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Le 88632 poesie dei soci sostenitori |
Parlami dolcemente
non chiedere
al cielo se c’è
un’altra vita
dopo questa.
Non voglio sapere
se avrò risposte
e preferisco
svanire in una nube
che torturarmi al buio.
Parlami con amore
consola il veleno
con le labbra rosse
e con il
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Un’intesa stimarono i nostri cuori,
che fossero nell’intimo leali e sinceri,
non ambigui accordi e dolori,
ma attese vivide e progetti veritieri.
Legati nel cuore in un unico respiro,
sulla riva incantata del mare,
ogni promessa era un dolce
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Il neon taglia la stanza
con una luce fredda,
mentre le sedie di plastica
stringono corpi stanchi.
Non ci sono ore
sul quadrante della parete
ma solo un tempo lungo
pesante come piombo
che si misura nei respiri
interrotti di chi aspetta.
I
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Nell’ inferno
del sistema
la terra
cavità tetra
di sogni ammuffiti
delirante
parole sconnesse
d’amore.
Un riflesso muto
sanguinante
di piombo.
Emarginate ceneri
nel disgusto
di una linea asimmetrica
chirurgia
del
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Al beccheggiar d’un vecchio barcone,
memore di lotte marine,
si staglia la luna,
riflesso ondulato all’increspar d’onde
Nebbia si dirada
ed altezzoso compare il castello,
fuggono nubi al vento vorace
e suon di possenti mura riposa
Volteggio
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Non è un tempio di pietre gelide
il nostro stare insieme,
ma un intreccio di rami che si cercano
come radici vive nella terra scura.
Siamo mattoni spaiati, angoli irregolari,
ma la cura è un legante che stringe,
che colma le
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 | In mezzo alla folla,
nel rumore delle voci,
tra mille volti che passano
e mani che sfiorano le mie,
respiro solitudine.
Migliaia di ombre
attraversano la mia vita
senza fermarsi mai,
senza chiedersi chi sono
o cosa nascondo
dietro il
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La nostalgia
il cuore e la mente ti stringe
e ti distoglie
dalla scintilla in te sorta
e che via da me ti ha fatto volare.
Si strugge l’animo tuo
in una stretta di rammenti
e di emozioni latenti,
per un amore profondo
che ancor ti insiste
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Ti ho chiesto soltanto
di aprire la porta, un varco
leggero nella tua penombra,
non di eclissare nella notte
segreta il graffio di un lupo
ferito, scacciato dal recinto
del tuo cuore non posso rapire
ciò che bramo perché la tua
fibra è già
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 | Un filo alla volta,
a passo leggero,
mi avete scippato il cielo dalle mani.
Sulla mia resa si è appoggiato il vostro peso:
un furto lento,
silente ed assoluto,
della mia libertà.
Ora c’è chi misura il mio fiato,
chi decide la forma del mio
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| Malio luce caduca d’istanti
Ammantando tele di sogni impetrosi
Colori stazionano gli intenti
E scacco gli incipit dischiusi
Anelo d’arte d’inutile incogito
Desisto d’un attimo eterno di bianco
Schizzi d’urla scolorano di fiato
La carta ristride dal
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| In penombra son rapito,
quando mal bussa inviperito
e mi pone in castigo,
ché da tal cattivi pensieri son sfinito
La mente mi va in subbuglio
e rabbia romba in ingarbuglio
ché parmi ogni cosa contro
e con me medesimo mi scontro
Allor fuggo
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| Resto in ascolto alla sera
nel leggere in quella melodia
che piano m’assale dal suo scranno,
è musica ad accompagnare parole
in quella sinfonia della pazienza
dove ogni cosa, a ragione
diventa concerto
d’idee e pensieri di speranza
seppure ci
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| L’Eterno non abita l’errore del mio passo
ma il trono di chi si fa re della verità.
Ho visto angeli finti tessere nebbia
per imprigionare il respiro
vestire la paura di canti sacri
e fare del cielo una prigione.
Ma la mia luce è una sposa
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| Lievita lentamente il tempo
cuoce nello spazio d’un forno
sta nel mistero d’un vampo
l’inizio del gradito giorno
passato ombra di storia
presente dono per memoria
futuro incerta speranza
vita al passo di danza
la cresta croccante di
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Pe’ certi cose e pure grazie a te
‘A vita è cchiù cianciosa piccerè...
Sorgente ca arrefonne e porta l’acqua
quaterna ca te regne ‘a capa stracqua
urchesta ca nun sona maje patacche...
Ajere chesta stanza era ricamo
luntano ‘a chistu munno stritto e
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Abbassare la soglia della porta,
farsi piccoli come il solco nel fango,
perché l’altro non trovi una scorta
ma un prato che accoglie il suo fango.
C’era un muro di vetro e disgusto,
una scorza che chiudeva il respiro;
ma il bacio
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 | Ci vestiamo di parole altisonanti,
come cappotti pesanti a mezza estate,
per nascondere il tremore dei giganti,
per cucire le bandiere calpestate.
È una colpa antica dire: «Ti desidero»,
senza la maschera sacra dell’amore,
come se la carne fosse
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| La notte si apre
solo per ghermirmi
e voglio sparire
nel buio che nasconde
ogni dolore del giorno
ogni goccia di nostalgia
che cade nella terra
per scavare parole
sussurrate dal cielo.
La tenebra si muove
verso il mio cuore
e ferma i suoi
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Nello spazio di luglio il cosmo cammina
nel respiro profondo che nutre la vita,
la Via Lattea risplende vigorosa e divina
coi suoi vividi astri nella volta infinita.
Il cielo di stelle ammantato non è raro,
Vega nella Lira e Deneb nel Cigno fanno
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Di bruma il lago si riveste,
sopito da nubi maldestre,
cheta acqua s’infrange
su sponde riflesse
Su d’un pino solitario
odo cantar un augello,
impavido risuona il suo canto
ad echeggiar il dì novello
Ancora s’abbruma l’avito
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Nel silenzio rivivo le note della sera
quasi fosse musica mai sbiadita
in cui rimane l’eco della vita
se pur lontana è già la mia primavera.
E si leva e m’accompagna
a visitare i volti che ho incontrato,
fotogrammi e scene del passato
impresse
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Languide carezze al cuore!
Ad illanguidir il cuor distese d’acqua limpida,
chiaror vitale a divenir ebbrezza solare,
volanti sogni e real visioni ad indugiar
tra pensier e azione.
Ad immensità di cielo anima ad estender ali,
farfalle a mimetizzar
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Asfaltata
sui margini storti
siderale parvenza
che deforma il pensiero
nell’apatia
del tuo sguardo.
Trasudando
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ogni volta, alla sera
mi addormento da solo
e nella mano una matita,
non so come mai capita lì
nella mia mano, so solo
che a ogni risveglio
cambia colore
ecco che nelle notti grigi
così piene di dolore
io mi addormento
con in mano una
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Ho visto paure gigantesche
diventare polvere.
E allora qualcosa è cambiato.
Non il mondo.
Lo sguardo.
Ora riconosco il valore calmo delle cose.
Una parola mantenuta,
un volto che sceglie di restare,
il respiro di una mattina senza
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Scherni discesi d’ilarità sottese
Menti diatoniche del nulla genitrici
Colori disarmonia d’offese
Compendio lor di luci meretrici
Disumano sostegno d’intelletta nebbia
Arrogo di vestale salsata di morte
Umana inutilità di chi ne abbia
Noi d’estremo
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Ho per dimora
i campi infiniti del Campidano
l’orizzonte immenso
che trema sotto il sole cocente
dove le strade di terra
si perdono nel grano
e le colline in lontananza
sono solo un profilo leggero.
Bevo la luce accecante
che brucia le stoppie
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Eppur
è sempre lì
Bianco il suo vestito
veli a sfiorar attingono
l’anima smarrita
Il vento
con eterna maestria
le porge le ali
le insegna a volare
Sovrasta
su per i cieli...
Qualcuno alza gli occhi con bramosia
altri la ignorano
non anelano
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S’apre la soglia di un’antica aurora,
dove il silenzio si trasforma in oro
e la parola, che il cuore dimora,
svela nel canto il suo segreto coro.
Dieci le chiavi e dieci i passaggi,
varchi scolpiti tra il tempo e la mente,
come riflessi di
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