebbia si dirada
ed altezzoso compare il castello,
fuggono nubi al vento vorace
e suon di possenti mura riposa
Volteggio
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Non è un tempio di pietre gelide
il nostro stare insieme,
ma un intreccio di rami che si cercano
come radici vive nella terra scura.
Siamo mattoni spaiati, angoli irregolari,
ma la cura è un legante che stringe,
che colma le
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 | In mezzo alla folla,
nel rumore delle voci,
tra mille volti che passano
e mani che sfiorano le mie,
respiro solitudine.
Migliaia di ombre
attraversano la mia vita
senza fermarsi mai,
senza chiedersi chi sono
o cosa nascondo
dietro il
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La nostalgia
il cuore e la mente ti stringe
e ti distoglie
dalla scintilla in te sorta
e che via da me ti ha fatto volare.
Si strugge l’animo tuo
in una stretta di rammenti
e di emozioni latenti,
per un amore profondo
che ancor ti insiste
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Ti ho chiesto soltanto
di aprire la porta, un varco
leggero nella tua penombra,
non di eclissare nella notte
segreta il graffio di un lupo
ferito, scacciato dal recinto
del tuo cuore non posso rapire
ciò che bramo perché la tua
fibra è già
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 | Un filo alla volta,
a passo leggero,
mi avete scippato il cielo dalle mani.
Sulla mia resa si è appoggiato il vostro peso:
un furto lento,
silente ed assoluto,
della mia libertà.
Ora c’è chi misura il mio fiato,
chi decide la forma del mio
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| Malio luce caduca d’istanti
Ammantando tele di sogni impetrosi
Colori stazionano gli intenti
E scacco gli incipit dischiusi
Anelo d’arte d’inutile incogito
Desisto d’un attimo eterno di bianco
Schizzi d’urla scolorano di fiato
La carta ristride dal
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| In penombra son rapito,
quando mal bussa inviperito
e mi pone in castigo,
ché da tal cattivi pensieri son sfinito
La mente mi va in subbuglio
e rabbia romba in ingarbuglio
ché parmi ogni cosa contro
e con me medesimo mi scontro
Allor fuggo
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| Resto in ascolto alla sera
nel leggere in quella melodia
che piano m’assale dal suo scranno,
è musica ad accompagnare parole
in quella sinfonia della pazienza
dove ogni cosa, a ragione
diventa concerto
d’idee e pensieri di speranza
seppure ci
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| L’Eterno non abita l’errore del mio passo
ma il trono di chi si fa re della verità.
Ho visto angeli finti tessere nebbia
per imprigionare il respiro
vestire la paura di canti sacri
e fare del cielo una prigione.
Ma la mia luce è una sposa
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| Lievita lentamente il tempo
cuoce nello spazio d’un forno
sta nel mistero d’un vampo
l’inizio del gradito giorno
passato ombra di storia
presente dono per memoria
futuro incerta speranza
vita al passo di danza
la cresta croccante di
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Pe’ certi cose e pure grazie a te
‘A vita è cchiù cianciosa piccerè...
Sorgente ca arrefonne e porta l’acqua
quaterna ca te regne ‘a capa stracqua
urchesta ca nun sona maje patacche...
Ajere chesta stanza era ricamo
luntano ‘a chistu munno stritto e
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Abbassare la soglia della porta,
farsi piccoli come il solco nel fango,
perché l’altro non trovi una scorta
ma un prato che accoglie il suo fango.
C’era un muro di vetro e disgusto,
una scorza che chiudeva il respiro;
ma il bacio
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 | Ci vestiamo di parole altisonanti,
come cappotti pesanti a mezza estate,
per nascondere il tremore dei giganti,
per cucire le bandiere calpestate.
È una colpa antica dire: «Ti desidero»,
senza la maschera sacra dell’amore,
come se la carne fosse
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| La notte si apre
solo per ghermirmi
e voglio sparire
nel buio che nasconde
ogni dolore del giorno
ogni goccia di nostalgia
che cade nella terra
per scavare parole
sussurrate dal cielo.
La tenebra si muove
verso il mio cuore
e ferma i suoi
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Nello spazio di luglio il cosmo cammina
nel respiro profondo che nutre la vita,
la Via Lattea risplende vigorosa e divina
coi suoi vividi astri nella volta infinita.
Il cielo di stelle ammantato non è raro,
Vega nella Lira e Deneb nel Cigno fanno
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Guardando il cielo
la notte mi dà
enormi cattedrali non fatte
da mano dell’uomo,
come quelle che io
conosco e adoro,
ma cattedrali
di stelle, di carri
che le trasportano,
e nel mio cuore attento,
mi nasce un canto,
spero che sia
sconosciuto
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tratteggio la musica del silenzio
domani passa il confine dei sogni
corro corro urlo nel batticuore delle lacrime
speranza del coraggio voce del lamento
domani piangerò nel futuro di domani
batterò il desiderio dei sogni
domani mi dirai il mai della
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Di bruma il lago si riveste,
sopito da nubi maldestre,
cheta acqua s’infrange
su sponde riflesse
Su d’un pino solitario
odo cantar un augello,
impavido risuona il suo canto
ad echeggiar il dì novello
Ancora s’abbruma l’avito
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Nel silenzio rivivo le note della sera
quasi fosse musica mai sbiadita
in cui rimane l’eco della vita
se pur lontana è già la mia primavera.
E si leva e m’accompagna
a visitare i volti che ho incontrato,
fotogrammi e scene del passato
impresse
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 | Mi guardan gli occhi oltre il tempo perduto,
nel chiuso scrigno d’una antica sera,
ove la fiamma tua, dolce e sincera,
custodisce il ricordo mai caduto.
Là il cor ritrova il vincolo taciuto,
che Amor segnò con mano lieve e vera,
e sfida l’ombra
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Languide carezze al cuore!
Ad illanguidir il cuor distese d’acqua limpida,
chiaror vitale a divenir ebbrezza solare,
volanti sogni e real visioni ad indugiar
tra pensier e azione.
Ad immensità di cielo anima ad estender ali,
farfalle a mimetizzar
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Asfaltata
sui margini storti
siderale parvenza
che deforma il pensiero
nell’apatia
del tuo sguardo.
Trasudando
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ogni volta, alla sera
mi addormento da solo
e nella mano una matita,
non so come mai capita lì
nella mia mano, so solo
che a ogni risveglio
cambia colore
ecco che nelle notti grigi
così piene di dolore
io mi addormento
con in mano una
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Ho visto paure gigantesche
diventare polvere.
E allora qualcosa è cambiato.
Non il mondo.
Lo sguardo.
Ora riconosco il valore calmo delle cose.
Una parola mantenuta,
un volto che sceglie di restare,
il respiro di una mattina senza
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Scherni discesi d’ilarità sottese
Menti diatoniche del nulla genitrici
Colori disarmonia d’offese
Compendio lor di luci meretrici
Disumano sostegno d’intelletta nebbia
Arrogo di vestale salsata di morte
Umana inutilità di chi ne abbia
Noi d’estremo
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Ho per dimora
i campi infiniti del Campidano
l’orizzonte immenso
che trema sotto il sole cocente
dove le strade di terra
si perdono nel grano
e le colline in lontananza
sono solo un profilo leggero.
Bevo la luce accecante
che brucia le stoppie
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Eppur
è sempre lì
Bianco il suo vestito
veli a sfiorar attingono
l’anima smarrita
Il vento
con eterna maestria
le porge le ali
le insegna a volare
Sovrasta
su per i cieli...
Qualcuno alza gli occhi con bramosia
altri la ignorano
non anelano
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S’apre la soglia di un’antica aurora,
dove il silenzio si trasforma in oro
e la parola, che il cuore dimora,
svela nel canto il suo segreto coro.
Dieci le chiavi e dieci i passaggi,
varchi scolpiti tra il tempo e la mente,
come riflessi di
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 | Sono fragile come una farfalla,
che di fiore in fiore adagia
la sua beatitudine, sono
come il vento leggero che
soffia fra le fronde dei sogni,
inseguendo la libertà del nudo
dei miei pensieri.
Spoglia la mia carne affamata
del tuo divino
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| Forse un giorno capiremo che ogni azione avrà una storia
che possa esser l’ultimo di un vagare nel nulla
od anche il primo di una vanagloria
mai ricorderemo che l’amore nasce in una culla
ora che le mani si muovono d’inconsistenti pensieri
vuoti e
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 | Ci andavo in treno io
al liceo,
quel nostro “mondo a parte”,
ed era sempre un vociare,
col freddo e col sole,
fremendo.
E incolonnati
come le formiche
entravamo,
coinvolti nell’esperimento,
come catalizzati ad un’impresa.
Per poi dopo
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| ti chiami Renee donna ammazzata senza pietà
tuono di candele
verso di un fiore d’amore
madre massacrata
ICE esercito di terroristi
abbiamo fissato una stele di poesia
dolce donna ammazzata dai terroristi
nuova poesia provata dal fiore
dolce
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I
Efeso respirava il ferro di Decio
tra altari spenti e fumi senza nome.
Sette giovani non piegavano il passo
stringendo una luce viva.
La città li seguiva con occhi inquieti
come un presagio che tace il suo destino.
II
Sul monte la grotta aprì
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Dorme l’universo in un grumo di nebbia
fino al crollo improvviso della palpebra.
Nulla ha nome
nessuno ha profilo
prima che l’occhio si tiri dietro il filo
di un’aurora nuova.
Cammino nel vuoto delle cose taciute
basta il tendersi di una
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In tutto fui rappreso d’antiche vestigia,
da muri cadenti d’arbusti aggrediti,
da vecchie storie d’operosi contadini,
da legni esausti nel tempo
d’umidità impermeati,
da immobili fonti di gelida acqua
ancor viva nel ventre,
da muri ispessiti e mai
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Terra madre
d’ognuno di noi
ti calpestiamo
senza capire il perché
del dolore che ti opprime
ogni qualvolta vieni violata
Madre terra nostra
a te confidiamo
ogni nostra paura
e il corpo futuro
quando saremo
alla fine
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Il mio silenzio non è affatto d’oro
anzi è un prodotto scarso a basso costo
lo puoi trovare anche se supposto
ma si dimostra a volte un gran tesoro.
Preziosamente attivo e da decoro
ti segue attentamente e se proposto
continua a non parlare come
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Scorre il tempo, silenzioso e fiero,
non guarda indietro, non attende preghiera,
porta con sé il canto e la bufera,
la ruga, il riso, la notte, il mistero.
È fiume che corre tra sponde lontane,
sfiora i ricordi, li muta in rugiada,
lascia nel
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Tento di ignorare
il tempo che passa
le tossine evaporate
sul viso stanco
che riempie di viola
l’aria del passaggio
fra le stagioni malate
e qualche rovina
di troppo da rubare.
Tento di lasciare
le strade abbandonate
nel sole che
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Cirri graziosi che venite dal mare,
avete visto stasera la Luna transitare?
<< È or Falce d’astro Crescente
decisa con Venere all’incontro
e si tengon basse sull’orizzonte. >>
Forse con Regolo farann triangolo,
ma l’altro appare a distacco
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Scrosci di pioggia cadono
sullo specchio del lago.
Violenti.
Insistenti.
Con il loro ritmo
creano un’armonia di suoni:
gli strumenti, il maestro,
al mio guardare, sono assenti.
Non alla mia mente.
Gli occhi fissi sull’altra sponda,
seguono i
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camminiamo nella solitudine della neve dell’inverno
dov è la gentilezza nel disprezzo dell’insulto nel silenzio
la vita è una roba per spietati io mi ribello allo sguardo duro di solitudine
no la gentilezza non è un pericoloso morbo è la bellezza delle
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 | L’aria esplode d’uva d’ori raggiata
profumi incastrano menti serate di rosso
sinfonie di silenzi d’occhi dove sei
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| Cammina su rive ancora da scoprire
tra i riflessi di uno specchio in frantumi
che oggi cerca un disegno più limpido.
L’anima in viaggio è un gergo nuovo
imparato a mezza voce
una valigia di fumo e di promesse
pronta sulla banchina
di un tempo che
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| Dimmi del perché
io ora, sia qui
che ci faccio qui
raccontami il perché
non me ne dovrei
fare una ragione
Come può essere
importante per me
se nemmeno so
il perché son qui,
dimmi ora se puoi
fammi capire il perché
Amavo l’orizzonte
o
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Isola
sospesa nell’oceano
Distesa
su friabile renoso
Aspira
in ancestrale mare
la radiosa solitude
Letizia
spersa nell’alveo dello spirito
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Nel ventre della notte la paura
striscia silente come un’ombra cieca,
ha mani fredde e voce senza cura,
ti sfiora l’anima e mai si spezza.
È un lupo antico chiuso nella pelle,
che ulula dentro al buio dei pensieri
e spegne a poco a poco le
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Sei dolce, maliziosa e seducente
figlia del mare più profondo
e nata tra le spume bianche e i flutti d’argento.
Ti
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Visioni d’estate
nel labirinto d’alghe
asfissianti
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338647 poesie trovate. In questa pagina dal n° 26 al n° 85.
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