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Le 1948 poesie in esclusiva dell'argomento "Satira"
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Nella stanza buia
di una notte senza sonno
delirio nell’angusto spazio
di un letto senza fine
Ho Addosso per coperta
una trapunta che bisticcia
con un corpo intorpidito
Come fetta di prosciutto
che si perde in un mare di mollica
è un
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 | CON DISCREZION, PIÙ VOLTE L’HO NOTATO,
LO FA L’ADULTO MENTRE ASPETTA IL VERDE;
E IL BIMBO GIÀ SI NETTA ANCOR NEONATO
CHE LO IMPARO' DA MAMMA SUA INCOSCIENTE.
L’UNGHIA, SE CORTA, COMPIE UN GESTO VANO,
NON BENE ACCONCIA PUÒ
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| dite a tutti che sono morta
di noia - se vi aggrada - per i più ingordi: che ho sofferto molto
mi contorcevo tra gli aracnidi - troppo difficile il sostantivo?
mi ruppero le appendici - le ali - se preferite
(accade ai solitari
incompresi
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 | Trallallero, trallallà!
Tutto scemo; eccomi qua!
Sono un pazzo!
A chi rompe, faccio un mazzo!
Son giulivo e assai monello;
se son calmo, sto tranquillo ...
E sennò faccio un macello!
Tralallà ... e trallalà!
Tutto
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 | Non beve alla fontana l’educato!
Col dorso della mano non s’asciuga;
non chiama, non grida, non canta,
non sbuffa non raschia e non sputa! ...
S’apparta se naso si soffia, o starnuta,
confuso poi torna, e si scusa ...
e mostra imbarazzo se tasca
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| Davanti al portone in via CHENONSIDICE
l'impiegato s'arresta di scatto;
il bel tempo l'ha tirato per la giacca.
Alza gli occhi, osserva il sole tutto rosso
e tutto tondo che gli sorride dal cielo,
gli fa l'occhiolino amichevolmente:
- Dai,
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| Lentamente il giorno declina,
il candido tepore
del sole a mezzogiorno
svanisce
e con lui l'entusiasmo
che accendeva
il desiderio d'incontrarsi.
Come i rintocchi
di una campana
suonata a morte
sono le stazioni
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Non violento son, mansueto,
e pietoso, tengo dentro;
mangio carne raramente...
Ma con mosche, e con zanzare,
"se la van proprio a cercare,
sì noiose ed insistenti!..."
L'una rompe, e un colabrodo!
Convivenza? Ci ho
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"Il mio bambino ha un anno,
e già sa far di conti,
parla un fluente inglese
e scrive bei racconti!"
E il mio, starnazza un'altra,
é una vera iattura!
"Lui legge Zarathustra,
così per la cultura,
ma dirige
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Ho sceso, dando lo straccio,
almeno un milione di scale
e ora che non ci sei
non trovo più l'accendino.
Ma tu vieni qui che si beve
si mangia pane e formaggio;
per il pollo alla cacciatora,
certo non mi occorrono
le flatulenze, le
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Farò la corte e avrò gli gnocchi;
questa corte che va in campagna
dal crodino alla pera, con gònne,
lorda, come un vecchio concorso
o un vero disturbo. I tuoi gnocchi
saranno una sana braciola
un sorso bevuto, un
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 | Ei per se stesso poco o nulla chiede!
Ché poco mangia dorme, od altre cose.
A volte par persin che non respiri,
ma lo puoi realizzar dal suo loquire
che a tratti s’interrompe, ovver rallenta.
Nel bere, prende in mano il suo bicchiere,
al
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In erezione s'apre la scena
dell'immondo zozzatore di natura,
pria occhia il posto che sia gradito
tra il vegeto canneto e la strada ferrata,
poi elettrizzato carica l'obsoleto rudere
sul mezzo di fortuna e via verso la radura.
Man mano che
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Stanno sul tetto
dodici piccioni
starnazzano
urlano
e sporcano le macchine.
Pur di farsi notare
si mettono a blaterare
ma sono solo piccioni
piuttosto burloni.
Di quel ridicolo padre
dodici piccioni bianchi
che fanno le smorfie
che
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Sulla panca sta seduto
Con la testa a penzolone,
Dorme, sogna,
Se la ride
Con sua gran soddisfazione.
Gli sovviene
Tutto a un tratto
Uno scrollone inaspettato
Che lo sveglia e lo rinfranca
Da seduto sulla Panca.
Si alza in fretta
E poi,
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 | Ti inchini e disinvolto il cane sciogli,
che s’allontani lasci e il suo deponga,
poi che tra sniffi e schizzi ti raggiunga,
e alla dimora fischiettando torni.
Ben sai che mosca sulle feci posa:
scioglie e risucchia, e me la trovo in casa!
Il
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| Le medicine, noi lo sapemo
(anche per questo non le prennemo)
Assunte a dosi da bambino
guai a legge’ er bugiardino
te cominciano a parla’
de voltastomaco a volontà
de diarrea e capogiri
de gonfiori e de deliri
Se non vuoi butta'
tutto
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| India |
30/08/2013 22:10 | 1857 |
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| in un centimetro di terra
nemmeno la polvere fa notizia
-scansati che passo:
soppesa l'aria che ti volatizza
rivolta il tuo sguardo altrove
sputa in alto e
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Sorseggio il mio
appagante caffè
l'essenza calda
corrobora il mio palato
mentre m'inebrio
dal mio spalto
di sì beata visione
nei mille colori
il riverbero verdeggiante
di chiome antiche
che cullano dal mio giardino
il saluto al
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Una Quiche Lorraine mi hanno detto
poi, li ho visti torcere il naso - i gatti le orecchie
se dicessi che i ragni mi custodiscono
si accapiglierebbero in motivazioni
in voli pindarici contro vento
lapidario il tempo
quel poco che resta dopo le
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Ho visto guerriglieri
lavarsi i denti al fiume
i loro sederi scoperti
la cassetta di birra
senza apribottiglia.
Passionali amanti
con la ricezione disturbata
grandi costruttori di forche
feroci e violenti
amanti di gatti.
Giocano a
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 | Tu vuoi sapere davvero
chi sono io?
Allora ascoltami
e cessa quel brontolio...
Dio m’ha fatto
– pare –
a sua somiglianza
ma è un po’ come accomunare
la Puglia alla Brianza
certo anch’io come Lui
son capace a creare
ma
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| Ho cambiato una ruota di scorta
era da troppo tempo messa là
in un angolo
a consumare le sue fibre.
Anche le sospensioni
avevano bisogno di un rinforzo
e così dopo aver alesato i cilindri
con quattro bulloni,
un paio di piastre
e
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Giorno intricato
questa lunga notte
manipolo la mia tortura
nell’indugio del mio assenso
sull’intrinseco
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Ai miei tempi!
Tutto era ammantato da una rosa livrea
La linea di demarcazione
Stazionava in fulgidi emissari
Che sfociavano in un mare
Di solidarietà senza rancori.
Si profilavano abbracci
Col vicino distante
In quel tepore
che
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Il principio,
come sempre senza pietà,
nelle stalle altisonanti del potere,
l'agnello fu servito
su un vassoio d'argento,
con contorno di ironia e cemento.
Serviva l'astro agli Antichi
per orientarsi nei solai scuri della solitudine,
ma
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Solo una volta
una volta sola.
Volta del cielo
ch'è Volta del mio Cielo.
Di volta in volta
m'inebri un'altra volta,
ancora, mi dici
ancora ti rispondo
ma già il passato
è oggi
ancora una volta.
E di nuovo
di volta in
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Come un asceta
divento la pineta
e su e giù
a destra e a manca
disperdo gli sguardi di un anacoreta,
senza luce e senza meta,
su cani umani
e uomini canini,
su facce omologhe
di creta e di cretini
ombre vive della morte,
replicanti
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Una virgoletta
tanto cara
a chi vuole far notar la scorrettezza
un malcapitato abbrevio
caduto sotto gli occhi
di qualche donzelletta
che forse per mancanza
di qualcosa che avesse più sostanza
godette di quell’errore arcano
come fosse un
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Turan |
12/07/2013 19:01 | 513 |
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Garbata e molto fine
come Giovanna d'arco
invece delle frecce
mena le frecciatine.
Ed io che son poeta
molto garbato e fine
invece delle frecce
rispondo con le rime
che la Giovanna d'arco
ribelle e intelligente
infine fu bruciata
sul rogo,
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Nei meriggi giungevano al giardino,
in orario, come i treni del ventennio.
Erano gli amici dell'estate e del giardino.
Appollaiati all'ombra della magnolia
e del susino, indifferenti occhiavano
l'acqua del lago, l'andare delle barche
tra le
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1948 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 931 al n° 960.
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