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Le 8054 poesie in esclusiva dell'argomento "Sociale"
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Polla di fuoco è l’orizzonte, l’aria
come pece che cola dal crinale
i monti ammanta un’ombra lunga e insidia
un universo poco funzionale.
Un universo oscuro - parallelo -
fatto di sassi e di spigoli e scale
dove non sempre il sole scioglie il
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La prima cosa sono state le mani
gonfie enormi e rosse
Al di là della ringhiera
sull’unica panchina
disposto con garbo
un fazzoletto come tovaglia
il piatto una bottiglia e il pasto
lasciato a metà
La testa
affondata nel gomito
Le
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| hy ju |
06/01/2019 22:34| 950 |
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Ora me ne sto in silenzio
e fisso il mio diploma al muro
mentre mi bevo un po’ d’assenzio
e do le spalle al mio futuro...
chiudo gli occhi e prendo fiato
ed assaporo un altro sorso,
poi ripenso al mio passato
alla strada che ho
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Far proprio l’altrui bene,
nell’interesse reciproco.
Amare senza riserve,
non disdegnando il diverso.
La luce è indivisibile,
ma di colori riflessi
porta il suo bagliore,
ciascuno lo vede con gli occhi dell’amore.
Incarniamo il volto
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Una flebile luce, una vuota stanza
una vecchia poltrona attende
il suo essere arranco stanco
con pareti spoglie d’ogni sostanza.
All’ombra d’un sospiro... l’attimo,
il rimembro di gai giorni andati
la solitudine è là... lì vicino
un tramonto col
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Mi risvegliai nella suggestiva scena modellata da una perturbante bellezza: un minuscolo lago modulato di bracci e baiette comunicanti con ponticelli di pietra spandeva di ninfee rosa e bianca coperta e rosse ondate di pesci sciamavano tra il profondo e
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Non si rispecchia l’incanto del cielo
in questo cuore che ha perduto il sogno
oggi è Natale in questo mondo indegno.
Il destino è crudele, senti il gelo.
Nelle notti al buio, lacrime amare
in queste ore di fiele avvelenato
v’è l’impronta d’un
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Ora maledico anche l’aria
e non mi importa se voi avete
le luci accese e la tavola pronta
per i parenti in visita
Ora fulminerei il Cielo
e quel falso Dio che pregate
nato da una vergine
ma assente da migliaia di anni
Perché qui nella
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 | Nascosto nel tacito urlo
un sorriso regalò al suo aguzzino
già lui sapeva tutto quel che doveva essere
soffocato dalle onde malsane
di un paesino di mare e tempeste
nell’ inafferrabile cammino
di speranza cercata
naufragò la sua
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| cadere dai cieli del sogno
fino allo stato di coscienza
-che ha occhi per riconoscere
il frutto proibito
avanzare su filo teso
acrobati tra nuovi barbari
votati all’arrivismo
in un battesimo di deliri
cala il sole ingoiando i sogni
la
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 | Come piccole lucciole
riscaldate da un falò
aspettano che qualcuno
le degni di uno sguardo
Vestiti succinti, calze a rete
non badano al freddo
che le avvolge dentro e fuori
nei loro cuori indifferenti.
Niente le scuote dal dolore
che più non
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| Parlare d’amore
quando il cuore
parla solo al suo io.
Rinchiudersi nel proprio guscio
vedere solo nemici all’uscio,
non è da par mio.
Quel parlare con tracotanza
gonfiare il petto con baldanza
denota tanta ignoranza.
La storia ai giovani va
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Gocce di sangue cadono su questa
terra sofferente e arida.
Piove ancora...
ma la polvere dell’odio
non si china mai...
Con Dio voglio parlare.
Ti chiedo,
perché non c’è l’antidoto per
il virus che corrode il rispetto
della vita...
Tu
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Da falsità sovente circondati,
dobbiamo stare attenti a non esporre
tutti i nostri pensieri: camuffati
i discorsi saranno, ché proporre
in modo netto quei significati
veri di cui la mente sa disporre
esiti può produrre inopinati,
in cui malignità
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Senza esitare,
chiedi perdono.
Per un fiore strappato,
appena sbucato dalla neve,
nel debole stelo tranciato.
Chiedi perdono
per le lacrime nascoste
dentro fazzoletti bianchi,
ripiegati nelle tasche,
per le parole incastrate
tra la lingua e i
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Marcia qua, marcia là,
ma in realtà, cosa si fa,
l’apparire è brutto vizio
alle opere non da inizio.
Si può stare davanti a tutti
dar esempio e senza frutti,
camminare per chissà dove
per diritti e scarpe nuove.
Insieme uniti, l’unirsi in
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Lettor, fin qui mi segui, ma presto, ritorna
a riveder le fike: la morta che risorge
dai veleni, le misere pike dispettarono
perdono con macabra veste da cerimonia oscena
O più e più i globi ritorci, risforma il grugno
e la voce, laido il
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Quando io vidi questi fatti Eternia sinistramente scintillante sembrava e di luce accecante: acciaiosi uccellacci con le teste lucide e ribrezzanti markavano l’aria a morto in formazione romboica a tratti silurando l’aride rocce con le penne oscene Ora lo
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Il primo sigillo fu di zolfo e d’azoto ciascuno in due parti col quarto suono impappolato a sbafature tecnolosse di bolle sterminose di sapone in inibizione completa e astratta a riflettere il quarto colore della luce fantasmata nell’arco fuso e colato
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Nati lontano dalle stelle
pur cullati d’amore forse malato.
O forse più forte di ogni dura sorte
e degli inciampi del tempo.
Dai giochi delusi ed esclusi
per menti e carne distanti
e lontani da ordini e uniformi.
Aiuto!
E nessuno in
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A lato della strada
un angolo nascosto
e poi ne paghi il costo
con gli anni deputati
e resettare
il suono del violino
sul pentagramma avaro
delle note
che possono dar fuoco
alla tua legna
e alle asinate ottuse
del destino
ma il tempo ancora
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Asfalto e il male
qualcosa da sniffare
a confondere il reale
in un sogno da sognare
Piove sul disincanto
sull’innocenza sfregiata
d’un’ infanzia consumata
senza liberare il pianto
E sotto il vostro mondo
cercare quel tepore
che fa pulsare il
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Ovunque soldati
duri e severi
alteri e spietati
tengon poteri
uccidono ogni giorno
anche senz’armi
e si credon nel giusto
usando la penna
cammina e taci
uomo arruolato
dentro la tua divisa
ti lasciano in pace
ma tu disertore
sei l’unico
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Nel silenzio ripara il mio pensiero
se incontra un muro di ostilità
Gelido ed oscuro... non passa
luce lì né filo d’erba cresce
tra le crepe e le insenature
Non traspare da me lacrima né gioia
Ha steso un velo l’anima sugli occhi
ché il cielo è
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Quando il tramonto muore
e cala lenta la notte
si spengono i muri della città
e si riempiono lente le strade
che amo e conosco da tempi lontani.
S’ animano i marciapiedi di volti conosciuti,
tante piccole maschere inconfondibili
nei loro movimenti,
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Ultimo banco
dietro la colonna
visto e non visto
quinta elementare
una maestra intenta ad annullare
con la destrezza di una principiante
quella mia faccia di bambino assente
e normal... mente non capivo niente.
Davanti a tutti
terza scuola
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Io ti canto emarginato
dalla vita licenziato
volto franco della messa
con la notte da papessa.
Io ti canto dolce amico
come te dall’ombelico
mia gioconda confusione
sei comunque una ragione.
E se il mio canto può spezzare il velo
lo faccio
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Respiro d’inascoltato grido di dolore
arranca nell’etere
a catturar conforto che alleggerisca
l’ansia del sentirsi solo.
Ma nella fredda notte della vita
sogni di stelle d’intrepida speranza,
accompagnati da una luna radiosa
illuminata da
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Nuoto nella tua lacrima
amico della mia indifferenza,
senso di colpa
del farisaico salire
per santuari.
Avrei potuto
contaminarmi
con i tuoi dèmoni quotidiani,
ma puzzavi di vino
non indossavi
un completodi versace.
Troppo distanti,
i nostri
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Nell’isola dell’uomo
professionalità e sapere
l’io porta pensare
prospetti e progetti.
Niente l’esaspera
solo l’ingenuità nel credere
che altri siano simili
ma nulla coincide
nell’isola umana .
Se oltrepassi la via
tanti ostacoli
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 | Esclusa emarginata rifiutata
come una mela marcia nel cortile
di questa vita decantata e vile
dal tempo e dal dolore temperata.
Esclusa rifiutata emarginata
lungo il cammino come un utensile
di questa porca società civile
dove la faccia è cotta e
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8054 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 871 al n° 900.
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