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Le 8054 poesie in esclusiva dell'argomento "Sociale"
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Non più passeggiar tra luci
riflesse in occhi sereni
o danzar tra folle felici
nelle bettole o nelle balere,
è tempo di cupa paura
e d’ali socchiuse al vento,
desolati viali d’alberi nudi
e lumini accesi nella notte.
Ogni lucignolo
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Dal carcere delle mie prigioni
sovrappongo voci,
rumori ossidati...
zone d'ombra immacolate.
Nei miei ricordi...
solo nebbia,
bruma sottile che intorpidisce i sensi.
Con le mani plasmo il mio mondo...
anime cristallizzate,
farfalle che
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Walaa tu non avevi mai pianto
quando scendevano le ombre
e la mia mano ti accarezzava
con le ultime parole della sera
Ti parlavo del grande mago
che trasformava draghi in alberi
e di quel buffo, strano pifferaio
che raccontava le bugie ai
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Son fili d’erba gracili e sottili,
orfani
ricurvi al rovente sole,
arido deserto rimbombo di tuono,
brucia identità al periglioso cammin.
Scivolan passi
nella sabbia ardente,
graffia corpi lama del dolore,
orfani
di terre perdute,
ora
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Nei giorni che non rendono giustizia
piccoli volti
imprigionati dalla paura
sotto un cielo di polvere e pianto.
Come foglie strappate dal vento
che vorticano nella bruna terra orfane del ramo, bimbi smarriti,
tra le voragini, in un pianto dirotto,
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 | Perché
rimane cosi difficile
aprire gli occhi
e guardare la vita
o camminare
nella stessa direzione
e bere insieme
dalla stessa fonte.
Siamo tutti figli del mondo
e allora perché
ci guardiamo con occhi diversi
come nemici
e non
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 | Seminascosti dentro i portici
due anziani e un cane
dormono coperti di stracci e cartoni.
Dimenticati come oggetti inutili
da Dio e dagli uomini,
stanno raggomitolati e intontiti
dal frastuono della città.
Forse sognano un pasto caldo
e un
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 | Una solitudine desertica
e qualche croce di legno
ha legato il tuo esistere
a sgomento e paura
trepidare angosciato
il distacco da ciò
che hai amato
nell'incerta tua sorte
Hai viaggiato per mare
nei colori del sole
e il resto del
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| Ho lasciato la terra del sole
e l'acqua ha il sapore del cielo,
il sorriso è quello dell'universo
ho domato il mio spirito
adattandolo alla sua anima,
con lei mi sono sentito
un bocciolo che si apre
ad ogni sua stagione
lei,
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Con braccia di nebbia e plutonio
tu li levasti come l'ombra:
la casa inghiottita dal buio,
fu fame che spoglia e s'avventa...
Nel calmo rollio delle
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Non ha nome la mia Terra,
inghiottita dall'eco di gole urlanti,
quando la memoria scalpella le vene
e non riporta al sole, più, un filo di sangue.
Ho dimenticato i fiumi, i cieli
la polvere sparsa sulle ferite in piena
ho sfilato al cuore
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Abbandonato
come un sacco vuoto
bagnato e consumato
dal mio mare
hai il volto rigirato
alla tua luna
nera e beffarda
più di una lacuna.
E come un ladro
magro nel bottino
tu cadi cento volte
e cento ancora
vagabondando
dove il sole
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Respiro di nostalgico dolore
arranca nell’etere
a catturare domestico calore
Piangono le stelle aggrappate alla notte
inneggiando preghiera in un tempo distante
che fidando la vita a destino crudele
inflitto ha la morte ad anime
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nel vederti da lontano
si apre il grande vuoto
e paure nei pensieri, squarciano il cammino
che più mai ha preso il volo
intorno a dei cortili o lungo strade vuote
ripasso le giornate vissute ad aspettare
impossibili momenti attraversando
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Orfano di che cosa?
Del vuoto ornamentale
che brilla sul giornale?
Del tardo compromesso
che vomiti nel cesso?
Orfano poi di chi?
Di un padre già segnato
dal tempo cancellato?
Della tua croce a rate
per mani già
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 | Sono fango le parole,
aggrappate al sole
restano orfane
nelle terre perdute
di giorni interi, mute
pensieri persi
al canto delle emozioni
spezzano sentieri, e illusioni.
Come il tempo cambia di umore
e copre l'autunno un freddo inverno,
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 | T’ho vista ripassare e poi fuggire
sulla tua vecchia trama in divenire
dietro il sipario rotto e ormai strappato
che non prevede incenso profumato.
T’ho vista palpitare sopra il mare
cadere in fondo al pozzo e reclamare
per questa parte tragica
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| Nel viver nostro oggi quotidiano
a noi vicino senza guardar lontano
orfani siam non dei mondi possibili
Il migliore né dell’Eden né pur d’Utopia
come dalla poetica dolce Età dell’oro
filosofar o favoleggiar non è
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Dov'è la mia amata terra?
Il mio sguardo più non la distingue.
La mia terra: deserto, polvere e cenere
dinanzi alla mia impietrita vista.
Era la mia terra un giardino in fiore.
Ora è devastazione.
E la mia piccola dimora
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Noi siamo la morte
siamo i ventagli assopiti
della sorte,
la vendetta o la speranza,
gli inganni.
Là sulla cresta spumosa
dove il vento
rastrema le grida
si frangono bagliori
millenari
corpi sfibrati
nell'allevare speranze
dal grembo
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Sogni che portano lontano
come viaggi di vacanze esose,
portano i lamenti di orfani di terre perdute
nelle guerre di stermino
nessuno si salva dalla povertà,
tutto è perduto
tutto è trovato
come di provvidenza salvato.
Nessun
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Cavalli scossi per sempre
da un destino gigante
che cammina sui piccoli sguardi
interrotti dall'odio di faretti spenti
Edera che
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 | Stretto nei miei lividi
l’ombra tremante sulla polvere
gli occhi colmi di grida
e di uccelli neri in volo.
Solo il pianto coprirà
il rumore degli spari
mentre il fumo scrive
la sua storia di guerra.
Brucia il cielo
e i miei sogni con
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Un lento respiro s’accompagna
lacrimanti occhi, umidi di paure, osservano
l’incredulità del vuoto, l’universo stanco
e l’aria che fievole giace, ristagna.
Ballano nei silenzi le invocate parole,
nei solchi a porre, imbevute di speranza
con
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Non si può.
Non è cosa facile
È come voler aggrovigliare
due fili spinati
e
tenerli separati.
Non si può
Non è cosi che si fa
Mani sapienti
dopo il putiferio
dovranno
con maestria dar vita ai
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Meno che zero
sulla bilancia della tua esistenza
nel piatto colmo dell’indifferenza
tra il dare e avere
di una vita a rate
e le incertezze
stese e riversate.
Meno che zero
sopra la punta di una freccia lesa
nel pugno di una mano vilipesa
tra
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Ti sento in questo cielo sordo e muto
gridare la tua grande delusione
col tono di chi porta una ragione
sperando inutilmente nel mio aiuto.
Ti vedo lacrimare a terra ignudo
pestato dalla storia e la visione
si attacca puntualmente al
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 | In questo mondo alberi sconnessi
spezzati ancora prima di fiorire
segnati dalla sorte a imputridire
con rami già recisi e compromessi.
In questo mare anime vaganti
lasciate dagli eventi a trasmigrare
distese sopra il fondo come bare
con
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 | Un tempo ormai defunto
eravamo figli.
Figli della stessa Terra e dello stesso Cielo.
Un tempo ormai mutato
eravamo padroni della nostra Terra
e devoti al nostro Cielo.
Quel migrar di Pace e Amore
si ribellava in quell'azzurro di Speranze
e
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| Per l'amico che il nome santo della graticola porta,
cadde da poco una foglia sul selciato della vita.
Solo ti ergi ad affrontare le pene umane, senza più
il primo appoggio mortale.
Né il padre assente, né la madre assidua
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E cado come foglia,
sotto le macerie di questo cielo
che non riesce nemmeno a piangere.
Il cuore corre fino alla gola,
- ma non devo dare lacrime -.
E il mare mi avvolge,
unico come padre,
senza pregiudizio, senza riguardo,
verso terre che
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8054 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 2101 al n° 2130.
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