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Ieri pubblicate 23 poesie e scritti 35 commenti.
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♦ Pierfrancesco Roberti | |
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Giugno 2026 |
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Elena Poldan
Le 546 poesie di Elena Poldan
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"declamando l'infinito
mi sono perso dentro labirinti di prurito"
sbuffa il trenino
credendosi un delfino
lui vuole il tuono
quello che spacca il cielo
nello stupro della parola
senza meraviglia
o battito di ciglia
mentre dritto
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e poi arrivi tu
che come olio sulla tempesta
ti spandi in carezze
sulle mie gote d'acqua
mentre spiri forza e tenerezza
sui miei umori frastagliati
ed è tepore
sul mio stelo che si raddrizza
e poi s'adagia alla tua corazza
che mi
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è quando cielo e mare s'incontrano
nell'amplesso della notte
che avverto i miei pensieri
solcare il vento
e trascinare orde di matti
nella mia anima perplessa
arretra l'alba di fronte
agli argini piegati
di questi fiumi di sogni
arsi
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è un fremito d'ali
un bisbiglio di notte
un'alba tersa
vento che sibila fra le fronde
d'un pensiero solitario
è il mare che batte forte
contro scogli d'orgoglio
trascorre le ciglia
e poi le bagna
questa nenia che sussurra
e
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per quanto mi ostini a sedere
sull'orlo di baratri senza confine
cercando scheletri di fame
e scorpioni dietro angoli d'ordinario
alla fine avverto sempre un calore familiare
che stende le pieghe
del mio animo sottile
fragile sfoglia che
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a volte vorrei cancellare le nuvole
strappare le ali al vento
squarciare il Tempo
scrostare le onde del mare
e urlare al sole il mio dolore
senza voce
strangolando memorie di male
che mi logorano il cuore
e mordere il nerbo
di questo padrone
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come sempre mi è caduto il sole
fra le braccia mi è scoppiato
per poi cercarlo fra i rimorsi
che addentano le mie notti
graffio il tempo
e mi sanguinano i pensieri
mentre attacco i giorni
uno dopo l'altro
ma non disseto la mia
leggi

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sprazzi di cielo fra le vene
e grumi di giorni senza domani
mani
vuote perle da sparpagliare
senza oggi
senza sogni
ed io che mi aggrappo ai vuoti
per non annegare
fra queste ore sorde e vagiti di male
mentre scorro il tempo
in una giostra di
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precipiteranno le stelle
in tempeste senza ritorno
e funi d'acciaio tenderanno nervi
senza controllo
che stanchi sbiadiranno
alle soglie d'albe di cristallo
spazzerò via toppe arrugginite
scarpe rotte
muffa e tarli
cresciuti in notti
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scompaiono nel vuoto code d'aquiloni
è un soffio di brace
giace l'ultimo barlume di giudizio
su un asfalto bagnato
scorticano mani
pagine rugose
mentre nel computo dei domani
sibilano fantasmi incappucciati
sordi ciechi
ricordi
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smarrisco i passi
in questo deserto senza sole
nel delirio d'un ricordo
attendo un'alba
fra sospiri di cemento
annaspo sull'orlo
d'un precipizio che conosco
senza mattoni questa strada
senza stelle questo cielo
senza sole questi
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la mia felicità è colorata di miele
con sfumature di sole
è sfiorata dal vento
e ondeggia su nuvole amaranto
la mia felicità è un soffio lieve
di prugne e lampone
e fusa di mici
fra piume e aurore
la mia
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era primavera
quando tepore di terra
avvolgeva le mie radici in avviluppi d'amore
mentre lingue di sole
penetravano anfratti
inumidendoli di vita
era maggio
e tuffavo i miei giorni in pollini e ardore
scorticando sorrisi e singulti
sulla mia
leggi

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oltrepassando il mare
svanendo in cristalli senza nome
intravedo un'alba
che sospira
compare e scompare
mentre sfido chilometri di sale
svanendo in cunicoli senza fine
che mi ricoprono di sangue senza vene
sono un cuore troppo piccolo
per
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vendevo musica ai sordi
e abbecedari ai muti
rincorrevo libellule di giorno
e lanterne di notte
dormivo su alberi di pane
celando fiamme d'amore
disegnavo sorrisi
a scheletri di paglia
afferrando il coraggio
fra lampi di smarrimento
mi
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a volte il giorno diventa giallo
-aria ferma al tramonto
sabbia sospesa di ritorno
tomba d'argilla che traballa-
mentre scappa la vita dalla finestra
e danzano mostri sulla tua spalla
senza contegno che li trattenga
e tu sola
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Leggi la biografia di questo autore!
Invia un messaggio privato a Elena Poldan.
Indirizzo personale di Elena Poldan: elenapoldan.clubscrivere.it
dentro il mare
sopra le rocce
al di là dei limiti
senza lanterne
vorrei spiare il sole
guardarvi dentro
scoprirne il ventre
avvolgermi di calore
ma aspirando i vuoti
fra galassie lontane e fredde distanze
avverto il gelo
e del vento i
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attese
d'ombre immobili
quando la notte
biascica pensieri
implosione di lampi
in cieli compressi
è quando l'anima barcolla
che disegna colori di paglia
e magma d'argento
zolle senza meta
sismi senza crolli
tempeste di folli
ma
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li sentivo armeggiare sul mio corpo
- inerme residuo che svuota il senso-
in un campo senza spazio
mentre m'inoltravo fra sentieri di buio
fu al risveglio che scorsi un gigante
chiamava il mio nome senza contatto
ed io
-disturbata anima
che
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ho afferrato il vento
mentre scorreva sulle mie notti bianche
catturando i barbagli
d'un sole a intervalli
insperati vicoli
senza direzione
di Tutto un senso
disperso fra spire d'amore
inspiegabile forma che sbatte controsenso
in infinite
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Lei scioglie un lembo
e inventa nuovi colori
appare e scompare
poi acciuffa le briciole
portate dal vento
e compone i sogni
e sinfonie senza senso
parla alle nuvole
si appende agli aquiloni
e poi siede ai margini
dove il sole depone il
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ho bussato alle porte del Silenzio
e come ladra
ho spiato i miei sogni:
erano lerci e stanchi
alla ricerca d'una forma
-vani orfani senza traccia-
e mentre allestisco giacigli di paglia
su notti di vento e tempeste di ghiaccio
mi spoglio dei
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ho stretto un patto col vento
fatto di nodi e di pianti
e neve al sole
che svanisce d'incanto
ho stretto i miei sogni
dentro un pugno
e li ho dispersi lontano
insieme ai miei sbagli
-intonaci bianchi
su nuvole di passaggio-
e oggi
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mai come adesso
addento il dolore con aculei di ghiaccio
e graffio il vento
sanguinante bagaglio senza viaggio
del sole solo l'ombra
delle nuvole il mistero
mai come adesso
afferro gli ululati della notte
e li frantumo in schegge di
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ci sono aquiloni senza colori
e strade senza sentieri
ci sono mani
che stringono il vento
e respirano morbi d'ammaraggi
e soli spenti
avidi di vita
che aspirano il miracolo d'un sorriso
e ali
che immense e nere
coprono d'ombra anime
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e mi cerco
nel riflesso di uno specchio
fra le trame d'un pensiero
fra i petali della mia pelle di seta
fra le mie labbra rosa
e mi ascolto fra parole senza ruolo
mentre ingoio lacrime di sale
in un vortice di urla senza voce
dentro un
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con Lui sfioro i sogni
alcuni li prendo e mi sollevano in volo
e poi bacio il sole
lo ingoio come fosse una nuvola di miele
e poi mi appendo alle ali di piccoli uccelli
e sfiorando le onde
catturo i colori degli arcobaleni
trattenendone i riflessi
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sulle sponde d'un giorno senza orizzonti
dentro una nuvola bianca
mi osservo languire
mentre odo occhi di ghiaccio
sulle mie membra disciolte
è così che consumo i miei giorni
nel frenetico trascorrere degli anni
sfinita alla
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forse erano stelle
o conchiglie
autostrade riflesse
in abbecedari muti
giorni andati
forse era inverno
o il sole del meriggio
o navi senza frontiere
o ghiaia al plenilunio
o forse ero io
che sola alla finestra
ascoltavo i grilli
fra
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non lo sanno gli aquiloni
che vergano il cielo di strie mondane
lo ignorano le cicogne
sui loro nidi urbani
non lo vedono gli astri
intenti a far luce
su mode pagane
ma un alito malsano
talvolta mi pervade
comprime e dilania
sbuffa e
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546 poesie trovate. In questa pagina dal n° 211 al n° 240.
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