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Sull’altare
dell’immaginazione
si adagia la saviezza...
E nell’incredulità
dei presenti
in
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E mia madre, il pomeriggio avanti,
metteva in una vasca petali di fiori, tanti.
E la sera accendevano i fuochi
che davano inizio ai ridenti giochi.
Era un andirivieni sulla piazza di allegria
e aveva ogni porta pieno il suo boccale
ed ogni fuoco
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Un’orma nella spiaggia
un viso che copre l’orizzonte
negli occhi una sorgente di parole
sulle labbra il profumo del cielo
dentro le mani colorato dai pensieri
è rimasto imprigionato il vento
petali di immagini
figli di giorni fragili
da conservare
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Trasluce l’aria attorno a noi
e tutto si trasforma
in volontà e mistero.
Nel riverbero d’un esile
barlume che dalla porta
entra a trasfigure il buio
c’è l’essenza di te,
e il tutto si trasduce
in mite esistenza al desio di noi...
È
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A volte
significa non sempre.
Non a comando, non ad ogni ora del giorno
ma nei tagli di luce della sera
quando il rumore del mondo si abbassa
e restiamo soli con i nostri pensieri.
Ci cura
ma cura anche un caffè caldo al mattino
la pioggia che
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quante favole di adulti per bene che ci difendono dai clandestini,
è incredibile quanti bambini sono terroristi nel mondo
feroci agenti dell’ICE che cacciano le famiglie entrate senza permesso
dolce Liam mano nella mano con il padre strappato con
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Una giornata vuota come tante
in fila a dare vita ai sentimenti
col cuore che ti chiede cosa senti
su questa disperata landa scura
e il vento ancora assente non ti cura.
Una giornata vuota come altre
e non succede nulla alla mia estate
nulla su
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Il cuore è un vetro steso sulla sabbia,
calpestato dai passi del destino,
che non conosce tregua nella rabbia
del suo cammino instabile e bambino.
È un fiume in piena che non trova il mare,
argine rotto da un’antica piena;
un brivido che
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Nell’oscurità
travolgente dell’anima
si desta
la metamorfosi del
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Scavò
il sentire mio silente
nelle pieghe dell’anima mia,
ne estrasse le sensazioni potenti
e le irradiò coi raggi del sole brillante.
Tutto
indagò e scosse
e tutto ravvivò, il mio sentire,
portando il sereno dove lo spirito doleva.
Nei
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Se tempesta sovvien a più riprese,
che par sconforto portare a tutte l’ore,
allor in prece ci si raccoglie,
ché del medicinal rimedio non si sa,
che percuote animo e corpo
e del dotto insegno non s’è convinti
E’l rimedio non si conosce,
ché il
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Riccardo piccolo uomo cacciato dall’autobus
tutti i passeggeri lo lasciano solo nella notte
Anima solitaria che cammina nel freddo inverno
Ti hanno lasciato solo nel menefreghismo nel mondo
noi non riusciamo più a riconoscere i bambini
vergognatevi
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Il cosmo pulsa di giganti di fuoco
abbraccia galassie sperdute nel buio
e stende il suo velo dove il tempo è un gioco
fino ai confini più remoti del mondo.
Eppure quel vuoto che mette spavento
costellato di astri e di nubi lucenti
si flette e si
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L’aggio ‘ncuntrata pe’ caso a meza sera
sott’ ‘o balcone ‘e na jurnata allera...
M’ha visto m’ha guardato e m’ha feruto
e doppo stantemente è scumparuta.
Ero guaglione ‘mpicciuso e peccerillo
e n’ ‘a penzaie manco nu tantillo...
Mo’ so’
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In un giardino d’ombre e di velluto,
s’agita il cuore come un falco in gabbia,
che cerca il cielo nel tempo perduto
e morde il ferro con antica rabbia.
È una foresta dove il ghiaccio scotta,
nostalgia che geme tra le foglie;
una
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Davanti a ogni specchio ho
consumato gli occhi, laddove
il vetro si fa fiamma e riflette
il mistero sepolto della tua
bellezza.
Tu hai avvolto l’inganno di
questo mondo ambiguo,
questo fango che i giusti
chiamano peccato infame,
mentre io vi
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Nastri si stendono per monti e piani,
ponti di asfalto e terra battuta.
Gesti fraterni, saluti curiosi
uomini strani, e così lontani!
Grazia per popoli quando cannoni
giacciono erosi da ruggine rossa.
Filo che lega gli incontri amorosi.
Nasce
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Senza nome
sono un’ombra
senza nome
un vento stanco
che accarezza
la sera svanita
in una melodia
di buio e paura.
Senza nome
sono una luna
senza nome
e la luce del cielo
è una maledizione
un alone
di nostalgia velenosa
che
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Velati gemiti di anime perdute
si confondono nell’Ade in lenti passi
che sembrano non toccare il suolo
e come ombre fioche si cibano
delle altrui emozioni, dissetando col sangue
le loro aride gole di esanimi anime.
Or che la via degli inferi ho
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 | La vita contiene piccole essenze
da respirare con gradimento
lo stesso che sempre sottende
uno stato di mutamento.
Le piccole gocce diventano onde
e un alito poi diventa vento
senza mai sfidare l’eterno.
Ogni fiocco di neve
non supera
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| Nell’ora in cui l’orizzonte si fa di pietra
e l’ansia consuma l’ultimo filo di cera
l’atteso non arriva.
Resta immobile la soglia
muta la strada
vuoto il palmo che stringeva la promessa.
Trema il cuore nel deserto del già visto
mentre il calcolo
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| Intenso miracolo d’umiltà,
scintilla d’un tramonto bruciato di cenere,
verso d’un immenso d’elogio stretto di angelo,
chiusa di una storia liquida di bellezza,
l’incenso guarda i piccoli fiori che vivono nelle nuvole lontane,
vita di una poesia
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Lontano da chi
lontano da dove
sfiorando indefinito un punto di partenza
lontano da chi
lontano da dove
immagini allo specchio
specchio di un’ immagine che non riflette
intorno e dintorno
lontano da chi
lontano da dove
unica sponda il
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Nel petto batte un mare senza sponde,
un’onda antica che non trova posa,
mentre il pensiero tra le pieghe asconde
una speranza fragile e preziosa.
È dolce il male della nostalgia,
come un tramonto che riscalda il viso;
una ferita
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Trilli e garriti briosi
voli, gorgheggi e stridi,
vibrare giocondo di corse e svolazzi,
elevarsi in volo e planare dai nidi
e leggiadre virate
sui cangianti prati festosi
nell’aria graziosa d’Aprile.
Lieto vento giocoso e sottile
tra i
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 | Chiedo perdono a chi amo.
Per le parole lanciate come pietre,
quando avrei dovuto chiudere il dolore
e lasciarlo morire nel silenzio.
Per la rabbia che ha preso la mia voce
e l’ha trasformata in qualcosa
che non avrei mai voluto
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Perdimi
se non mi hai mai trovato
perdimi nel cuore
o scioglimi
in un vento di fiume
troppo leggero
per ritrovare il mare
o la terra
che scivola verso la sera.
Trovami
solo per vedermi svanire
per sempre
in un mare di dolore
che non
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Vaghi castelli incantati
senza re né regine né fate,
son i discorsi di chi al vero è negato
e infondatezza e presunzione respira.
Come sterili piante dal cavo fusto
e riarso fogliame son le loro convinzioni,
carenti di linfa di sacro
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Spendo la mia stessa ombra, non tengo oro
frantumo il guscio di argilla che mi cinge
perché la mia scintilla si faccia soffio
e risvegli le stanze buie dell’anima...
Non chiudo il tempo in un pugno di sabbia
lo lascio scorrere come linfa
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Ti ho visto riprendere vita
in una vecchia foto
come un’ombra del passato,
ti ho visto lì
e i lontani ricordi sono riaffiorati
così come gli antichi dolori
eri lì, e mi sorridevi
ho respirato piano, quel tanto
da riassaporare quei profumi
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Un granello di sabbia
un dolce incontro
il mio piccolo canto
un gran sostegno
capace di creare un nuovo regno
col vento dentro il petto e tra le mani
con note addizionate
te compresa
venuta bene armata in mia difesa.
Un granello di
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tu psichiatra,
ascolti i miei silenzi,
io prigioniero dei pensieri distorsivi,
bevo caffè con goccio di promazina,
apro i miei occhi stanchi di dolore,
soffia la danza con coraggio di fumo,
ho provocato il mio punto esclamativo
calma con silenzio
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Quasi albeggia,
nel ristoro della notte
ho dissipato le mie forze.
Mi abbandono ancora al silenzio,
alla parvenza di una luce che si trascina lenta,
come pulviscolo di una flebile fiamma,
leggera nell’incanto delle ore.
La vedo danzare attorno
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Il suo sorriso suscita pensieri
di vedute campestri: piante e fiori,
e delle tante sue virtù celate.
Il viso pare un tocco di malizia:
intimità nascosta che ci lega
sembra chiedere amore, tenerezza.
Lo sai però; il tempo è già passato.
Vivo
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 | Ebbi con lui "confiance"
Ora commentano se fosse vera gloria
Tengo per me cosa ci dicemmo
Ma gli fui amico
E lo rivedo ancora
ch’è sempre li’ a riflettere,
anche quando svagato,
financo sulle cose più banali.
Sbottava a tratti infatti
e ne traeva
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S’accende il coro delle antiche sfere,
mentre la notte svela il suo tesoro;
cadono stanche le umane preghiere
dentro un oceano di polvere d’oro.
Sospesi in varchi di silenzi e gelo,
i grandi fari di remoti soli
tracciano rotte sul velluto e il
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Se la fine
è già qui, alle porte
respiro veleno
e sento le ombre
sciogliere i segreti
della sera
in un piccolo cielo
senza più stelle.
Se la fine
è un battito cieco
il cuore arranca
in un fiato di memoria
negata alle albe
e la luce
è
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Ferma immobile a testa bassa per evitare emozioni,
torno indietro col pensiero. seguo inesorabile
il tragitto della vita, che si districa in acerbi sapori, in
affannosi sospiri che il destino ci propina.
Mi aggrappo a mani nude su lisce pareti
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 | Ventuno: un’altra estate ancora
di amori persi, senza una dimora.
Oggi spalanca la sua porta al sole
che maestoso e veloce sarà nel cammino
dall’ultimo orizzonte al più vicino
poi non scalderà più le aiuole.
Viene l’estate e le mille sue
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| Conoscerti:
subito è stata chiara la lealtà
così la trasparenza, il piglio buono
per ogni ottenimento.
La mission a volte
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Quando l’ardente sole
gradevolmente perverrà
all’apice del monte,
di armonia brillerà
l’azzurro del cielo.
La quiete m’invaderà
nel profondo,
e in me dissiperà
afflizioni e rancori
in un istante.
L’animo mio berrà
l’energia dell’astro
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Resta con me e s accende lo spizzico della luna
la bellezza illumina la notte del mondo
fragile vita povero caso giocato a dadi
imprigionato nel gelo e nella sua anima Fedor piange l’incarnazione di Gesù, avanti alla verità
fini davanti al plotone
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Il vento scuote il velo dell’inverno
e il sole ricama l’erba di smeraldo,
mentre il ruscello, fuggito dall’eterno
gelo, sussurra un canto mite e caldo.
L’aria diviene un calice di seta
dove ogni gemma esplode in un sospiro;
la terra par che sogni
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Non per morire siamo nati al mondo
ma per dar vita a un rinnovato inizio.
Nel cerchio aperto, vigile e profondo
l’agire spezza ogni oscuro edonismo.
Siamo plurali, volti nella luce
parola e gesto nello spazio vivo.
Ma l’ombra del potere si
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Sulla terrazza
assapori brezza serale
...è solo un modo per dimenticare
Arranchi in tendenzioso torto
qualcosa è andato storto
In questa
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 | Così arrivò l’ultimo bacio.
Non con il fragore delle tempeste,
non tra urla o promesse,
ma con silenzio stanco e lacrime
di chi ha combattuto troppo a lungo
una guerra che nessuno poteva vincere.
Tredici mesi.
Tredici mesi di amore e
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 | Ne ho tenute cinque.
Non per ricordo.
Per abitudine delle mani.
Le tiro fuori dal cassetto
come si tira fuori
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Le mie dita sottili
graffiano le ombre
finché il buio
non è solo un relitto
di quella che era
la mia anima sporca
di tutti i desideri
mai confessati alla sera.
Le mie labbra socchiuse
baciano il vento
e a volte si screpolano
solo per
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Ozioso prendo da un cassetto,
legate da un rosso nastro
dal tempo oggi reso scolorito,
delle vecchie cartoline: ricordi
del passato, saluti e auguri
da luoghi sia esotici che vicini,
firme note come illeggibili oggi
sconosciute, e visi luoghi
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In beltade vorria sfavillar,
ma mal destino m’è contro
e di bellezza goder non posso
Ahi lasso! Che maltolto
ch’ogni dì m’opprime
e mal d’essere esprime!
E di ciò pur m’incolpo,
ché grevi vie percorro
e mi getto in sconforto
Se da lassù
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Destati anima mia
dal rischiar incauta fallacia
come chi affida i suoi progetti
al vento,
più che vegliar sulle sensazioni
e modular il corso delle emozioni.
Integrità e imperizia
rendono lo spirito inconsapevole
delle imprevedibili cadute
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Eccitazione a fette oppure a schiera
del mio bisogno netto di bandiera
che sventola nel cuore e si acquartiera
nel vano della mente in basso accesa
felice di pretendere l’impresa.
Eccitazione a sbafo oppure a grammi
con te che vai a spasso coi
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Dopo una lunga agonia
il nostro (eterno) amore
si è infranto come una stella cadente
contro il muro delle nostre divergenze.
I suoi frammenti ormai
sono sparsi nel vento
come i fogli di un diario
mai completamente letto.
Anche se l’ultima
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Rendimi radice di lentisco
tenace come pietra di granito
ferma nel corpo, nella mente chiara.
Insegna al mio sangue
sferzato dal maestrale sulle coste
l’arte sapiente del resistere.
Voglio l’orgoglio antico di questa terra
la forza muta che non si
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Soffia la danza nel tremito delle stelle,
si sono scolorati i fiori dell’inverno,
apre la porta dell’immensa goccia della luna,
vibra il quadro della solitudine fusa dalla canzone del madrigale,
Estinta la notte rotta dalle lacrime del
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Tranquilla sera, viale nel silenzio,
alberi neri vanno a sfiorar nubi
celate in basso da incerti chiarori.
Le foglie scure dormono, e raggi
di luci filtrano da stanze intorno.
Pallida luna si leva, lampioni
viola, nell’aria gemme scintillanti,
come
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Nel grigio fumo della stanca valle,
dove il carbone ammanta ogni sentiero,
piegano i vinti le ricurve spalle
sotto il dominio d’un padrone austero.
L’ingranaggio vorace mai non tace,
macina vite tra le ferree ruote;
mentre il potente dorme nella
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Crollino pure i ponti del domani
si vesta il cielo di tempesta o d’oro
stringo il presente tra le mie due mani
l’unico vero e immenso mio tesoro.
Il tempo ride e scorre nel suo viaggio
ma non raddrizza ciò che è già fiorito.
Ho bevuto il sole, ho
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Sarai una luce
che non si spegne
neanche di sera
sarai il ricordo
dei mattini segreti
che le stelle
non vogliono mai
illuminare
con il loro cielo.
Sarai un’ombra
distratta dal vento
una nuvola nera
all’orizzonte
di un
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Un viso gentil m’apparve,
di mattutino era il suo sorriso,
all’improvviso disparve,
come foglia al vento
Il bel riso un altro baciò,
ch’era per ognun portatrice
d’un lieto risveglio
all’appressar da sveglia
Ancor mi tornò in sogno,
d’aureola
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338654 poesie trovate. In questa pagina dal n° 326 al n° 385.
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