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♦ Luigi Ederle ♦ Pierfrancesco Roberti | |
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Le 70134 poesie con accompagnamento multimediale
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Ed ora figlio, che figlio sei e padre,
pei tuoi pargoli digiuni
e ti neghi sollazzi e svaghi
e il tempo per chi curvo,
siede pensoso e stanco,
vai prolungando.
La vita ha leggi crudeli, sempre.
E sebbene non chieda preferenze
impone
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Nella penombra
nascondigli intriganti
ove nascondersi,
trovarsi.
Abbandonarsi languidamente
desiderio fremente,
della pelle.
Nel fuoco che
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Pensieroso
passeggio
tra quelle
che
ai miei occhi appaiono
come
normali strade di città
ma che
forse
più appropriatamente
circuiti di coscienza
potrei
definire.
Irresistibilmente
attratti
dal Potenziale massimo
di questo
vibrante
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Nei primi giorni
ero rimasto in casa
senza respirare altro
che cenere e morte
Non avevo più
le ore dell’ombra
sulla mia anima nera
e le lune fingevano
Vaghe vie da perdere
con le speranze
di altri cieli ignoti
al buio delle sere
Mi
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E torniamo inseme nel passato,
scaviamo nella memoria,
riesumando emozioni.
Tutto torna reale,
i primi baci
le prime carezze,
tanto amore.
Amore che non muore mai,
amore mai sopito.
Mi sono rassegnata
ma il cuore batte,
le mie mani tremano,
e
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Scorre sul monte
fra le verdeggianti sponde
l’acqua del torrente.
La sua voce si sente gorgogliare
mentre il vento sibila
tra gli alberi in fiore.
In primavera sui ghiacciai
innevati
la neve si scioglie
il torrente è in piena
rompe gli
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 | I bruchi primigeni
non hanno fiaccato
la tempra di una ragazzina milanese
sofferente e dolorante
per i lutti familiari
i dolori dell’anima.
Gli indifferenti
si giravano dall’altra parte
la Svizzera guardava alle carceri.
Parte Liliana
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la scia di uno sguardo rivolge verso il basso l’ultima preghiera
nella terra dove le parole sono pietre non nasce niente
bagaglio a mano un sorriso
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Era rimasta solo la luce
a chiedere il perché
di quelle carezze
gettate via nel vento
Ed il tuo sguardo
rubato ai giorni sussurrati
di un autunno
più scuro del cielo
Era restata solo la pioggia
a domandare tempo
per quegli abbracci
stretti
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Meravigliosa gemma
risplendi lucente
nel sole abbagliante,
rischiara la notte più buia
il domani non ci fa paura.
Speranza avanza leggera
balla
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Musica
che incanta
e che mi graffia
sequenze di armonie
rincorse
e batticuore,
respiri corti
e trionfi di abbracci.
Musica
ch’è rabbia,
ch’è perdono
discesa da una nube
e ascesa dentro il sole
solfeggio di pianeti
respiro
di
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Solo i tuoi occhi parlano d’amore
quando le parole cadono nel vuoto
e le mani assetate di carezze,
rassegnate, si congiungono in preghiera.
Sempre i tuoi occhi parlano d’amore...
quando i nostri baci come uccelli in volo,
van dissolvendosi dove
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C’è questa sottile
linea di luce che ci separa
dai desideri di nuvola
e questa notte
Sembra così breve
per le nostre carezze
discese dal cielo
fino ai confini della terra
È il buio del bosco
che rende ogni cosa fragile
e qualche
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 | Il mondo vive a stenti
aria consunta
polmoni sfibrati
occhi lucidi per le lacrime
apocalisse di un pianeta!
La Terra pallida icona del Pianeta
stende la criniera per assorbire il male
Un tronco nudo e nero conserva i doni dell’uomo!
Senza tregua
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ti cerco ancora
quando il cuore non trova la via
ed una lacrima gli sbarra la strada
ti cerco ancora
quando le parole non mi bastano
ed il silenzio non è più un rifugio sicuro
ti cerco ancora
quando inizio a conoscermi
e senza te non trovo la
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Era solo il primo
di tanti baci rubati alle ombre
e le piccole cose
che ci guardavano nel buio
Non erano desideri
ma speranze appena sussurrate
alla sera che sognava
un’altra vita
Era solo l’ultima
di poche carezze accennate
e mai
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 | Con Animo sereno
volo al dì che fu, incerto e misterioso
sorvolo sul cranio dell’eternità
per trovare l’Amore tuo!
Piccina dai neri capelli
cuore di mamma e non più
ho cercato scavando nella terra
i tuoi resti ed il tuo cuore
nulla mi fu detto
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Io... ragazzo del ‘49
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I parte, Omaggio a Israele
Qualunque sia il mistero
del tuo fascino antico
e la ragione della tua forza
spirituale immensa,
che resta evocata dai templi
e dall’unità dei tuoi figli...
Ovunque la voce
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Tu ed io
cercando fra le ombre
una tomba sulla quale amarci
per non dimenticare
Il tramonto di novembre
ed i baci gelidi
dove la nebbia aveva disegnato
i segni delle nostre dita
Tu ed io
quando fuori faceva freddo
e lo spazio fra le nostre
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E’ un tempo sterile di sogni e di speranze
incamminato in un percorso cieco
dove qualche progetto affiora alla mente
che imperterrita rincorre,
in un folle disegno,
cose perdute mai avute
talvolta sognate.
E’ un tempo vago, di fame
che non sa
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Scorre il fiume sotto il ponte
l’uccello dal becco nero
plana leggero
nell’acqua melmosa,
si bagna le piume
sbatte le ali
si alza in volo,
nel cielo nuvoloso.
La barca a motore
crea onde spumose
olezzo si leva
nell’ala velata del
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Sette e venti.
Sbadigliando
pigramente
tra me e me pensai:
altri
dieci minuti.
E
mi girai
su di un fianco.
§
Il senso
del corpo
mi aveva abbandonato
fluido
era il Mondo
e fluido
il mio se.
Sognante
riflesso
d’una senziente
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Chissà se saprai
di avermi ferito
ora che la notte è scesa
e le ombre sussurrano
Di cose passate
e di ricordi lontani
appena sfiorati dal vento
freddo di questi giorni
Chissà se avrai capito
che io non ti avrei lasciata
sola di fronte al
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Non ti ho svegliata stamattina
perché l’aria di ottobre
porta lontani segreti
e strani segni che la pelle
Vuole dimenticare
prima dell’aurora
ora che il giorno è breve
e il vento profuma d’inverno
Non ti ho cullata stasera
perché forse ti
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Paesaggio rupestre
di sassi e di grotte intarsiato
al calar del sole
mostri uno spettacolo perdifiato.
Tante lucine si accendono
in ogni dove,
brillano i sassi dall’antico passato.
Di qua le case addossate,
di là radure verdi ed assolate
ed
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Chiudo poche cose
in una scatola di cera
e la luce non arriva
a sfiorare la mia stanza
Domani vado via
da questa pelle fredda
e non so perché non parlo
a nessuno qui nel cielo
Sussurro qualche respiro
in uno scrigno nero
e qualcuno deve
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Di tutti i pensieri il più nefasto
ha tagliato il traguardo.
Era dubbio timore pena,
tormento per l’umana impotenza.
Di tutti i pensieri
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Un angolo di pace,
rimessa nel cantiere del tempo
a rimestare ricordi sulla nuda terra
tra lo stridio dei gabbiani in stormo
al margine d’un oblio che s’afferra,
che par invocare davvero il ritorno.
Riposta la rete al di venire
sbatte l’onda al
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Come uno schiaffo,
quel gesto,
graffia con le spine
della rosa che mai
hai
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Non c’è più necessità di contare i passi
che ci separano dal desiderio
ora che serrati siamo come in una morsa
e i bordi collimano dei fianchi e della bocca
e la lingua mitiga ogni ferita.
Le falle son piene e ancora piove
di brina nel vortice
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70134 poesie pubblicate nel giorno . In questa pagina dal n° 3511 al n° 3540.
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