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♦ Pierfrancesco Roberti | |
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Giugno 2026 |
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Giorgio Lavino
Le 886 poesie di Giorgio Lavino
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Non sono aria
che non fa rumore.
Sono spiffero che si vede
e che cerca gioia ma spesso
precipita dal monte.
Eppure non mi ami
tu che adori la luce
che per te c’è
ma non si vede.
Tu che adori
l’uomo buono
che non è mai
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Tempo di nebbia
ruba semi di giovani astri
in campi di vecchie speranze.
Banche di nuove idee
bombardate da gesti criminali.
Andare da un’altra parte,
urla la moltitudine.
Ma solo sparuti aliti
si consumano
per rovesciare il cammino.
Cerchiamo
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Le mie mani s’incatenano
di dolore
Sanguinano i gesti del male
e nemmeno uno sguardo innocente
le consola
Ora cado nella melma
Ma mi rialzerò
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La voce lancia i giusti segni
sulla platea che canta
la sua felicità
Le mani sorridenti
battono da sole
Senza la spinta del rito
Le parole non hanno più
l’abito d’occasione
Sono semplici gesti
di buona volontà
Nell’aria
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Prima di scomparire
Questa gioia saltava
sul tetto delle meraviglie
per accaparrarsi
tutto il buonumore
di un momento
Prima di partire
Quest’amarezza
ha sfregiato
Tutte le carezze
di un tempo felice
Prima di morire
Questa pioggia
Ha
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Gioco con i silenzi
della giostra dei pensieri
Arrampicandomi sulle
rocce dell’impervio
E’ semplice trovare
Il modo per resistere a lungo
Deliziosi passatempi
le fatiche dell’immaginazione
Appassionano l’anima
Che trova il gusto
della sfida
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Ho girato sugli anni
crescendo sulle cadute
Non sono entrato nell’empireo
Né precipitato nei ghetti dell’anima
Nelle notti del mio tempo
Ho protetto le mani
per non farle bruciare dal sole nero
Nei giorni delle stelle luminose
ho
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Ricchi di sospetti
Vanno a godersi
lo spettacolo delle
omelìe elettorali
Con le angosce
delle certezze smarrite
s’infilano nella speranza
di altre promesse cialtrone
Nessuno ci crede
Ma tutti ci provano ancora
a puntare su quello
che
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Non si può chiudere
il tempo vissuto
in un solo giorno
Perché mi ostino a farlo?
File di infiniti byte
non ci sta in un misero spazio.
Eppure sarebbe bello
affiancare passati sogni frantumati
nelle mie passeggiate quotidiane.
Li
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Fermati
Neve che fugge dal sole mastino
Cercami
Ghiotta ciotola di cioccolato
Amara fino in fondo
Versati un goccio di luna dolce
per gonfiarti l’anima
Saziami
Temporale che sfida cielo e terra
Diluvia sul mio desiderio
e tuonami su tutto il
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Una vita così
Una vita che va
senza trovare
un soffio di fresco sapore
Una vita così
Una vita che va
con i colori sfregiati
della serenità
Una vita così
Una vita che va
riparandosi sotto i rifugi
della
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Tolgo dal tuo sole
tutta la luce finita
per stipare nelle mie tasche
solo i tuoi morbidi gesti di passione
E all’uopo
Li userò tutti
per consolarmi
Un bacio oggi
Una carezza domani
E così andrò avanti
giorno dopo
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Senza tregua
mi perdo
dietro le zampate
dell’impossibile
Senza tregua
non cedo mai
alla tentazione
di abbandonare
il ritmo perpetuo
del bisogno di possederti
Senza tregua
navigo mari inquieti
senza nessuna speranza
d’approdi
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Spreme il silenzio
dentro le viscere
prigioniere
di un dolore
che non gli permetterà mai
di sdraiare
la sua mente al sole
Pensa alla felicità
traditrice del figlio
E dentro al suo abbandono
non c’entra più nemmeno
un
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Caroselli di imprudenze della mente
che non amano essere ricamate
dalla comprensione
Stordimento della ragione
tra le mura rotte
è l’istantanea di due fiere
che sgozzano le melodie ingiallite
e si consumano nella lotta
per la vittoria della
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Scivolo via
Accompagnato da silenzio
lasciato da concerto di passi
Non mi va di restare fermo
rannicchiandomi nei pensieri scaduti
Voglio scorrere fiume
di comoda leggerezza
lontano dal vento che fa impazzire
le acque e crollare l’armonia
dei
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Cerca la poesia:
Leggi la biografia di questo autore!
Invia un messaggio privato a Giorgio Lavino.
La gente passa da queste parti
e non s’accorge di te
che sei senza mani
per difenderti
Il sole passa da queste parti
e non riscalda la tua minuta voce
di solitudine
Una madre passa
da queste parti e non
lucida i tuoi occhi con
la fronte dei
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Mordono i passi del tempo
le caviglie del nostro cammino
L’andamento costante
Non cessa mai
di braccare le orme
dei giorni
Quest’altri passi
ci trascineranno
senza indugio
verso il loro crepuscolo
Nuovi passi
Speriamo
di luce
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Gonfio di straordinaria bisbocciata
Cerco antidoto al debosciamento
Navigando rospo ingozzato
nel fiume limpido di inusuale silenzio
delle contrade cittadine
Mi sento raddoppiato e l’eccesso
Mi sbatte dentro le morbide acque
dei giorni del
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Sta per finire
Ma non finirà ancora
questo ciclo instancabile
di persone e cose
Sta per finire
Ma non finirà ancora
questo mestiere antico
che ognuno deve esercitare
nel modo che meglio crede
Sta per finire
Ma non finirà
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Testa piena
Tasche vuote
Dentro la grande superficie
guarda gli altri fare i gesti della festa
Lui ha solo il premio di consumare le ore
ma il castigo di non vivere il calore della serenità
La sua tredicesima è rimasta
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Scorre l’agoritmo delle ore
Senza interludio
Non è tempo di allevare
Un buon pensiero
Tenendolo a distanza
dal ritmo incessante della futilità
La gente non ha tempo
Per guardare davanti a sé
Preferisce chinar la
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Mandami in cielo con un tuo sorriso
E affogami nell’ilarità con una tua carezza
Prima di ritornare nel film noioso del quotidiano
Fammi gustare tutte le fragole del tuo cuore
So sperare e anche aspettare
Fino a quando la velocità
del
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Dammi un acino di simpatia
e lo converto in mille notti
di carezze
Sfiorami con un dito
e son capace di abbracciarti
all’infinito
Indirizzami un secondo di sguardo
e lo catturo
fosse finanche farfalla che sfugge ad ogni presa
per tenerlo
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Fiotti di audacia
si dileguano sotto
soli effimeri
Giorni senza sangue
Attraversano i binari
delle abitudini
Uno alla volta
Passano solo
Per associarci
Gli uni agli altri
Non ci sono luci nuove
che possano far vedere
la speranza
Che
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Se ne andò minacciandomi
Convinto di averlo trattalo male
Era sole ma sapevo che doveva calare
Dove sei ora mio primo bacio
Nell’oblìo di una ragazza romana
Forse lì hai trovato riparo
Per vendicarti con me
che ebbi la sola
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Tornando da un tuo bacio
Sarei pronto ad imboccare
un sentiero tetro senza paura
di scivolare in una palude
di dubbi e rovinose incertezze
Se poi avessi con me
un residuo goccio di luminosità
Sarei capace perfino di correre
ogni istante
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Non mi viene niente dentro
per portarlo
Fuori da me
Ma devo farmi rovinare
per forza uno stimolo sano
addosso che mi trascini
su una stella d'ozio e là lasciare
qualche passo qualche passo mio
Non ho ancora niente da dire
Per fare
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Le giornate che non hanno difetti
non le dipingo
I mari che non hanno catrame non li bevo
Le donne che non hanno mille amanti
Non le desidero
I fiori che non puzzano
non li annuso
Sono fatto così
Rovesciato in un mondo esatto
A molti
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Abbandonata sui giorni dello splendore
Sciupa tutta la tenerezza dei suoi anni
Vuole cantare il suo tempo
cicala telematica
Schernendo le formiche
Vecchie comare
invidiose della bellezza dei suoi giorni
ricama le consuetudini su
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886 poesie trovate. In questa pagina dal n° 271 al n° 300.
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