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Gli ultimi 5 iscritti: Anna Maria Antonietta Sarra - Davide Dell’Atti - Lunar library - TonyLake Sito - Patrizia1973
♦ lazzarini gabriele | |
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Le 89340 poesie dei soci sostenitori |
Forse non l’ho mai saputa amare
e non ho colto il suo desiderio interiore
con mille e più risvolti, mentre il suo cuore
ansimava, trepidante ad aspettare.
Forse non ho toccato picchi di follia
la sola che dischiude al viso amante
nuovi orizzonti e
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 | IL TEMPO RISORGE
Il tempo ti è accanto ogni momento, ti osserva
con attenzione minuziosa come fosse un artista,
non tralascia dettagli, sfumature, che solo
lui riesce ad avvertire.
Abile imbastitore delicatamente e con ragione
ricama con cura
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| Anco in sogno mi sei sfuggita,
o languida Musa dal bel sorriso,
te, a cui beltade s’addita,
e pur me misero son senza riso
Non son degno servo d’Amore,
s’amor stesso non m’accetta
e tanto tanto mi duole il trafitto core,
che giù mi butterei
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| se fossi un dio, è a te che penserei
tu che segui ogni sentiero
che porta a uno simile a me,
e mi domanderei del perché
proprio non riesci a percepire
tutto quel che di bene accanto ti vive
se fossi un dio, a tutti quelli come te
apparirei
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Un ricamo di fili d’oro e d’ombra
disegna la memoria della terra,
mentre il cammino l’anima disombra
da quella nebbia che nel dubbio erra.
La pagina è un giardino di sentieri,
intreccio di radici e di fioriture,
dove si specchia il volo dei
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Non saranno i miei versi a farti tornare,
ne’ la terra a partorire germogli d’ amore.
Il tuo viaggio è infruttuoso.
Ogigia è amara
e vuoto è il calice che innalzi al cielo.
Itaca attende il tuo ritorno
e tu,
eterno viandante,
brami della
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Mi piace andare a spasso tra le nubi
con i pensieri al vento un po’ imbronciati
e visto che son versi prezzolati
li trovi in altro loco se li rubi.
Mi piace dare forza ai vecchi tubi
di ferro o in altri modi affastellati
con l’oro e con l’argento
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fermati, ascolta il vento
e guarda in che direzione spira
respira piano e scendi nel prato
ascolta i rumori silenti della natura
e i suoi profumi
quando l’alba tutto rischiara
riappropriati ora del tempo
fa sì che i tuoi sensi percepiscano
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Cadere nella rete
dell’altrui ignoranza
di uscirne fuori
non c’è speranza.
La mente contorce
anche le cose più chiare
parole e discorsi
meglio evitare.
Ognuno la sua strada
prende con convinzione
perché neanche a cercarla
c’è soluzione.
Tutto
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Il sogno ti porta fuori dalla realtà
Ti fa vivere un momento di felicità
Ma cosa è la felicità?
Se non una breve tregua di spesieratezza e di serenità
Nella spasmodia attesa che presto tutto finirà
Per tornare dalla matrigna becera chiamata: realtà!
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L’inchiostro si fa polvere di stelle sulla pagina,
un deserto d’avorio dove i passi non lasciano impronte,
ma solchi d’oro puro, geografie di un pensiero mutante
che attraversa i secoli come un vento invisibile.
Ogni parola è un fossile che si
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Il piacere
tra sensazioni torride
giace su focose insenature
dove lo scoglio s’infrange
Non v’è colore alcuno
sul talamo procelloso
Solo mare
tra flutti in schiuma insidiati
A galleggiar s’attirano
due anime incantate
a sussultar si fondono
due
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Quando si incontrano occhi si belli,
senti scioglierti dentro, come cera al sole:
pace, energia, un calore tenero che non spieghi,
e sopra ogni cosa — un respir leggero.
E da allora con te...
dinnanzi allo sguardo che mi accarezza,
sparisce tutto,
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 | Non ho mai capito perché
il tuo lungo sonno giaceva inerte,
nelle profondità cieche del tempo,
mentre l’essere umano soffocava
la conoscenza della tua storia,
imprigionata tra le sbarre di
parole mute.
Ho masticato il rancore per
gli anni
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| È triste e sofferente
di tutto quello che sta succedendo
giorno dopo giorno.
La luna guarda silenziosa.
Tante notizie fuori dal capire
dove l’esistenza è precaria
e l’attesa per la pace
che si lascia aspettare,
un miracolo germogliare
tra
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| Sulle pieghe del Nepal,
dove la roccia tocca il cielo,
la terra si è scrollata di dosso il nostro tempo.
Un soffio,
e l’acqua s’inghiotte le case,
i passi,
le preghiere corte lungo i sentieri.
Guardiamo da lontano,
ciechi nella nostra
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Con Ali di carta involarsi m’appare
da me lontano il tuo fluttuante amore
in un incessante desio di seguir l’andare,
per scoprir nuove chimere con ardore.
S’eleva e vira il tuo desio ad oltranza,
con ali di carta plana e s’innalza
nel vaneggiar di
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Or rigiunge dì di festa
ed il 102 s’attesta
alla zia che mai s’arresta
e fra noi è sempre desta
Lode e gloria, beneamata,
che da tutti sei amata,
dal sorriso animata
e dai bei toni ammirata
Orsù, dunque, squillo di trombe
risuoni e in
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Quante stanze in una stanza sola
quante versioni di me
ognuna autentica eppur fallace
riconoscere ma non riconoscersi
quante direzioni quanti punti fermi
ognuno autentico eppur fallace
come un cammino che non ha memoria di passi compiuti
quanti
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forse non so se davvero siamo
tutti fratelli sotto questo cielo
che in realtà non tutti accoglie
in ugual misura...
resto perciò spesso perplesso
da ciò che percepisco in gesti e pensieri
che in parte vengono gettati
come fossero spazzatura di
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Nel tepore
di un tramonto come tanti
non v’è fiato
in un teatro di periferia
A spegnersi va
l’ultima ribalta...
E nella
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Cara... carissima
più cara di un brillante
coi tuoi trascorsi vivi in copertina
vai in fretta troppo in fretta e corri avanti
giocando a guardia e ladri con gli istanti
che stai centellinando come il vino
e mi ubriachi con gustosa essenza
capace
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Nel chiaroscuro del mio petto
un sussurro innominato preme per fiorire,
inclinazione cieca della materia
che scommette su un atomo di luce.
Il mattino promesso è una trasparenza tesa,
un vuoto specchiato all’altezza del respiro:
esigerebbe
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Spiego le vele sopra un bianco mare,
dove la pagina si fa marina
e la parola inizia a navigare
verso una terra magica e vicina.
La carta è mappa e porto di sbarco,
fra le città invisibili e il Milione;
il calamo diventa il teso arco
che
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Raccontami
qualcosa di triste
che sia tuo
come un dolore
o un’ombra
che ti ha fatto male
molto tempo fa
quando eri solo
una piccola stella.
Dimmi
delle tue vergogne
di qualche carezza
che ha consumato
la pelle sottile
come il
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Or qui Eolo d’impeto perviene
e seco reca piovose intemperie,
e l’etere tutto s’incupisce
di nubi dense stagnanti
Or Apollo cede il passo e sviene
e’l fiammante carro s’assesta
nel ciel che si rabbuia
e più non si desta
Rombo di tuono
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Sta morendo il sole
il rosso tramonto si spegne pian piano.
Ed eccola, lei, la fata della sera,
danzare ombre, tra luci e colori.
Il cielo s’imbroncia
tra nuvole rosa tramonto
è il crepuscolo
la magia dell’ora
quando la luce bacia
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Soave anelito ad alitar saluto,
gentil movenza e tenere effusioni,
qual docil attimo a crear simbiosi,
e sfiorar un’anima d’amor lodevole.
Qual docil possanza e mistica valenza,
a divenir giulivo cuore ed accarezzar piume.
A scricchiolar e vorticar
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Bevo questa luna
che sa di lastra corrosa,
una colata di liscivia
che imbianca i tetti e i ciottoli.
Sulla pelle il buio
è un ferro da marchio arroventato,
la notte ha la gola secca d’un alcolista
mentre l’aria odora
di polvere stanca e di
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ogni mattina mi alzo presto
è lungo il viaggio nelle ore più buie
fra le vie disabitate da anime assonnate
solerte io cammino, vo per piazze
porto con me solo un taccuino
pieno di pagine bianche da sporcare,
e poi un tavolo antico con una sedia
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